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I MAYA: una civiltà e una profezia sorprendenti e inquietanti

Il popolo maya sviluppò una raffinata civiltà nel centro America, precisamente nella penisola dello Yucatan protesa nel golfo del Messico di fronte all’isola di Cuba. Città quali Palenque, Uxmal, Copan e Chichen Itzà furono centri avanzati nell’ arte, nella scienza e nella cultura in genere. Quando i conquistadores spagnoli giunsero in Messico, nel sedicesimo secolo, le città maya erano già in rovina, immerse nell’ oblìo della foresta tropicale e ormai niente più che leggenda. La civiltà maya si è estinta misteriosamente, per cause che rimangono tutt’ ora ignote, come misteriosamente è stata creata e misteriosamente ha raggiunto livelli davvero alti. Il suo progresso più sorprendente lo si riscontra soprattutto nella matematica avanzata e nell’astronomia, praticate da una casta di sacerdoti-scienziati dal potere e dal prestigio enormi; eppure anche la sua forma di scrittura ha un qualcosa di eccezionale: essa si basa sul sistema ideografico, al pari di quella egizia, però con dei caratteri strani, enigmatici e ancora per metà indecifrabili chiamati glifos al plurale, glifo al singolare. Ma c’è di più: sappiamo con certezza che il complesso di conoscenze, come già detto sopra, in matematica e in astronomia faceva dei sacerdoti-scienziati maya degli esseri superiori in grado di parlare con gli dèi e dei profondi conoscitori delle leggi dei cicli che regolano l’ Universo. Una caratteristica particolare li distingueva dai sacerdoti o sapienti di altre civiltà scomparse, cioè essi sembra quasi fossero come ” ossessionati ” dal tempo, dalla sua idea o dal suo concetto (questo sta forse alla base delle odierne implicazioni delle loro profezie e rivelazioni). Infatti, nei loro calcoli di natura astronomica e cronologica si spinsero veramente lontano! Risalirono a ritroso nel tempo in un passato così remoto che la mente umana ancora oggi stenta ad afferrarlo! Nella loro ardita ed enigmatica concezione del tempo, i secoli si condensarono in milllenni e i millenni in decine di milioni di anni, per cui il computo del tempo era un problema di altissima matematica superiore! Sulla famosa stele di Quiriguà si leggono conteggi perfetti relativi alle posizioni astronomiche giornaliere e mensili di un periodo di quattrocento milioni di anni! Oggi che questi dati sono stati confermati da scienziati dotati di strumenti potentissimi, possiamo affermare che i sacerdoti maya avevano capito che il tempo non aveva mai avuto inizio o che, se lo aveva avuto, ciò era avvenuto nell’ istante iniziale dell’ Universo secondo le teorie atomiche più moderne della fisica quantistica. A questo riguardo, c’è da aggiungere che essi si servivano di un termine: XUL, il quale può forse essere interpretato come una specie di concezione mistico-religiosa, sicuramente come un concetto profondo e per molti aspetti inesplicabile in quanto implica la fine del sistema solare, della nostra galassia e dell’ intero Universo, dunque, anche e primariamente, del tempo quale dimensione legata all’ umano percepire e comprendere.

 

Il 21 dicembre 2012 è la data del calendario gregoriano nella quale, secondo una profezia maya, in particolare, contentenuta nel Codice di Dresda ( così chiamato perchè si trova nel museo di Dresda, in Germania ), si dovrebbe verificare un evento non ben precisato e di entità planetaria, capace di apportare un cambiamento totale di tutto ciò che esiste o la fine del mondo come viene descritta nel libro biblico dell’ Apocalisse. Sempre secondo la concezione del tempo dei maya, tale evento si rapporta alla fine di un Katun, cioè uno dei cicli del loro calendario. Il sistema di misurazione del tempo maya utilizzava un computo ternario. Vi era un periodo rituale religioso della durata di 260 giorni detto Zolkin, suddiviso in periodi temporali di 13 giorni e utilizzato a scopo divinatorio e un periodo solare reale di 365 giorni, detto Haab, corrispondente al calendario attuale e suddiviso in 18 periodi di venti giorni ciascuno. Vi era, a parte, il cosìddetto Lungo Computo, che suddivideva il tempo in cicli della durata di 144.000 giorni. Ogni ciclo era detto Katun. Per tale computo, il 20 dicembre 2012 avrà fine il 13° Katun e il giorno successivo, venerdì 21 dicembre 2012, inizierà il 14° Katun. Il POPOL VUH ( il grande poema escatologico maya ) riporta che il Lungo Computo attuale è il quarto in ordine di tempo, poichè gli dèi hanno distrutto i tre precedenti ritenendoli non conformi alle loro aspirazioni. La terza creazione del mondo fu distrutta al termine del 13° Katun, data molto significativa che si ripeterà il 21 dicembre 2012!

 

La produzione letteraria maya, al pari della matematica e dell’ astronomia, dell’ architettura e dei sistemi ingiegneristici di costruzione è molto avanzata e piuttosto vasta. Ne riportiamo, di seguito, le testimonianze complete.

Il POPOL VUH, grande poema escatologico che racconta, attraverso il Mito, la creazione della terra, degli uomini e del fuoco.

I LIBRI DI CHILAM BALAM, raccolte di testi che contengono varie profezie.

I TESTI DI QUINTANA ROO, composti da inni sacri dedicati agli dèi.

I TESTI TZOTZILES, raccolta di preghiere varie per ogni evento o circostanza ( per curare lo spirito o il corpo, di ringraziamento per il successo nella caccia o l’ abbondanza del raccolto ecc. ecc. ).

IL LIBRO DEI CANTI DI DZITBALCHE’, che contiene canti di ogni argomento ( preghiere, inni, componimenti poetici, profezie e ritornelli di accompagnamento della danza ).

Da quest’ ultimo libro, è tratto il frammento poetico-profetico del Canto III, dal titolo I GIORNI NERI. Un componimento poetico dal tono forte, inquietante come una rivelazione finale, con versi dal valore drammatico e letterario indiscutibile. Le colpe degli uomini e le loro lacrime sembrano intercalarsi come una sequela fra il male, operato dai malvagi, e il pianto dei buoni che lo subiscono. La poeticità dei versi sta nell’ azione, efficace e risoluta, del dio Hunabku, che pone ogni cosa in un grande vaso impastato con le lacrime dei giusti e il fango resistente delle termiti, fino a che esso non sarà del tutto colmo e allora forse avverrà un rinnovamento cosmico, una nuova creazione del mondo, come lasciano presagire o immaginare i puntini sospensivi alla fine dell’ ultimo verso del canto.

Francesca  Rita  Rombolà

frammento tratto dai CANTI DI DZITBALCHE’

Canto III

I GIORNI NERI

( … ) A tutti gli uomini

si misurano le colpe

in questi giorni;

poichè verrà

il tempo nel quale

in questi giorni sarà la fine

del mondo. Per questo

si porta il canto

di tutte le colpe degli uomini

qui sulla Terra.

Li mette Hunabku

in un grande vaso

fatto con il fango delle termiti

e le lacrime di coloro

che piangono le malvagità

che ricevono

qui sulla Terra.

Quando si colmi

il gran vaso…

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