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Sensuale e scaltra o generosa e altruista? – CARMEN di PROSPER MèRIMèE e GEORGES BIZET

” ( … ) Era una bellezza strana e selvaggia, un volto che dapprima lasciava attoniti, ma che non si poteva dimenticare. I suoi occhi soprattutto avevano un’espressione allo stesso tempo voluttuosa e feroce che non ho mai più trovato in alcun sguardo umano. Occhio da zingaro, occhio da lupo, è un detto spagnolo che denota un buon spirito di osservazione. Se non avete il tempo di guardare al Jardin des Plantes per studiare lo sguardo di un lupo, osservate il vostro gatto quando punta un passerotto. ”

Prosper Meèrimèe

Con questa osservazione acuta, profonda e insieme esauriente l’ io narrante della novella CARMEN e, se vogliamo, lo stesso Prosper Mèrimèe, lo scrittore francese che ne è l’ autore e che si presenta qui nei panni di un archeologo francese alla ricerca dell’ ubicazione di Munda in suolo spagnolo, il luogo cioè, in epoca romana, dove Giulio Cesare combatte contro gli ultimi difensori della Repubblica, descrive, nelle linee generali, l’ immagine della gitana o zingara CARMEN nel suo primo e unico incontro che ebbe con lei nella città di Cordova. CARMEN ha una bellezza strana e selvaggia, un volto che ha lasciato lo studioso straniero attonito, il quale non lo avrebbe più dimenticato e, in modo più misterioso e radicale, ha lo sguardo di un lupo o di un gatto: animali selvatici e indomiti, fieri e liberi, fortemente gelosi della propria vita indipendente; anche se tuttavia il gatto accetta di vivere con l’ uomo e limita il proprio spirito ai momenti in cui è un predatore istintivo e orgoglioso. Ma chi è CARMEN in realtà? Si può in qualche modo rispondere o tentare di rispondere a questa domanda? Forse è difficile farlo. Forse sì, si può tentare di rispondere, e forse la risposta non sarà mai esauriente o soddisfacente, comunque sia, rispondendo o tentare di farlo, può sempre far capire poco o molto l’ eccezionalità e la complessità di questo personaggio straordinario che domina la scena artistica e culturale da oltre un secolo e mezzo. Ecco una zingara, una zingara della Spagna, una gitana perchè in Spagna, da sempre, gli zingari sono chiamati gitani, una gitana che ha nome CARMEN, un nome che già dal suono stesso evoca una certa risonanza antica e una marcata esoticità. CARMEN è bella e accattivante, è indomita e legata all’ uomo che ama e spesso non ama, è libera e fiera di esserlo di fronte all’ uomo che forse la ama e comunque la desidera ed ella non ama o non ama mai più di un giorno o di una notte. Non è la sola protagonista della novella, vi è anche un protagonista maschile, è ovvio, che risponde al nome di don Josè, di origine basca e soldato al servizio dello Stato spagnolo, il quale finirà per uccidere CARMEN con una pugnalata al petto perchè vinto dalla gelosia e incapace di persuadere CARMEN ad amare solo lui e lui soltanto. I sentimenti di CARMEN verso gli altri sono imperscrutabili e ostili, quasi come un’ abile arma di difesa contro il mondo, la sua crudeltà, il suo male gratuito, eppure sono tuttavia anche improntati all’ apertura, al disinteresse materiale o pecuniario, all’ ospitalità, alla franchezza, alla solidarietà silenziosa e nascosta, reciproca e totale fra donne, zingare e non, e uomini che condividono o dividono la sua lotta quotidiana di un quotidiano agire e perire, nascere e morire, soffrire e gioire dentro una vasta e più oscura prospettiva della Storia universale del genere umano. La novella CARMEN di Prosper Mèrimèe costituisce uno degli esempi maggiori di quello che si può chiamare il tragico ottocentesco. Entrambi i protagonisti, CARMEN e don Josè, sono colpevoli e innocenti allo stesso tempo. E’ il Destino, contemporaneamente evocato soprattutto da CARMEN e alla fine accusato da don Josè, ad aver disposto di loro. Vi è nella vicenda un certo primitivismo dovuto all’ ambientazione esotica, e ciò, forse, le da una strana forma tragica, poichè, affinchè ci sia tragedia in epoca borghese ( e forse anche in epoca moderna e post-moderna ) occorre trasportarsi fuori dalle sue produzioni, lontano dal peso delle sue leggi e convenzioni, come pure dal condizionamento dei suoi spazi: salotti, Borsa, alta finanza, alcove ecc. ecc. I suoi personaggi, capaci di una vita più lunga e gloriosa delle straordinarie opere che li hanno creati ( di Prosper Mèrimèe e di Gerorges Bizet  ), sono riusciti a diventare un modello di ispirazione per l’ immaginazione letteraria, in grado di resistere ad ogni tentazione di corruzione e di manipolazione create dalla moda del momento.

 

Georges Bizet

Georges Bizet ( 1838 – 1875 ), francese, è stato compositore e pianista. Negli anni che vanno dal 1873 al 1875, egli lavora all’ opera CARMEN, considerata da molti critici musicali il suo capolavoro. Un’ opera di un’ armonia e di un brio sublimi, con danze esuberanti ed elementi folkloristici molto vistosi. Bizet trasse il soggetto dell’ opera dalla celebre novella di Prosper Mèrimèe, ambientato nella Spagna dei gitani, dei toreri, delle passioni turbolente e dei paesaggi selvaggi e incontaminati. Se all’ inizio CARMEN ebbe scarso successo e di critica e di pubblico, in seguito diventerà quasi una ” colonna portante ” del genere musicale lirico. La sera del 3 giugno del 1875, va in scena, all’ Opera – Comique di Parigi, la trentatreesima replica della CARMEN. Durante la notte Georges Bizet muore per cause che, in fondo, rimarranno sempre misteriose. La sua morte, proprio quella notte e in circostanze non chiare, contribuirà a creare la leggenda e la fortuna della CARMEN e del suo compositore Georges Bizet. Fra i molti e importanti estimatori, la CARMEN avrà Friedrich Nietzsche, Petr Ilic Cajkowskij, Giacomo Puccini, Johannes Brahms e Sigmund Freud.

Anche nel campo del cinema, CARMEN ha avuto numerose versioni e trasposizioni di registi famosi e con attori, e soprattutto attrici, che ne hanno impersonato stupendamente i protagonisti. Una delle ultime versioni cinemagrafiche della CARMEN si avvale, nel ruolo della protagonista femminile, della giovane e bellissima attrice spagnola  Paz Vega, che si cala nei panni di CARMEN in modo superbo, splendido e coinvolgente.

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Francesca  Rita  Rombolà

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