“(…) Nell’interno di Newgrange si trova una camera a volta, alla quale si accede attraverso un corridoio che nel solstizio d’inverno guarda verso il sorgere del sole. Davanti all’imboccatura della galleria è posata un’enorme pietra, lavorata a intagli con motivi di spirali intrecciate, serie di linee dentellate a V e di rombi. Oggi si conviene che l’allineamento della galleria avesse lo scopo di permettere ai raggi del sole, all’alba del solstizio d’inverno, di illuminare l’interno fino al fondo della camera. Questa configurazione dell’edificio dev’essere voluta perché al di sopra dell’entrata è stata praticata un’apertura con il preciso scopo di permettere l’ingresso della luce per un periodo molto breve e ben delimitato(…). Il tumulo erboso rimase indisturbato per oltre 4000 anni. Secondo la leggenda, era la casa di Oengus, figlio del Dagda (il dio buono), e divenne noto con il nome di Bru Oengus (la Dimora di Oengus), mentre la zona nel suo complesso era denominata Bru na Boinne, ossia le dimore del Boyne. Secondo il folklore celtico, il Dagda e suo figlio Oengus erano tra i membri più importanti dei Tuatha de Danann, che misero i tumuli sotto la protezione delle fate.

Brano tratto dal libro LA CIVILTA’ SCOMPARSA DI URIEL di Christopher Nnight e Robert Lomas

Newgrange (foto newgrange.com)

Stonehenge per il solstizio d’estate (21 giugno) e Newgrange per il solstizio d’inverno (21 dicembre). Il primo si trova nell’Inghilterra del sud, il secondo nella valle del Boyne a nord di Dublino, in Irlanda. Il primo è giunto fino a noi gravemente danneggiato, il secondo completamente intatto, anzi pare che in migliaia di anni non sia penetrata all’interno nemmeno una goccia d’acqua! Stonehenge e Newgrange sono forse le strutture megalitiche più importanti e più conosciute del mondo. Monumenti misteriosi, grandiosi e dall’ingegneria perfetta, destano, come sempre, ammirazione, pongono interrogativi e stimolano studiosi di ogni sorta nella ricerca scientifica della loro stessa esistenza. Christopher Knight e Robert Lomas, entrambi inglesi, nel libro LA CIVILTA’ PERDUTA DI URIEL hanno tentato di saperne di più sulla struttura megalitica di Newgrange. La struttura di Newgrange si presenta a forma di tumulo ovale alto 15 metri, con un diametro di più di 90 metri. La base del tumulo è circondata da 97 lastre, molte delle quali decorate, e intorno ad esse vi era un grande circolo di menhir (pietre verticali). Il tumulo contiene un lungo dolmen a corridoio che immette in una camera con pianta a transetto e con copertura ad aggetto effettuata con lastroni, ciascuno dei quali pesa più di una tonnellata. In ogni ambiente vi erano grandi bacini di pietra. La cosa sorprendente è che Newgrange è orientato in modo tale da permettere che i raggi del sole nascente penetrino nella camera ad ogni solstizio d’inverno (21 dicembre), attraverso un’apertura del corridoio. Il primo raggio di sole, all’alba del solstizio d’inverno, colpisce l’apertura sopra l’ingresso del tumulo di Newgrange e, immediatamente, attraversa il corridoio ed entra nella camera con copertura a lastroni illuminandola all’istante! L’effetto ottico è molto potente in quanto appare repentino, improvviso, istantaneo. Un passare dal buio alla luce, dalle tenebre della notte più lunga dell’anno al giorno in cui, dopo aver compiuto il suo ciclo orbitale di massimo allontanamento dal sole, il pianeta terra riprende lentamente ad avvicinarsi, determinando, così, l’allungarsi del giorno, che raggiungerà la sua massima durata il primo giorno del solstizio d’estate, cioè il 21 giugno. Nell’ attimo in cui penetra nel corridoio all’interno del tumulo, la luce sembra quasi “correre” e quando giunge nella camera sembra quasi “esplodere”, creando un effetto magico-soprannaturale di straordinaria potenza e bellezza. (Ho visitato il complesso megalitico di Newgrange nel giugno del 2002. E’ in perfette condizioni, e mi ha quasi come “catapultata” al di fuori del tempo). Come tutti gli altri monumenti megalitici del pianeta, Newgrange è stato costruito con uno scopo ben preciso che gli studiosi non sono ancora riusciti ad individuare e a comprendere. Di sicuro, il suo scopo era rituale e religioso con forti valenze di culto. Nel folklore e nei miti irlandesi, un posto preminente occupa il popolo dei Tuatha de Danann, stirpe di maghi, di fate, di folletti e di guerrieri che abitava l’Irlanda primitiva e che, dopo le invasioni dei celti e di altre popolazioni, si è “ritirata” nei tumuli, soprattutto in quello di Newgrange, e vive, da allora, al loro interno lontano dal mondo consueto degli uomini. I Tuatha de Danann hanno inventato la musica, la poesia, la danza. Hanno composto poemi e cantato canzoni; creato danze e ballate, lasciando nella tradizione irlandese quel fascino e quell’incanto quasi divini posseduti dai loro canti, dalla loro musica e dalla loro poesia.

Il gruppo musicale dei CLANNAD, originario del Donegal, la regione nel nord-ovest dell’Irlanda che si affaccia sull’oceano Atlantico dove è tutt’ora viva e intatta la lingua e la cultura celtiche, fra le molte canzoni ne ha dedicata una alla struttura megalitica di Newgrange, dandole come titolo proprio NEWGRANGE. La musica dei CLANNAD è straordinaria. Essi cantano sia in gaelico che in inglese. La loro arte musicale è coinvolgente, suggestiva, quasi magica… poiché sa creare quell’atmosfera incantata che aleggia nelle leggende e nei miti, intorno ai tumuli (soprattutto quello di Newgrange) e ai loro abitatori: i Tuatha de Danann.

Francesca  Rita  Rombolà

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