Quasi un ‘invocazione che nasce dal dolore più grande, ma tuttavia aggrappata alla speranza più tenace. SE SOLO FOSSI QUI: il titolo di una poesia dai versi molto accorati; ma più che un titolo, forse il desiderio profondo di rivedere e di riavere la persona cara che non è più tra i vivi. Cosa può fare la Poesia contro la sofferenza che nasce dalla consapevolezza dell’ assenza e del vuoto? Ha sempre fatto tanto per chi al Canto affida i propri sentimenti più profondi, le emozioni più contrastanti e più intense, le sensazioni più diverse. E’ sempre stata quasi un balsamo che cura le ferite del cuore e lava il sangue dell’ anima. Posso dire, per esperienza personale, che la perdita (improvvisa o meno) di un genitore (il padre o la madre) è come un colpo di frusta sulla pelle nuda, le cui cicatrici non si cancelleranno mai completamente. Eppure queste cicatrici spronano a voler continuare ad accettare la vita e ad amarla come il dono più prezioso che Dio ci ha fatto. Ad Annalisa Fusca possiamo dire che la Poesia attraversa il Tempo e lo Spazio e custodisce la memoria dei giorni felici come di quelli tristi, e augurarle…
Di tutti i libri di Primo Levi sull’ esperienza vissuta nei lager nazisti, SE QUESTO E’ UN UOMO è forse il libro più conosciuto e più letto. Cosa si può dire ancora che non è stato detto sul Giorno della Memoria, cioè il 27 gennaio, per continuare a ricordare e per non riuscire a dimenticare? Gli orrori dei lager nazisti sono noti a tutti, anche se molti si ostinano ancora a negarne l’esistenza. Il 27 gennaio del 1945, l ‘Armata Rossa sovietica libera i prigionieri del più tristamente famoso dei lager: Auschwitz. Primo Levi era lì; sopravvissuto agli orrori più indicibili, alla sofferenza più atroce, alle abiezioni più incredibili. SE QUESTO E’ UN UOMO racconta, riferisce, testimonia; e il suo messaggio più importante sembra essere: non perdere mai la propria dignità nemmeno nelle condizioni più estreme di vita! Oggi quasi tutti i sopravvissuti ai lager nazisti sono morti, quasi più nessuno può raccontare in modo diretto ciò che ha patito e vissuto in quei campi. Il mondo non deve dimenticare. Il mondo non dovrà dimenticare. Anche se nel mondo le guerre, le deportazioni, i genocidi non sono finiti e chissà se mai finiranno. Se la memoria degli orrori che l’…
La poetica del francese Stèphane Mallarmè è stata definita spesso, a torto o a ragione, una selva di simboli dentro la quale ci si può smarrire o si può tranquillamente camminare sui suoi sentieri ombrosi. Non sembra sfuggire a tale definizione questo componimento poetico dal titolo BRINDISI. Un brindisi alla vita, ma molto più all’ebrezza suscitata dall’avventura e da una libertà che appare infinita. La spuma prodotta dalla bevanda nella coppa diventa la spuma delle onde di un mare dove la nave dell’amicizia si inoltra senza timore fendendo folgori, inverni e passati dolori. Attimo nel tempo o fuori dal tempo e dallo spazio, quando, la coppa è sollevata, le parole si susseguono, l’atmosfera festosa è al culmine; l’istante in cui una nave, in un mare infinito e sconosciuto, veleggia soltanto, andando lontano, sempre più lontano. Cosa ha stimolato un brindisi così carico di sogno e di evasione? Forse la solitudine, forse il frangente del momento, forse una piccola stella in un cielo di tenebre o qualunque cosa, immaginata o da immaginare, in grado di volgere per sempre la vela della vita verso isole abitate da sirene o verso flutti in tempesta dai quali non si farà più ritorno. Simboli e…
Furore, rabbia e canto del cuore e dell’anima che vibra. Il caos e l’armonia ricomposta. Il calore delle notti andaluse, la campagna vasta e invitante olezzante di profumi, di suoni e di essenze mediterranee. IL GRIDO, poesia tratta dal famoso POEMA DEL CANTE JONDO di Federico Garcia Lorca, è voce, respiro, canto, dolore, passione, festa dei sensi e sentimento che si esprime con forza prorompente. L’onomatopea intercalante nei versi si fa visione di un mondo notturno che trascina, coinvolge e sconvolge. Una poesia legata alla terra, alla sua potenza e al suo fascino. Colpisce la sua immediatezza, la sua lettura che risuona a lungo e non si ferma soltanto nella mente o sulla superficie dell’anima. Un grido nella notte? Può essere di gioia o di dolore a seconda del tempo della vita. Il grido rompe, lacera, da o toglie, immerge o sommerge nei mondi. Crea e distrugge. Dispensa la morte o la vita. Un grido che il vento trasporta lontano,fra ulivi e grotte all’interno delle quali la gente accende le lucerne per rischiarare il buio della notte… Verso e parola vibrano come agitati dal vento che passa fra campi e alberi, sogni e amarezze, e aprono le porte su una…
Si può essere affascinati all’improvviso da un deserto di roccia o di sassi che la cui visione si ha davanti e ne abbraccia l’intero sguardo fino all’orizzonte lontano? E si può immaginare che forse in un punto di quell’orizzonte lontano può nascondersi un pericolo imminente o addirittura un grande mistero che supera ogni paura o congettura umana? Il protagonista del romanzo di Dino Buzzati, IL DESERTO DEI TARTARI, sembra rispondere in modo perfetto a queste due domande. Il giovane ufficiale Giovanni Drogo rimane subito affascinato dal deserto che si apre alla sua vista, e col passare del tempo, immagina prima e finisce per credere poi, che da quella distesa piatta e senza vita possa giungere un pericolo grave e infine che dopotutto si celi in realtà un grande mistero. Le notti e i giorni non hanno più senso per lui se non in funzione di quello sguardo, ammirato e insieme intimorito, con il quale spazia nell’uniformità dei colori e e delle forme. Il pericolo imminente di un qualcosa qualcosa di imprecisato è laggiù come pure il mistero più grande e inafferrabile. E intanto passano le notti e i giorni, e la sua ansia si consuma,e la sua vita forse si…
Quando nel corso dell’anno il sole entra nella costellazione dell’Ariete, l’inverno è passato e si è ormai in primavera. Questa poesia di Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura, è quasi un’esplosione improvvisa eppure contenuta della primavera che si annuncia già nei cieli tramite la costellazione dell’Ariete appunto. Nel linguaggio che caratterizza ciascun verso, gli elementi della Natura sembrano materializzarsi dal vuoto invernale come evocazione pura. Forte è il richiamo al mondo classico, dove lauri e divinità pagane fanno da sfondo all’incalzare del tempo e al mutare delle stagioni. Un’immagine idilliaca eppure forte di serenità incontrastata, ma con un soffio misterioso di accadimento ineluttabile che forse permea soprattutto gli ultimi versi della poesia. Il senso della Natura,immortalata nel suo risveglio, si consuma intensamente in ogni parola. Vi traspare anche una malinconia quasi da sottofondo che,insieme ad una gioia accorata, illumina l’anima trasportandola lontano, in luoghi di memorie e di giorni vissuti ora ricomposti dalle voci delle quali la poesia si fa portatrice. Francesca Rita Rombolà ARIETE Nel pigro moto dei cieli la stagione si mostra: al vento nuova, al mandorlo che schiara piani d’ombra aerei nuvoli d’ombra e biade: e ricompone le sepolte voci dei greti,dei fossati, dei giorni di…
Quale Francesca, donna, ragazza o ragazzina, leggendo semplicemente i versi di questa poesia non si sente colpita in profondità dall’emozione e non tenta, seppur vagamente, di immedesimarsi nel personaggio, reale o soltanto immaginato, che si mostra al lettore o alla lettrice quasi come una presenza viva, figura o immagine che giunge, che viene richiamata dal potere di evocazione irresistibile della Poesia? Francesca è viva, è bella, è donna nell’immaginazione infinita del poeta americano Ezra Pound. Il suo fascino sta tutto nell’enorme potere di evocazione che l’ Arte, in questo caso l’afflato poetico, ha ed esercita per noi, tutti noi, esseri umani affranti a volte dal dolore, sopraffatti talvolta dall’angoscia del vivere quotidiano. Ella viene dalla notte, dalla morte o dal mistero? E reca con sé un messaggio di speranza e di intensa dolcezza che si condensa in quei fiori che ha in mano: forse narcisi, i fiori dell’anima; forse viole, i fiori della morte e della vita; forse rose, i fiori del mistero Freme di indignazione il nostro essere, insieme a quello del poeta, quando ne sentiamo pronunciare il nome in luoghi o in posti che non conoscono l’Arte, che non amano l’Arte e in special modo la Poesia. Pulsa…
La morte di un poeta è sempre così diversa dalla morte di ogni altro essere umano? Chi è il poeta? E perchè la società, il mondo hanno avuto sempre bisogno di lui? Il poeta è un medium cioè un mediatore fra il mondo degli uomini e il mondo della Natura. La sua capacità di ascoltare le voci di realtà altre e di dimensioni ultraterrene e di trasfonderle in canto per donarle all’uomo, lo rendono diverso da qualunque altro essere umano. Nella poesia LA MORTE DEL POETA, del grande poeta cecoslovacco Rainer Maria Rilke, la morte del poeta sconvolge i ritmi della Natura, altera le coscienze degli uomini, di tutti quegli uomini che, mentre egli era ancora in vita, non vollero o non seppero capire la sua vita,il suo destino o la sua sorte,unica e in armonia con l’intero Universo a tal punto che nei prati e nelle acque si rispecchiava il suo viso. Il poeta Rilke riesce perfettamente a immettere in questi versi tutta la sublimità e l’incanto di una tale figura, la cui morte non è che in fondo il semplice attraversamento di un varco che conduce ad un’esistenza rinnovata e più completa. Francesca Rita Rombolà LA MORTE DEL …
Versi spezzati, ritmo veloce e soave, assonanze che si rincorrono l’un l’altra. Forse è l’intera produzione poetica della poetessa americana Emily Dickinson ad essere caratterizzata da tutto ciò. Quel che sembra emergere, di particolare, in questa poesia dedicata alla bellezza è il pathos profondo che la pervade in ogni verso. Vi prevale il senso struggente dell’attimo che fugge, dell’attimo che non potrà mai essere colto dalla sensibilità umana, dell’attimo che sosta appena ed è tramutato in bellezza proprio perchè fuggevole e inafferrabile. Si può stringere la bellezza fra le dita e possederla? Impossibile. La si può amare e contemplare e allo stesso tempo conoscerla, esplorarla, tentare di darle una definizione concreta, percepirla appena, respirarla come un profumo aleggiante sulle cose? No, forse mai. E’ volatile come l’etere degli spazi cosmici la bellezza, e nella corsa per carpirla ogni azione umana genera il suo contrario. Riesce soltanto il Canto, la Poesia a trattenerla per meno di un istante forse. E un istante, per mezzo della Poesia, potrebbe trasformarsi in eternità. Francesca Rita Rombolà LA BELLEZZA Non è causata – la bellezza – ma è – inseguila,ed essa cessa – non la insegui,e sta ferma – Afferra pure le ondate…
