Un gioco complicato – ANTONIO TABUCCHI
Antonio Tabucchi / 20 Aprile 2012

I ricordi di un passato, forse neppure troppo lontano, di un Portogallo ancora sotto la dittatura di Salazar, di una Lisbona brulicante di suoni, di voci, di odori; con vie acquose e profonde e piazze con monumenti incrostati dalla salsedine dell’ aria impregnata di oceano. IL GIOCO DEL ROVESCIO dello scrittore Antonio Tabucchi è uno strano racconto. Il passato e il presente si rincorrono come in un gioco di bambini. Si alternano flashes improvvisi e atmosfere surreali: un treno di notte che percorre la campagna spagnola per raggiungere Lisbona, e sul treno il protagonista, forse lo stesso autore in altre vesti, che si reca nella capitale portoghese per rendere omaggio all’ amica morta Maria do Carmo Meneses de Sequeira. La memoria si trasforma in itinerario che svela percorsi impensabili; così Lisbona è la città dei poeti e degli scrittori che ne hanno tracciato la sua mappa e consolidato la sua struttura urbanistica. Il crepuscolo, quando si accendono le prime luci e il fiume Tago brilla di riflessi cangianti, ” trasmette ” al paesaggio la grande malinconia degli occhi di Maria do Carmo. La vita è un gioco del rovescio dove ognuno gioca ad essere quel che non è, dove si…

La lingua sconosciuta degli uccelli e degli angeli-MARGUERITE YOURCENAR
Marguerite Yourcenar / 15 Aprile 2012

Del volume NOVELLE ORIENTALI di Marguerite Yourcenar, la novella NOSTRA SIGNORA DELLE RONDINI è, a mio parere, la più toccante ed emozionante. In un periodo storico in formazione e in una Grecia ancora sconvolta dal passaggio dall’ antica religione pagana politeista alla nuova religione cristiana monoteista, l’austero monaco Terapione, che in gioventù era stato il discepolo più fedele del famoso vescovo Atanasio, decide di ” ripulire “, o forse meglio, scacciare dalla sua terra gli ultimi residui viventi della religione di Pan, ossia della Natura. Egli vive in una capanna ai margini del Cefiso e conduce vita eremitica, predica la fede cristiana alle popolazioni dei villaggi circostanti e queste, in cambio, dividono con lui il cibo e quel poco che possiedono per far fronte ai bisogni più impellenti. Eppure Terapione si accorge che esse continuano, in segreto, a praticare gli antichi culti pagani. I giovani, particolarmente, sono soggiogati dalle divinità dei boschi e dei torrenti, dal dolce e irresistibile richiamo delle Ninfe, creature bellissime che soggiogano e incantano, accolgono e amano. Da quel momento in poi non c’ è più pace per l’ anziano eremita: la guerra alle creature diaboliche viene subito dichiarata. Il suo zelo ardente lo porta ad…

I colori più importanti e più contrastanti – GIOVANNI PASCOLI
Giovanni Pascoli / 12 Aprile 2012

MYRICAE è una fra le più belle raccolte di poesie di Giovanni Pascoli. Essa prende il titolo dal nome latino di un piccolo arbusto sempreverde, le tamerici, che secondo una immagine virgiliana molto simbolica simboleggiano una forma di poesia semplice, di piccole cose e di vita agreste. Il componimento TEMPORALE fa parte appunto di questa raccolta poetica. Un settenario, cioè sette versi che si soffermano in istanti brevissimi, più che sulla descrizione del temporale, sulle sensazioni, supportate dalle immagini, che ogni verso riesce a suscitare e a imprimere nel lettore. Il tuono rumoreggia ancora in lontananza e nei puntini sospensivi che concludono il primo verso della poesia si ravvisa forse la sospensione del tempo e l’ incertezza dell’evento meteorologico, che può essere all’ inizio o in prossimità dell’inizio o anche alla fine o verso gli ultimi bagliori del suo manifestarsi. La linea dell’orizzonte sembra inesistente: il cielo rosseggia verso il mare, mentre è nero verso il monte; purtuttavia non esistono direzioni precise: come caos, sconvolgimento della Natura e quindi del cielo e della terra, il temporale ha cancellato i punti di orientamento così preziosi per gli uomini. Unica traccia sono forse i resti di nuvole bianche, che spaziano leggere nella…

Il delicato passaggio dalla morte alla vita – JOHANN WOLFGANG GOETHE
Johann Wolfgang Goethe / 7 Aprile 2012

Del FAUST di Johann Wolfgang Goethe, uno dei maggiori poeti della letteratura tedesca e mondiale, si è scritto molto e tanto; si può scrivere di tutto e nulla, e sarà ancora così anche fra cento o duecento anni. Non tanto per la camplessità e la vastità dell’ opera, quanto piuttosto per la soggezione e, in un certo senso, anche il timore che essa incute ad ogni critico letterario come a ogni lettore, colto o comune. Forse è inutile ricordare che il FAUST di Goethe è l’ ultima grande epopea umana scritta in versi, dopo l’ Iliade e l’Odissea di Omero, L’ Eneide di Virgilio, La Divina Commedia di Dante, La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso e L’ Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. All’ interno di quest’ opera vi è veramente di tutto e di più. Ogni tipo di sentimento e di passione umani; il dolore e la gioia; la speranza e la disperazione; la tristezza e la letizia; la vita e la morte; il Divino e il suo contrario; il Bene e il Male. Riassume in sè le doti del capolavoro letterario, umano, religioso che si innalza, possente e sicuro, oltre il tempo e lo spazio. Si potrebbero scrivere pagine…

Il breve ansito di esistenza di ciascuno di noi – CORRADO ANTONIO L’ANDOLINA
Corrado Antonio L' Andolina / 3 Aprile 2012

” IL CANTO DEL PETTIROSSO è diverso da tutti gli altri. E’ un segnale per l’ anima, un’armonia che raccoglie i suoni più misteriosi della Natura e li riverbera sul cuore umano con mille vibrazioni arcane. E ognuna di esse racconta qualcosa a ciascuno di noi. Perchè tutti abbiamo qualcosa da ascoltare da noi stessi e quel canto è un medium tra noi e la nostra coscienza, tra noi e la profondità del nostro io. E tutti abbiamo un ricordo che ci riporta ai momenti straordinari della vita: il dolore, il patimento, il sorriso, la sconfitta, la vittoria e ciò che avremmo potuto evitare e non abbiamo evitato e ciò che avremmo potuto realizzare e non abbiamo realizzato. ( … ) ” Virgolettato tratto dalla prefazione de IL CANTO DEL PETTIROSSO – ” Morti bianche ” a Zambrone – Le testimonianze dei familiari, a cura di Corrado Antonio L’ Andolina   Innanzi tutto il titolo: IL CANTO DEL PETTIROSSO. Subito sorge spontaneo un parallelo con il sacrificio volontario del dio cristiano sul patibolo della croce per la redenzione del genere umano. E poi, in secondo luogo, balza su, quasi in modo prepotentemente positivo, la bellissima metafora del pettirosso quale uccellino…

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