Un varco aperto su mondi lontanissimi eppure dentro ciascuno di noi- THE DOORS di ALDOUS HUXLEY e JIM MORRISON
Aldous Huxley , Jim Morrison / 23 Maggio 2012

” ( … ) L’ uomo che ritorna dalla Breccia nel Muro non sarà mai proprio lo stesso dell’ uomo che era andato: sarà più saggio ma meno presuntuoso, più felice, ma meno soddisfatto di sè, più umile nel riconoscere la sua ignoranza, eppure meglio attrezzato per capire il rapporto tra parole e cose, tra ragionamento sistematico e Mistero insondabile che egli cerca, sempre invano, di comprendere. ”   Queste frasi, profonde e dal significato un pò misterioso, sono tratte dal famoso libro di Aldous Huxley LE PORTE DELLA PERCEZIONE. Un libro che ha influenzato generazioni di giovani in tutto il mondo per l’ argomento in un certo senso ” rivoluzionario ” che tratta e per l’ esperienza diretta che l’ autore ha avuto e che poi è stata interamente trasferita nelle sue pagine. Come il titolo stesso del libro suggerisce, in esso si parla di visioni e di percezione ultrasensibile, di mondi altri e di dimensioni al di là di quella spazio – temporale normalmente conosciuta le cui ” porte ” possono, non solo essere aperte, ma addirittura spalancate dai canali percettivi umani. Con le sue esperienze raccontate in questo libro, Aldous Huxley è stato forse uno dei primi…

Una creatura di origine soprannaturale – GABRIEL GARCIA MARQUEZ e MODENA CITY RAMBLERS (REMEDIOS LA BELLA)

Può esistere un villaggio dove accade l’ impossibile e l’ inverosimile? Dove il tempo non trascorre eppure i mesi e i giorni si alternano con ritmi inconsueti? Dove la pioggia cade per mesi e forse per anni e il sole scalda e arroventa le strade, le case, i desideri e le passioni della gente? Forse nell’ immaginazione, che a volte è così grande da confondersi con la realtà.   CENT’ ANNI DI SOLITUDINE è il romanzo – capolavoro dello scrittore colombiano Gabriel Garcìa Marquez per il quale ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1982.  Sì, l’ immaginazione di codesto scrittore è stata così grande, forte, tenace da riuscire a creare e a rendere vero, per mezzo dell’ Arte, un villaggio dove niente è impossibile o inverosimile e dove la pioggia e il sole possono esserci o non esserci per mesi o forse per anni. E’ il villaggio di Macondo, che nasce, cresce e si sviluppa per opera di una famiglia davvero straordinaria e incredibile: i Buendìa. In questa famiglia, a sua volta, accade di tutto e vi è di tutto: allevatori di galli da combattimento e avventurieri giramondo; donne coraggiose e caparbie; attaccabrighe, scialaquoni e vagabondi; un…

Il vero rito ancestrale dell’ Amore-SCHNITZLER e KUBRICK
Arthur Schnitzler , Stanley Kubrick / 10 Maggio 2012

EYES WIDE SHUT è l’ ultimo film del regista inglese Stanley Kubrick. Liberamente tratto dal romanzo, dello scrittore austriaco Arthur Schnitzler,  DOPPIO SOGNO pubblicato negli anni venti del secolo scorso, si avvale di quest’ ultimo della trama e dei personaggi; l’ ambientazione, invece, è stata, diciamo, “trasposta ” nella New York della fine degli anni novanta del secolo scorso, con tutto quello, ovviamente, che ciò comporta e implica, visti i tempi davvero cambiati in tutti i sensi. Tralasciando di elogiare il soggetto e la sceneggiatura, realizzati con indubbio rigore professionale, e soprattutto la scenografia: notevole, intrigante e azzeccata, insieme ai costumi, che in alcune scene stupiscono e affascinano, cercheremo di capire ( impresa non facile) quale è stato l’intento del grande regista inglese nella realizzazione di questo film e ciò che egli ha voluto comunicare agli spettatori. Non perderemo tempo a descrivere la trama del film, nè a dilungarci sulle vicende dei due protagonisti: la celebre ex coppia hollywooddiana formata da Tom Cruise e da Nicole Kidman; cercheremo piuttosto di soffermarci su alcune scene particolari del film che possono costituire una chiave di interpretazione possibile dell’idea basilare del regista. La prima di queste scene è quella in cui Tom Cruise…

Un genere poetico sempre attuale-FABRIZIO DE ANDRE’
Fabrizio De Andrè / 6 Maggio 2012

Il Cantàre, nella metrica italiana, è un genere poetico che all’ origine aveva carattere popolare, spesso anonimo, era scritto in ottava rima ed aveva prevalentemente afflato eroico o eroico – cavalleresco. Si ispirava alle leggende fiorite nella ” Letteratura delle Origini ” nella Francia  settentrionale. Era recitato dai  ” canterini ” o cantastorie che si facevano accompagnare da strumenti musicali a corda. Il periodo maggiore di sviluppo si ebbe tra i secoli XIV e XV. Famosi furono il ” Cantàre di Fiorio e Biancifiore ” di autore anonimo e i ” Cantari della guerra di Pisa ” di Antonio Pucci. Nei secoli successivi, questo genere poetico continuò a mantenersi vivo e ad espandersi sempre di più fino a raggiungere, nel XIX secolo, una fama e una popolarità nuove e molto diffuse. La figura del cantastorie divenne , allora, elemento significativo della società. Non c’era città, piccola o grande, regione o territorio, in ogni parte d’ Italia, che non avesse il  ” suo ” cantastorie di fama che allietasse e intrattenesse il popolo nelle piazze nei giorni di festa o in determinate ricorrenze cicliche o annuali. Fin’ anche nei villaggi più sperduti si poteva ascoltare e ammirare il cantastorie che, il…

Una sola parola per ricordarli tutti -EDGAR LEE MASTERS
Edgar Lee Masters / 1 Maggio 2012

Nell’ aria immobile c’ è quasi come il presagio della sventura imminente, una mattina come tutte le altre; una mattina di lavoro proprio come tutte le altre per un operaio come tutti gli altri, che rimane gravemente ferito dallo scoppio di una cisterna, quindi in un incidente sul lavoro. NON MI DOVEVA NULLA è una poesia amara e dolente, realistica e priva di qualunque retorica o di inutili estetismi letterari. Ne è l’ autore lo scrittore americano Edgar Lee Masters e fa parte della sua opera forse più conosciuta, ossia la famosa ANTOLOGIA DI SPOON RIVER. Sono versi asciutti e consapevoli, scritti in un linguaggio assonantico che a tratti sa di ballata. Per tutto il componimento poetico vi serpeggia una dolorosa ironia, che sfocia nel contrasto finale fra la sentenza del Giudice distrettuale, l’ operaio coinvolto nell’ incidente e il vantaggio economico del proprietario della fabbrica. Il poeta non esalta mai il lavoro in sè, ma da voce e si fa voce lui stesso di colui che, per mezzo del lavoro, costruisce la società, la sostiene e ne è parte integrante. Gli incidenti sul lavoro o, ancora peggio, le morti sul lavoro, le cosìddette ” morti bianche ” sono, nella…

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