“(…)Noi però, i sopravvissuti, abbiamo dei doveri non solo verso i morti, ma anche verso le generazioni future: dobbiamo trasmettere loro le nostre esperienze, sì che ne possano trarre degli insegnamenti. Informarsi significa difendersi.(…) Come far capire a chi conosce la morte soltanto dalla lettura dei giornali che cosa prova un uomo che vede il fumo al di sopra dei crematori e sa che quel greve odore dolciastro è quanto resta di persone che ancora ieri marciavano in una lunga colonna per le strade del lager?(…)Il dilemma fondamentale mi sembra proprio questo: noi abbiamo il dovere di mostrare ai giovani quanto unico e inaudito, quanto inconcepibile, quanto eccezionale sia stato il tempo dell’Olocausto.” Brano tratto dal libro GIUSTIZIA, NON VENDETTA di Simon Wiesenthal Chi è Simon Wiesenthal? Un architetto ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e divenuto, in seguito, alla fine della guerra, il più famoso “cacciatore di nazisti”. Dunque un “sopravvissuto” all’Olocausto che, come afferma nel brano riportato, ha il dovere verso i morti e verso i vivi; verso il passato e verso il futuro di mantenere la memoria, di conservare il ricordo perchè il mondo, l’umanità non dimentichino. Non dimentichino mai. Il 27 gennaio è stata proclamata…
“(…)Ci hanno fatto questo: hanno trasformato i nostri campi in una putrida e fetida poltiglia.(…) Dopo il massacro della nostra gioventù è arrivata la piaga delle piattaforme petrolifere e altra morte per i terreni coltivati e per i santuari dove vivono i pesci e quelle eterne fiamme che trasformano il giorno in notte e avvolgono la terra in finissima fuliggine (…)Tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riacquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale.” Brano tratto dal libro UN MESE E UN GIORNO. STORIA…
“(…) La neve cadeva su ogni punto dell’oscura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva lenta sulla palude di Allen e, più a ovest, sulle onde scure e tumultuose dello Shannon. Cadeva anche sopra ogni punto del solitario cimitero sulla collina dove era sepolto Michael Furey. Si ammucchiava fitta sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sui roveti spogli. La sua anima svanì lentamente nel sonno, mentre ascoltava la neve cadere lieve su tutto l’universo, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e su tutti i morti.” Brano finale de “I Morti”, ultimo racconto di GENTE DI DUBLINO di James Joyce Nella Dublino dei Dubliners, ossia della prima importante raccolta di racconti GENTE DI DUBLINO dello scrittore James Joyce, soprattutto nella descrizione puntuale e precisa, la soglia che separa i vivi dai morti sfuma e si trasforma in ampie zone d’ombra dove avvengono strani incontri e veglie in notti ancor più strane. Ogni personaggio in GENTE DI DUBLINO svolge la sua stagione della vita sotto il segno di una tradizione insulare. Essi sembrano, a tratti, recitare un ruolo sia attivo che passivo, e sono spesso presenze mute che indossano una maschera per…
“In mezzo a fiori di croco – accanto e tra essi – appaiono due figure con le mani sollevate. Esse sono caratterizzate unicamente da questo gesto. Tale gesto è ben noto come atto di adorazione attraverso l’arte orientale antica. Chi viene adorato? Quale apparizione divina? O sono forse le stesse figure che compiono il gesto di esseri divini in atto di apparire? Nel campo di crochi ha luogo un’epifania, che noi non riusciamo a collegare con alcun nome.(…) Il loro gesto risponde non soltanto all’epifania, ma anche al gesto dell’epifania. I gesti che si compiono nell’esperienza visionaria di una epifania sono gesti autentici, non ripetitivi, diversamente da quelli del culto, il quale non possiede il carattere originario della visione.” Brano tratto dal libro “Dioniso” di Karl Kerény Karl Kerény (1897-1973), ungherese, fra i maggiori studiosi di tutti i tempi di religioni del mondo antico, delinea, in questo brano, con pochi tratti di penna, il concetto di epifania divina e soprattutto cerca di far capire che cos’è un’epifania divina, ovverosia una manifestazione del divino, che può essere improvvisa, dovuta a un’esperienza visionaria, o comunque ad un “impatto” quasi ravvicinato con la divinità, però sempre diversa e indipendente dal culto. Il 6…
