Essere profugo: una specie di “status sociale e umano” a livello planetario
Francesca Rita Rombolà / 20 Giugno 2016

Per la Giornata Mondiale del Profugo… perchè dopo il secolo breve e nel terzo millennio essere profughi per una ragione o per un’altra, in un modo o nell’altro è la realtà più dolorosa, più scottante, più palese e più urgente; quasi una specie di “status sociale e umano” a livello planetario al quale solo una minoranza relativa sembra non appartenere.   Canto del profugo nel terzo millennio Il pane è oggi sulla mia tavola ma ieri vagai affranto e lacero per strade che intersecano i destini di uomini e donne al folle tracciato delle frontiere. Ho patito la fame ho vissuto e sofferto guerre ho subito persecuzioni. Fuggire e fuggire da cosa o da chi? Lasciare tutto e ogni cosa ma soprattutto gli affetti più cari perchè i ricordi li custodisce la memoria nell’unico bagaglio concessomi. Andare e andare verso dove e per quanto tempo? Hanno un prezzo alto i sogni ancor più alto è il prezzo della libertà, solo la vita non ha prezzo mentre l’ombra della morte precede ogni passo del cammino. Francesca Rita Rombolà

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