Questa poesia di Bertold Brecht non è una poesia sulla guerra, nè una poesia sulla pace. E’ quasi un inno alla dignità dell’ uomo, alla sua supremazia sulle cose sì ma in nome del suo attributo umanamente più nobile e più elevato cioè il pensiero. Con la forza incisiva del suo verso, con la carica estremamente tesa della sua moralità e della sua etica, con l’ efficacia persuasiva della sua testimonianza esemplare e unica, umana e artistica ce lo rivela una delle voci poetiche più significative del Novecento. Mai come in questo primo ventennio del nuovo secolo i versi di codesta poesia si sono rivelati addirittura profetici per il mondo intero, per l’ umanità, per l’uomo. Cosa sarebbe l’ essere umano senza il pensiero, senza la capacità di pensare, senza l’ uso proficuo della ragione? Probabilmente soltanto un animale appartenente ad una specie uguale alle altre che popolano il pianeta. Il pensiero, la ragione distinguono da sempre l’ uomo dall’animale. L’uomo è sì un animale però un “animale che pensa”: questa l’ enorme diffrenza! Eppure il ventunesimo secolo ha messo in atto lo sviluppo dell’ intelligenza artificiale ossia l’ intelligenza delle macchine costruite dall’ uomo stesso. Ciò è un bene?…
