Di recente è stato chiesto ad un algoritmo, da parte di una società situata nella Silicon Valley (California, USA), la Yewno esattamente, la cui piattaforma mette in connessione i concetti che trova nel suo archivio memorizzando ogni giorno milioni di pagine, di comporre una poesia così come l’avrebbe scritta, ad esempio, Emily Dickinson o Novalis o John Keats o Eugenio Montale. In modo specifico, per “l’esperimento” fu scelto il poeta italiano Eugenio Montale. E l’algoritmo, servendosi dei concetti, la compone, non uguale in tutto e per tutto ad una poesia di Eugenio Montale, ma nello stile attinente e proprio della sua poetica, lasciando sbalorditi gli stessi ricercatori che gli avevano inoltrato la richiesta in quanto i versi composti sono risultati “perfetti” nell’assonanza, nella metrica, nella sintassi e nell’allitterazione, e addirittura nel sentimento e nel pathos che hanno saputo ricreare… quasi come se la poesia fosse stata scritta dal poeta in persona, magari ritornato, per qualche attimo appena, dall’Aldilà. Ecco la poesia di Eugenio Montale scritta – elaborata dall’algoritmo in questione: “Ciò che rimane è l’esile traccia di filigrana che leggera segua i nostri passi è l’idea di te che lascerai la mia vita ed io che incerto proseguo il mio…
