“L’ Arte è la nostra parte divina”. Conversando con la regista Irene Magnani
000 Primo piano , Irene Magnani / 28 Aprile 2021

Irene Magnani è nata nel 1971. Sceneggiatrice e regista, ha lavorato “dietro le quinte” per una decina di anni occupandosi della gestione di cinema e teatri dove ha potuto conoscere, dal suo interno, questo mondo e tutto il comparto che vi ruota attorno. Poi ha voluto mettersi in gioco ascoltando la sua creatività, così ha approfondito studiando sceneggiatura, storytelling e cinema e ha realizzato dapprima cortometraggi (dove ha sperimentato sia la fiction che l’animazione) per passare in seguito al lungometraggio. La sua opera prima “Testimoni Silenziosi”, un corto sulla tutela dell’ambiente nello specifico rapporto uomo – albero, ha vinto, nel 2019, il Corto Fiction di Chianciano Terme. Nel 2020 ha realizzato un cortometraggio di animazione sulla lotta al Covid 19. La sua terza opera è un lungometraggio, “L’oro di Pietro”, in fase di produzione, che potrebbe essere nelle sale nel 2022. Irene Magnani ha vinto diversi premi e ricevuto varie onorificenze. Francesca Rita Rombolà e Irene Magnani conversano per poesiaeletteratura.it D – Irene Magnani, cosa significa lavorare “dietro le quinte” del cinema e del teatro? R – Chi lavora dietro le quinte su un set, in un teatro si occupa di tutto quello che lo spettatore non vede ma che…

Nuovo anno genuino e verace. “Suites di fine anno” di Roberto Maggi
000 Primo piano , Roberto Maggi / 21 Aprile 2021

“Suites di fine anno” è un romanzo di Roberto Maggi, direi un romanzo particolare e di certo interessante per la sua originalità narrativa. Innanzitutto il linguaggio: forse un pò ridondante e talvolta eccessivo in quanto si adatta al climax della narrazione e alla incisività dell’atmosfera che permea e avvolge le varie situazioni, e poi la scrittura: un flusso di coscienza, portato avanti dal protagonista – io narrante dal principio alla fine, non sempre rispettoso delle regole grammaticali come, in fondo, è piuttosto giusto che sia (vedi i famosi flussi di coscienza dei protagonisti di “Ulysses” di James Joyce e di “Il male oscuro” di Giuseppe Berto). Il romanzo, come indica fin dall’inizio lo stesso titolo, si propone al lettore quasi in veste di concerto di musica classica: è, infatti, suddiviso, a mò di capitoli, in cinque parti ciascuna delle quali è proprio, in un certo senso, uno spartito a sé. Le cinque parti sono: Preludio: Toccata; Primo movimento: Allemanda (Andante); Secondo movimento: Capriccio (Allegro); Terzo movimento: Sarabanda (Scherzo); Quarto movimento: Finale. L’ultimo dell’anno (la notte di Capodanno, per intenderci) è una notte un pò strana, a volte meravigliosa, a volte noiosa, a volte frivola, a volte intensa ma comunque è…

Un profluvio di immagini visive e metafore. “I colori che non hai saputo vedere” di Carmelita Caruso
000 Primo piano , Carmelita Caruso / 14 Aprile 2021

Ho fra le mani il volume “I colori che non hai saputo vedere”, silloge poetica di Carmelita Caruso. E’ un libro bello, colorato, fatto di mille armonie d’estate; una copertina in cui prevale il rosso dei papaveri fioriti e il rosso di labbra sensuali: un accostamento fra donna, natura ed estate molto riuscito. Il libro è edito dalla casa editrice Mario Vallone Editore (marzo 2021) ed è un profluvio di immagini visive e metafore in cui si intrecciano pezzi di anima e filamenti di sentimenti con note di colore che si espandono fluidamente in una abbondante varietà di policromie. Infatti, ad ogni poesia è come “abbinato” un dipinto che sembra completarla e rimandare ad una profonda quanto intensa introspezione. La poesia “Il colore che non hai saputo vedere”: “Ho dato tanto colore/tanto quanto l’arcobaleno,/ma tu/non l’hai saputo vedere”. Lineare e scorrevole nella sua brevità, diretta nel messaggio che invia, fugace nel rimpianto, ferma nell’amarezza; e il dipinto di un volto di donna inserito in un rombo, simbolo di femminilità ancestrale, il cui unico occhio azzurro guarda lontano perdendosi forse nell’azzurro più vasto del cielo o del mare. O anche la poesia “Colori”. “I due colori del cuore/e dell’anima” che in…

Il vissuto dell’attimo. I duecento anni dalla nascita di Charles Baudelaire

Duecento anni fa, il 9 aprile 1821, nasceva, a Parigi, Charles Baudelaire. Poeta ribelle, anticonformista, controverso e brillante, arguto nei versi, innovatore nella poetica; fin dal primo istante del suo poetare si presenta come un poeta capace di cambiare il modo di fare letteratura. Il suo ingegno è acuto, la sua lingua affilata, dolorosa e mordace, la sua profondità di guardare oltre il velo che avvolge le cose rasenta quasi la chiaroveggenza. Egli osserva la realtà, osserva il suo mondo e il suo tempo e mette in versi tutto ciò che riscontra di ingiusto, di efferato, di incredibile e di improbabile. Vede il futuro, il futuro dell’Europa e dell’Occidente, il futuro del mondo nei suoi immani cambiamenti e nei suoi incredibili stravolgimenti. Non a caso egli scrisse “I Fiori del Male”, silloge poetica dallo spessore letterario, umano, dissacrante dalla portata inaudita destinata nel tempo ad essere quasi un’ icona della poesia che inaugura una difficile modernità ed una ancor più difficile post – modernità. A duecento anni esatti dalla nascita Charles Baudelaire ha ancora molto da dire all’uomo, forse ancora troppo da dire all’umanità, perché un vero poeta non può che riproporre, ancora e sempre, il vissuto dell’attimo nell’abisso senza…

Il poeta e la Poesia in ogni attuale momento esistenziale. “Scene da un interno” di Roberto Maggi
000 Primo piano , Roberto Maggi / 7 Aprile 2021

In primis, sfogliando la silloge poetica di Roberto Maggi, colpisce la foto all’inizio del volume: foto di un interno, con ombre e luci, chiaroscuri e colori sfumati che catturano subito l’occhio. “Scene da un interno” è poesia che stravolge, fin dal principio, e che insieme coinvolge, che spinge alla riflessione e che lascia perplessi e un poco attoniti per la lingua e lo stile, le argute metafore, l’osservazione minuziosa delle cose tutte, lo scavo profondo e doloroso in esse, il far conoscere cosa si cela inconsciamente oltre il sipario. La silloge è composta da quattro sezioni – Metropolis a fuoco, visioni a 180°, Bestiario digitale, Istantanee di niente – tutte decisamente forti e taglienti come una lama che penetra nella carne e lacera. Il poeta coglie la realtà attuale di un mondo avulso, frammentato, spesso allucinato e allucinante, i suoi mali e le sue perversioni, la sua consistenza distorta e la sua frequenza distopica e li canta per l’uomo che sa e vuole ancora ascoltare perché, non mi stanco mai di ripetere, la funzione della poesia (o almeno la sua principale funzione) è trarre canto anche dal sangue e dal letame, dando un senso compiuto all’Essere transeunte. Dalla prima sezione…

E’ solo il principio

E’ solo il principio Un rombo di luce dagli abissi più profondi dell’Universo dove la luce non è nemmeno più… ha spezzato i sigilli della pietra ha accecato gli uomini rudi soldati e niente più. Era un giardino spoglio nonostante la primavera, nudi i rami degli alberi intrappolati le foglie e i fiori nell’inverno del tempo. L’aurora già indora il cielo è un giorno nuovo e rinnovato, sazi e abbandonati nel sonno dormono i potenti all’ombra dei loro troni effimeri ignaro va il povero a mendicare dove sempre si posano i suoi stracci pacata e silenziosa ogni madre si affanna a preparare il pane unico alimento dell’umanità affamata e il cane randagio, l’asino il bue aggiogato rimarcano al mondo il dolore di vivere. E’ pieno giorno ormai fiori e foglie a profusione: la dolce pace di una festa segreta. Cosa è successo? Cosa è avvenuto? Niente sarà più come prima. Cosa avverrà? Cosa succederà? Lo spazio il tempo la morte i luoghi la storia tutto è stato sconfitto … E’ solo il principio. Francesca Rita Rombolà P. S. – Buona Pasqua ad ogni essere vivente della terra.

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