Roberto Calasso: un faro sopra l’oscurità del mare
000 Primo piano , Roberto Calasso / 30 Luglio 2021

Roberto Calasso, l’editore per antonomasia, è morto ieri, 29 luglio 2021, a Milano. Era nato a Firenze nel 1941. Con lui l’editoria italiana perde una delle sue figure più raffinate, più colte, più composite e forse pure un tantino più schive e più enigmatiche. La casa editrice Adelphi è la sua “creatura” più originale, più tipica e forse più sofferta nel suo percorso verso la vetta di un Olimpo letterario e culturale in genere non sempre scontato. Roberto Calasso l’aveva fondata nel 1963 insieme a Roberto Bazlen e a Luciano Foà. Scrittore, saggista, intellettuale prima che editore, Roberto Calasso ha forse rappresentato un’era della cultura italiana in cui il valore della scrittura e della conoscenza, la diffusione del pensiero sono stati i cardini di una società che aveva voglia di imparare, di capire, di migliorare il mondo e di migliorarsi. Forse non a caso il tema di esordio della Adelphi Edizioni sono state le opere complete di Friedrich Nietzsche. Prima del suo enorme lavoro di traduzione e di pubblicazione il pensiero del filosofo tedesco era quasi sconosciuto in Italia, Roberto Calasso ha voluto esplorarlo in primis e divulgarlo affinché lo si potesse comprendere forse in profondità per riuscire anche ad…

I versi di una poesia continua e infinita

L’Australia è un continente lontano e forse ancora misterioso e sconosciuto. Le tribù di aborigeni, i nativi di quella terra, sono ormai ridotti in sparuti gruppi concentrati per lo più nelle zone molto interne del continente. Anch’essi, da tempo, conoscono il progresso e gli stili di vita prettamente occidentali. Ne sono anch’essi assuefatti, e sono immersi nel senso dell’effimero e del nulla banale che, di conseguenza, quelli producono e diffondono a livello planetario. Pur tuttavia e nonostante ciò queste poche tribù aborigene ancora “genuine” e naturali conservano, quasi intatte, le loro tradizioni ataviche. Colpisce, soprattutto, la loro concezione nei riguardi del canto, della poesia in rapporto all’esistente tutto. Curioso e un tantino incredibile, per loro ogni cosa è canto. Ogni cosa è poesia. Dal vento alle stelle, dalla luna al sole, dalla pioggia al fuoco, dal caldo al freddo, dalla caccia alla danza rituale, dal pasto in comune al filo d’erba, dall’albero alla roccia, dal nascere al morire, dal crescere e diventare adulti al matrimonio e al generare prole, dall’alternarsi delle stagioni al salto del canguro e all’arrampicarsi del koala sugli alti rami dell’eucalipto. L’aborigeno australiano parla alla natura intera e ad ogni cosa che esiste sulla terra in versi,…

Lettura di alcune liriche brevi da Cuore di mussola di Katia Debora Melis
000 Primo piano , Katia Debora Melis / 11 Luglio 2021

Lettura di alcune liriche brevi da Cuore di mussola di Katia Debora Melis di Vincenzo Moretti   I. Alle soglie del testo. Nel colophon, il retro del frontespizio dell’ultimo libro di Katia Debora Melis, la silloge poetica Cuore di mussola, oltre ai necessari dati di pubblicazione (ISBN, Copyright, recapiti dell’Editore Mario Vallone), sta scritto:  Immagine di copertina e quarta: “L’umana condizione tra soffice, stropicciato e pungente” raffiguranti, rispettivamente, “Cuore a metà” e “Terreno imperfetto” Autore: Battistina Meloni. In copertina, dunque, c’è un Cuore a metà: di mussola, un tessuto estremamente leggero, morbido e trasparente, ma stropicciata e pungente perché la mussola racchiude una mezza corona di aghifoglie spinose. Cuore a metà: l’immagine di copertina «riprende dal titolo l’idea del cuore, però dimidiato, sia nella forma, sia nell’ambientazione tra elementi opposti. Da una parte, terreno e rovi che possono pure sembrare nido oltre che corona di spine pronte a far sanguinare il cuore; dall’altra parte, la mussola morbida e avvolgente, un tessuto leggero, usato anche per le camiciole per il corredino dei neonati, che rimanda a un’idea di protezione, all’infanzia, e anche a quella purezza d’animo e di ideali, che certe ideologie, prepotenze, violenze, opprimono e vogliono cancellare».[1] Alla pagina terza,…

La Poesia, tra visione e profezia
000 Primo piano / 7 Luglio 2021

Poesia e visione. Poesia e profezia. Quando la Poesia si fa visione? Quando la Poesia è profezia? E’ difficile dare risposte esaurienti a queste due domande, tuttavia si può tentare sempre di rispondere dicendo che la visione è un percepire poetico molto elevato sciolto da ogni legame tridimensionale e reale il cui manifestarsi entra pienamente nell’Aperto, cioè in una prospettiva cosmica dell’Essere rapportato alle cose e delle cose rapportate all’Essere. Diversi sono stati i poeti “visionari” nel corso dei secoli, primo fra tutti William Blake, poi Dylan Thomas, o anche Arthur Rimbaud e Charles Baudilaire, e lo stesso Dante Alighieri, i quali hanno fatto delle loro visioni immaginarie e immaginifiche del mondo, della società, della bellezza o del male, della vita e della morte, dell’uomo in sé o dell’intera umanità una poetica del tutto particolare e recepibile, affascinante e misteriosa, talvolta enigmatica e oscura ma dall’impatto istantaneo, illuminante e trasfigurante per non dire addirittura folgorante. La Poesia è poi profezia quando tutti i sensi, l’interiorità più profonda e inaccessibile vengono coinvolti in un ascolto e in un sentire che si manifestano in forme quasi soprannaturali proiettati in una sicura realizzazione, fattiva o di fatto, esplicantesi nel tempo; tempo che è…

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