Arcaicità e modernità: la Poesia in Tibet

La creazione letteraria in Tibet è da sempre ricca e varia. La Poesia, in Tibet, ha origini arcaiche (se non addirittura antidiluviane), perciò la sua produzione è davvero molto vasta. Mi limiterò a riportare, in sintesi, cenni essenziali affinché se ne possa intuire il concetto e la sublimità. I testi poetici di Dunhuang, ad esempio, sono tanto arcaici da essere ancora oggi poco conosciuti, soprattutto in Occidente, per cui tutto rimane vago e provvisorio in questo campo. Mancando i procedimenti poetici abituali in altre tradizioni del mondo, cioè la rima o l’allitterazione, sono il ritmo e la struttura a conferire a questi testi la loro bellezza. La lingua tibetana si serve, in versi e in prosa poetica, di sillabe raddoppiate o di sillabe prive di significato lessicale ma è impiegata (un pò come onomatopee non finalizzate, però, a riprodurre un suono) per descrivere situazioni o aspetti particolari. Questa forma di espressione, in Tibet, si è conservata fino ai giorni nostri nell’epica e nei rituali destinati a divinità minori. Essa implica, ogni volta, una situazione emotiva o drammatica, ed è caratterizzata da un ritmo affannoso. E’ veramente una forma trascinante di espressione poetica la quale contempla una data espressione per situazioni…

“Il Mito è la radice del Canto”. Un breve dialogo con la poetessa Anna Maria Farabbi
000 Primo piano , Annamaria Farabbi / 22 Settembre 2021

Anna Maria Farabbi è nata a Perugia il 22 luglio 1959, ivi risiede e lavora. Poetessa, narratrice, saggista scrive le sue poesie sia in dialetto che in italiano. Nel 1995 vince il prestigioso Premio Montale per la sezione inediti. E’ stata redattrice della rivista letteraria “Lo spartivento”. Ha collaborato con vari giornali e riviste con traduzioni, recensioni, lavori di critica letteraria tra cui “Legendaria” e la rivista africana “Sister Namibia” come corrispondente italiana. Ha scritto per “Poesia”, “Atelier”, “La clessidra”, “Il vascello di carta”, “Versodove”, “Poetrywave”, “Yale italian poetry”, “Pagine”, “Famiglia Cristiana”, “Letture”. Collabora con la Fondazione Bianciardi – Il Ghibellino. Fra le sue numerose pubblicazioni di poesia, di saggistica, di prosa: “Abse”, “La tela di Penelope”, “La magnifica bestia”, “la casa degli scemi”, “Un paio di calze di seta”, “Maria Cammara”, “Caro diario azzurro”, “Il canto dell’altalena, l’oscillazione della figura tra il gioco e il mito”. Francesca Rita Rombolà dialoga con la poetessa Annamaria Farabbi. D – Anna Maria Farabbi ha nel suo curriculum vitae letterario un numero consistente di libri pubblicati sia di poesia come di narrativa e di saggistica, ma quando ha scritto e pubblicato il suo primo libro in assoluto e come è avvenuto? R –…

“L’Arte ci rende liberi, ci rende noi stessi”. Conversando con Andrea Cacciavillani
000 Primo piano , Andrea Cacciavillani / 17 Settembre 2021

Andrea Cacciavillani è uno scrittore, uno sceneggiatore, un performer. Nel 2002 pubblica la silloge poetica “Icaro – Cuori di cera”, nel 2003 il romanzo “Porte” e nel 2005 il romanzo breve “Labirinto paradiso” da cui è stato tratto un medio metraggio dall’omonimo titolo. Sempre nel 2005 partecipa alla mostra “Canto Plastico – Testi per immagini – Immagini per testi” con una installazione di sue poesie e dipinti di Enzo De Simone. Nel 2010 pubblica “Assolo per clarinetto – L’amore in 25 tracce” con la promozione di KissKiss Network. Nel 2011 esce il romanzo “Sogni a Bassa Risoluzione” del quale è attualmente in lavorazione una trasposizione cinematografica e nel 2013 la silloge poetica “Minore di diesis”. Nel 2014 pubblica la raccolta di racconti “Labirinto Paradiso e altri racconti” e sulle maggiori piattaforme digitali l’album “… E lui dice che fa il poeta” una silloge poetico – musicale nata dalla collaborazione con il musicista Daniele Labbate. Nel 2016 pubblica “Impasti di seduzione. Ricettario poetico. Dolci e poesie” in collaborazione con la Sweet Cake Claudia Deb. Andrea Cacciavillani è autore del soggetto, della sceneggiatura e regista del lungometraggio “Oltre la linea gialla” opera prima indipendente vincitrice come miglior commedia internazionale al Garden State…

La potenza arcana della poesia. Per i settecento anni della morte di Dante Alighieri
000 Primo piano , Dante Alighieri / 14 Settembre 2021

La notte fra il 13 e il 14 settembre 1321 Dante Alighieri lasciò questa vita. Fu pellegrino ed errante, politico e astrologo, visionario e chiaroveggente, sognatore e studioso, letterato e dotto, sapiente e amante della conoscenza ma fu soprattutto poeta che della poesia percepì, sperimentò e attuò tutta la potenza arcana. Nell’attimo in cui i suoi occhi stanchi si chiusero per sempre e il suo cuore dal sentire oscuro e misterioso, provato e logorato alquanto, cessò di battere forse mai avrebbe potuto pensare, anche come ultimo pensiero o soltanto immaginare per un istante ancora come ultimo impulso vitale, che sarebbe stato ritenuto, concepito, considerato e studiato nel mondo intero attraverso i secoli come il più grande e tuttavia il più enigmatico poeta che l’umano genere abbia mai avuto. Da quella notte di un settembre ancora in pieno Medioevo, forse in attesa di tempi diversi, forse in attesa di tempi migliori, sono passati ben settecento anni; i tempi sono indubbiamente diversi, se migliori non saprei dirlo. Forse sì, forse no. La fama di questo poeta – vate, nato nella e appartenente alla splendida e algida Firenze, sorse fin da subito (cioè fin da quando era ancora in vita), continuò, si estese…

Quasi un segno, quasi l’indicazione di una via. “Note Divine” di Claudio Rampin
000 Primo piano , Claudio Rampin / 8 Settembre 2021

C’è un momento nella vita di una persona, uomo o donna, in cui il cuore freme sotto un impulso intenso quanto indecifrabile, qualcosa si muove dentro, forse nella mente, forse nelle pieghe più recondite del cervello … allora si scopre o si riscopre di avere un’anima, sopita o addormentata, ferita o obliata, dolce o aspra; e quest’anima sente il bisogno del Divino, anela al Divino o quantomeno si domanda, si interroga su un possibile senso del Divino. E’ giunto il tempo di alzare il capo e di guardare il cielo, il cielo notturno o il cielo di un giorno sereno, il cielo dell’aurora o del crepuscolo e di sentirsi diversi soltanto per questo, diversi di come si era ieri o l’altro ieri negli affanni e nelle preoccupazioni quotidiane. Forse sì, si è perfino rinati a nuova vita. Percepisco, in maniera profonda, nella raccolta di poesie “Note Divine” di Claudio Rampin la nostalgia e il ricordo. Voci lontane riaffiorano, la memoria si apre, si ricompatta, prende forma e, come le note su un pentagramma, queste voci compongono piano e sicure una melodia nuova che avvolge l’essere nel quotidiano e nel sublime. Struggente nel sentimento che suscita, commovente nella partecipazione del verso…

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