Per chi non sa cosa sia l’arabesco, proprio in due parole, cercherò di darne la definizione base più semplice, e cioè l’arabesco è un ornamento minuzioso quanto particolare, delicato e tuttavia intricato, bello e di una nudità assoluta e disarmante e tuttavia di una complessità quasi labirintica. L’arabesco è, in un certo qual senso, il linguaggio dell’arte islamica, infatti viene utilizzato fin dalle origini da tale cultura e da tale civiltà per abbellire e decorare moschee, palazzi, cupole, porticati, sale e ogni sorta di luogo – incontro frequentato e abitato dall’uomo. Le forme dell’arabesco sono di vari colori, anche se l’arte più elevata e più profonda predilige l’azzurro intenso, il giallo oro e il verde naturale, le sue geometrie creano e compongono, si rincorrono e si ritrovano giusto per trasmettere all’osservatore, perfino al più distratto e indifferente, un senso di serenità e di armonia che sembra affondare le proprie radici nell’Universo invisibile agli occhi della materia. L’arabesco si compone anche di elementi calligrafici oltre che architettonici e geometrici, ne sono un esempio i caratteri cufici della scrittura araba inventata per il medesimo scopo e per completare una visione d’insieme che abbraccia veramente il Tutto. Che sia la foglia o il…
Maria Cristina Grella è insegnante di Italiano e Storia. Ha scritto diversi racconti gialli per la rivista “Vera” e ha pubblicato racconti e romanzi nelle collane Delos Crime e History Crime con il suo vero nome e racconti e romanzi nelle collane “Passioni Romantiche” e “Odissea Romantica”, sempre di Delos Digital, utilizzando lo pseudonimo di Macrina Mirti. Nel 2019 ha partecipato all’antologia “Matera Nera” di Bertoni Editore, a cura di Oriana Ramunno, con lo pseudonimo di Macrina Mirti, con il racconto “La causa del peccato”. Nel 2021 ha pubblicato per la CE Literary Romance il primo volume del romance storico “La donna del Greco”, alla seconda puntata del quale sta lavorando. Ha anche auto – pubblicato, sempre come Macrina Mirti, due romanzi che, per diverse ragioni, non rientravano nelle collane Delos. Maria Cristina Grella, insieme a Franco Forte e a Davide de Boni, è coautrice del sesto romanzo della serie “I sette re di Roma”, “Servio Tullio – nato dal fuoco” uscito in questi giorni per Mondadori Editore. Ha recensito per diversi blog letterari ed è stata in pre – giuria al premio Tedeschi. Attualmente è redattrice di Milano Nera. Francesca Rita Rombolà conversa con Maria Cristina Grella, insegnante e…
Mille angoli nascosti dove le viole fioriscono ancora. Mille gesti d’amore in cui i cuori sensibili e puri palpitano ancora. Mille lacrime di compassione con le quali l’essere umano guarda umilmente il volto dell’altro uomo. Mille risate spensierate sulle quali splende la libertà come il sole più ardente dell’Universo. Mille sogni di speranza dove la primavera giunge a riscaldare l’anima gelata dal rancore, dal profitto, dalla sopraffazione; e la Poesia rinnova la sua dolce ansia di ascoltare, di donare, di rammemorare la bellezza di tutto ciò che vive, muore e si rinnova. E POI VENNE IL GIORNO Fango e dolore portò il disgelo, ma la primavera non si fermò. Fiamme e violenza portò l’acciaio dei carri da guerra sull’asfalto grigio di caligine il cielo piombò furente sugli esseri vivi e sulle cose inerti, ma la primavera non si fermò. E poi venne il giorno il suo primo giorno silenzioso e silente quasi da tutti dimenticato e da chiunque desiderato dietro la maschera di tenebre che indossa il mondo. Uno scricciolo cantò piccolo, insignificante ignorato e percosso dal peso cadenzato del soldato e dal peso soverchiante dell’oblio ma cantò e cantò e non smise di cantare, e ancora cantò dal…
Un libro che prende spunto da una storia vera, un libro sulle donne e che parla di donne; di una donna in particolare la cui vicenda vissuta fin da bambina testimonia, ancora una volta, il coraggio, la determinazione, la voglia di vivere e di essere libere delle donne costrette ad una vita derelitta e spesso di schiavitù da una società che non comprende, non aiuta e si mostra chiusa, insensibile, mortifera e devastante. “Fiore del deserto. Storia di una donna” di Waris Dirie con Cathleen Miller è un libro crudo e crudele, per certi versi affascinante per altri terribile. La protagonista della storia è nata in un villaggio della Somalia in una famiglia di nomadi che ha dodici figli. All’età di cinque anni è già una bella bambina vivace ed intelligente, il padre decide, secondo le usanze dei nomadi del deserto, di infibularla (cioè la dolorosa e tremenda mutilazione genitale delle donne). Waris ricorderà per sempre quell’esperienza come un qualcosa di orribile per il suo essere donna. In seguito, il padre la diede in sposa ad un uomo in cambio di cinque cammelli. Lei è coraggiosa, bella, e vuole soprattutto essere libera ed avere un destino diverso, o almeno, più…
