Forse oggi è quasi un must parlare della Cina in generale e soffermarsi su qualche suo aspetto in particolare, perché la Cina è praticamente da sempre un grande paese in tutti i sensi (la sua civiltà è nata millenni prima di Cristo) e la sua realtà è costante, vasta, complessa e tutta da scoprire. Una riflessione molto breve sul poeta cinese Ton Fon, che visse intorno al 712 – 770. Il luogo della sua nascita è incerto. Ebbe una vita molto movimentata e sofferta in un’epoca in cui la Cina fu contraddistinta da profondi e intensi rivolgimenti politici quali la ribellione di An Lu Shan e l’ascesa al potere dell’imperatore Sutsung. Il poeta Ton Fon, costretto all’esilio e a una vita raminga, patì la fame e l’isolamento, conobbe il dolore e l’umiliazione. I suoi poemi, rimasti in diciannove libri, documentano non solo la sua statura morale e il suo senso doloroso del destino umano ma anche una spiccata sensibilità politica e sociale sullo sfondo degli avvenimenti del suo tempo. Insieme a Li Po e Wang Wei è la figura più rappresentativa della letteratura cinese. I suoi versi sono attraversati da un amore purissimo ed elevato verso i propri cari e…
Selene Calloni Williams, scrittrice e documentarista, è autrice di numerosi successi tradotti e pubblicati in diversi paesi del mondo e di documentari che spaziano dalla psicologia all’ecologia. Ha avuto due grandi maestri conosciutissimi a livello internazionale: Michael Williams e James Hillman. Si laurea in psicologia con una tesi sullo yoga integrale e ottiene un master in screenwriting presso la Napier University di Edimburgo, in Scozia. Selene Calloni Williams è l’iniziatrice del “metodo subliminale” o “approccio immaginale” e della scuola italo – svizzera degli immaginalisti. E’ anche una relatrice internazionale molto attiva e conosciutissima, ha infatti partecipato a numerosi convegni e congressi accanto a grandi e famosi personaggi come James Hillman, Raimon Panikkar, Karan Sing. Molte università, italiane e straniere, l’hanno chiamata in qualità di Keynote Speaker. Fra i libri, best – seller in tutto il mondo, di Selene Calloni Williams si ricordano: “Manta Madre”, “Lo Zen e l’arte della ribellione”, “Discorso alla luna”, “Il profumo della luna”, “Adolescenza interrotta” e il fresco di stampa “Daimon – Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti”. Francesca Rita Rombolà e Selene Calloni Williams dialogano insieme per poesiaeletteratura.it. D – Parliamo un pò dei maestri che ha avuto, cioè Michael Williams…
“Voglio un azzurro speciale. Un azzurro che vada oltre il colore reale che l’occhio riesce a percepire e a focalizzare. Voglio l’azzurro dei poeti!”. Pare che Michelangelo Buonarroti dicesse queste parole quando dipingeva la Cappella Sistina e fosse preso dal dilemma del colore da dare al cielo del monumentale affresco. Il colore sì, l’azzurro certo, ma quale sfumatura di azzurro? Che particolarità di azzurro? L’azzurro della Cappella Sistina dire che è straordinario e meraviglioso è poco. E’ un azzurro divino. Sì, l’azzurro del Divino. L’azzurro preternaturale. L’azzurro edenico. L’azzurro dei poeti. Eppure Michelangelo non fu mai pienamente soddisfatto di questo azzurro ricercato e trovato con difficoltà. Per lui non era ancora il “divino azzurro”, l’azzurro che “l’occhio umano non riesce a percepire, a vedere, a mettere a fuoco materialmente”. L’azzurro. Il colore azzurro. L’azzurro dei poeti. Che cos’è? E’ davvero un colore? Il colore azzurro, appunto? O non è piuttosto un concetto immaginifico? Una dimensione ancestrale perduta? Un archetipo? Una metafora della poesia come realtà che non appartiene al mondo, alla società, al calcolo, al raziocinio, al comune sentire? Sicuramente, e fin dai tempi più remoti. Il cielo del pianeta terra è azzurro. I mari del pianeta terra sono azzurri….
“Il cinema può essere un modo sovversivo di ricomporre un aspetto inedito della realtà”. Sono parole del regista Amos Gitai. Amos Gitai è nato ad Haifa, in Israele, l’11 ottobre 1950. Il documentario che lo ha fatto conoscere nel suo paese e all’estero, “Bayit” (1980), racconta l’espropriazione dei beni dei palestinesi da parte degli israeliani attraverso la storia di una semplice casa nei dintorni di Gerusalemme. Del 1982 è il documentario “Yoman Sadeh” a causa del quale il regista lascerà il proprio paese. Nello stesso anno, Amos Gitai si trasferisce a Parigi e continua a girare documentari. Nel 1989 realizza “Berlin – Jerusalem”, un film ambientato nella Berlino del primo Novecento, che ribalta parecchi luoghi comuni sulla questione palestinese. Ritornato in Israele, fonda una scuola di cinema che collabora con l’università di Bir Zeit. Nel 2000 esce il film “Kippur”, ben ventisette anni dopo l’inizio della famosa guerra del Kippur. Nel 2001 Amos Gitai realizza “Eden” nel quale racconta, in tempo reale, l’opera dei soccorritori dopo un attentato kamikaze a Tel Aviv. Ancora una volta, il dolore di un popolo vuole divenire dolore condiviso e mostrare come gran parte del mondo soffra per conflitti e drammi di ogni genere non…
