Il cielo è bianco. La terra è bianca. L’aria è freddissima. Il mondo ha vissuto la sua apocalisse ormai da tempo. La civiltà è scomparsa dalla faccia del pianeta. Spazzata via forse da una guerra atomica, forse da un’immane catastrofe naturale o forse perfino di origine extraterrestre. La vita si è quasi estinta. La varietà di colori, con le loro molteplici sfumature, che caratterizzavano le terre emerse, è scomparsa. La fauna e la flora terrestri, evolutesi in milioni di anni, non esistono più. Era un pianeta meraviglioso la terra, il terzo di un sistema solare collocato non troppo al centro di una galassia come ve ne sono centinaia o anche migliaia in tutto l’Universo conosciuto o sconosciuto. Un pianeta meraviglioso la terra sì. Per il solo fatto che vi era la vita: forme di vita via via sempre più complesse fino a raggiungere quella umana, la più completa e complicata, la più enigmatica, la più sublime e, allo stesso tempo, la più controversa e la più contraddittoria, che si potesse mai immaginare e realizzare. Ma adesso è tutto finito … in questo ammasso sferico di macerie, di ceneri, di polveri radioattive, di strati su strati di scheletriche rovine, di inumani…
Negli Stati Uniti d’America e nel mondo è conosciuto come Joshua Tree (ossia l’albero di Giosuè, il personaggio biblico dell’Antico Testamento, chiamato così dai primi coloni bianchi giunti nel deserto della California nel diciannovesimo secolo, appartenenti alla confessione religiosa dei Mormoni). E’ davvero un albero mitico. Ma forse più che mitico si potrebbe anche dire leggendario. Oggi si trova all’interno del Joshua Tree National Park, in un’area sacra ai nativi americani denominata il deserto del Mojave, in California. Un albero, oltretutto, che appartiene ad una specie molto longeva che può sopravvivere anche per diversi secoli. Un unico albero e un albero unico puntellato e circondato solo da rocce e da cespugli bassi. Solitario e grandioso, misterioso e immerso nella sua area sacrale, The Joshua Tree vive e si nutre di un paesaggio surreale e insieme irreale, altamente suggestivo e intensamente poetico. Artisti in ogni campo e di ogni tempo hanno immortalato quest’albero con le loro opere e per mezzo delle loro opere. Si dice che un poeta, un musicista, un pittore, uno scultore, un regista, uno scrittore recandovisi ai piedi di The Joshua Tree e sostandovi, anche per pochi minuti, non possa fare a meno di trovare ispirazione per le…
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 del secolo scorso nella cultura francese si rinnovano molte forme d’espressione artistica, il cinema in primis, con una vitalità molto produttiva per quanto forse un poco caotica. Questa generazione di registi cinematografici, in Francia, rompe gli schemi e le costrizioni fino a quel momento vigenti, dando vita a una nouvelle vague che si scontra con la rigida censura della V Repubblica di C. De Gaulle. Per la prima volta il cinema francese prende il nome di Nouvelle Vague e, per la prima volta, rivendica la prevalenza del regista che deve portare ovunque il segno e le tracce partendo dalla nuova concezione che il “linguaggio della realtà” è fatto di ambiguità e di una sorta di realtà surreale e sognante, quasi poetica. Da ciò nasce stilisticamente la svalutazione del montaggio a vantaggio del piano – sequenza, delle scene madri a vantaggio della descrizione di comportamenti minimi e irrilevanti, dell’esibizione della tecnica, del gusto della citazione. Dunque, il cinema della Nouvelle Vague riflette su se stesso e conferisce all’arte cinematografica uno statuto e una mission di modernità e di spiccata autonomia artistica davvero unici e nuovissimi. Una vera e propria rivoluzione…
Forse non è casuale il verso di Mario Luzi nella pagina d’inizio del volume che da il titolo al libro: “( … ) crollò ogni divario/tra tempo e tempo/in una eternità accecante”; forse non è neppure altrettanto un caso che il tempo in sé, con il suo enigma millenario, il suo strisciante mistero, il suo fascino per l’uomo abbia in questo libro un posto di rilievo latente e insieme palese. Sto parlando dell’ultimo libro di Mauro Germani dal titolo “Tra tempo e tempo (Readaction Editrice, luglio 2022). Volumetto agile, novantadue pagine appena, ma piuttosto condensato e intenso, “Tra tempo e tempo” di Mauro Germani è molte cose allo stesso tempo: un diario ma, forse meglio, uno scrigno parlante che raccoglie e custodisce ricordi, preserva pensieri, si nutre di memoria ed è per questo bello, vigoroso, vitale, prezioso. Straordinaria ed efficace come sempre la scrittura di Mauro Germani: fluida, scorrevole, precisa, corposa e agile, prefetta nelle sue forme e armoniosa; come una freccia che va dritta al bersaglio e ne colpisce il centro. Una freccia leggera dal sibilo acuto. “Tra tempo e tempo” è forse una confessione dell’autore? Una confessione a se stesso, prima che al lettore? Può sembrarlo. Ma non…
Fin da tempi arcaici l’Occidente è la terra a Ovest del mondo. Il mondo in direzione del tramonto del sole. Il luogo misterioso della sera e della chimera, della bellezza selvaggia e dell’inconoscibile, delle possibilità e anche dei sogni. L’Occidente: la terra del tramonto. Già Omero la descriveva come la dimora sconosciuta del sole, ed Eraclito ne parlava come della realtà tangibile dell’accadimento e del vero perno del mondo. L’occidente è l’Europa. L’Occidente è l’America. L’Occidente è stata la terra del progresso scientifico e della corsa al futuro. E’ stata la terra della modernità, ma oggi è anche la terra della post – modernità. E se pensatori del Novecento come Oswald Spengler (per citare il più popolare e il più stranamente controverso) hanno visto nell’Occidente il topos di una profezia eclatante, dolorosa quanto inesorabile, predicendone il declino lento, irreversibile e forse violento tuttavia l’Occidente, entità geografica e geopolitica piuttosto rilevante e primaria, si erge sempre come simbolo di trasformazione e di positività, quasi una fiaccola sempre accesa indicante il percorso notturno ad una globalità disomogenea e spesso smarrita. Che cos’è l’Occidente? Un concetto, forse; forse un’idea, forse anche un’ideologia, forse, più precisamente, un ideale e un carnet di valori unici…
