Il mite e sereno ottobre mediterraneo nella poesia di Juan Ramòn Jiménez

Juan Ramòn Jiménez (1888 – 1958) nacque nella regione spagnola dell’Andalusia ( nella città di Moguer). Ancora giovanissimo fu attratto dalla pittura e dalla poesie, che trattò sempre con uno spiccato gusto moderno e pienamente innovatore; coltissimo, alternò periodi di isolamento e di solitudine nel paese natale a viaggi in Europa e nelle Americhe. Allo scoppio della guerra civile spagnola, riparò in Portogallo, dove morì a San Juan. La sua poesia riflette, in genere, motivi dello straordinario e colorato folklore andaluso, ed è caratterizzata da una purezza e una semplicità del linguaggio davvero sorprendenti  e molto efficaci, che sanno cogliere anche le più sfuggenti e sottili vibrazioni dell’animo e da una intensa vena malinconica che da vita a dei versi talvolta opulenti e sontuosi e talaltra piuttosto lineari quanto marcatamente essenziali. Pochi anni prima di morire, cioè nel 1956, egli ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. Nella poesia “Ottobre” Juan Ramòn Jiménez sembra aver raggiunto, spiritualmente ed emotivamente, una calma e una serenità impensabili fino a pochi anni prima. La dolcezza della stagione autunnale dei paesi mediterranei accarezza con levità il suo cuore stanco e provato, donando sollievo ad uno sguardo profondo reso dolente dalle cruente battaglie di una…

“O tu paese, paese mio”. Una toccante poesia di Sergej Esenin
Senza categoria / 19 Ottobre 2022

Sergej Aleksandrovic Esenin (1895 – 1925) fu uno degli spiriti più rappresentativi della cultura russa del Novecento. Figlio dei campi, innamorato di un paese idilliaco e contadino, vivo più nella sua immaginazione e nei suoi abbandoni di poeta che non nella realtà delle cose, sperò che la Rivoluzione d’Ottobre segnasse, non solo per la Russa, ma per il mondo intero, l’avvento di una realtà fatta a misura d’uomo liberato dalla civiltà delle macchine, dalla frenetica corsa al guadagno ad ogni costo, dalle costrizioni spersonalizzanti delle grandi metropoli. La sua lucida chiaroveggenza, in fondo, non fu né ascoltata né tanto meno compresa. Sì, non fu così, e il poeta, avvertendo l’illusorietà dei suoi sogni e della sua utopia, si abbandonò a una vita sregolata e inquieta, quasi in una inconscia quanto dolorosa ricerca di autodistruzione che lo portò a suicidarsi in un albergo di Leningrado/San Pietroburgo. Nella sua produzione poetica, pertanto, i temi predominanti ispirati dalla campagna trovano un’ espressione dolce a straziante a un tempo, nostalgica e dolente, segnata dai morsi tremendi del disinganno e dai sussulti di una vana rivolta contro una società nella quale crollano, ad uno ad uno, i desideri e le realizzazioni impossibili di una vita…

I poeti americani e la città di New York: inferno o paradiso?
000 Primo piano / 12 Ottobre 2022

Il mito di New York, per gli americani, nasceva già nel 1661 quando si chiamava ancora New Amsterdam; venne celebrata dal suo primo poeta, Jacob Steendam, come la sede, o il luogo, di un benessere naturalmente e positivamente aureo e forse paradisiaco: enorme giardino stretto fra due fiumi che si riversano nel mare, ricco di pesce oltre ogni misura, di latte, di burro, di frutta, del frumento migliore; insomma un vero giardino dell’Eden. Walt Withman, giungendovi nel 1841, dedicò alla città di New York alcune fra le sue poesie più belle, cantandone, con spirito curioso di osservazione, la sua vivacità spasmodica, il suo movimento inarrestabile di persone e di oggetti, di merci e di idee. Lo stesso farà anni dopo il poeta Frank O’Hara. Anche il poeta Allen Ginsberg, il maggiore e il più importante della Beat Generation, ripropone la New York caotica fatta di bidoni, di scale antincendio, di vetri rotti, di gente di colore e di ispanici (immagini quasi cult di molti film famosi, di fumetti, di videoclip di cantanti rock e pop), accompagnato però da un morboso desiderio di poesia in fondo unica realtà possibile e umana in un mondo minacciato perennemente dalla perdita di sé e…

Questa mirabile strada in salita, in arrampicata, tra voragini e abissi. Una lettura illuminante di “OCEANO IRRAZIONALE – Cronache di uno psicoterapeuta” di Matteo Maria Bonani

Ho appena finito di leggere il libro di Matteo Maria Bonani, “OCEANO IRRAZIONALE – Cronache di uno psicoterapeuta” (MAUNA LOA Edizioni, 2022). Un libro piuttosto interessante e, direi, appassionante. Oltre a definirlo una specie di avventura personale, che ha inizio dalla nascita dell’autore, la seconda parte si snoda in un percorso doloroso e di sofferenza nella condizione umana riguardo la malattia mentale e culmina con la coscienza di Matteo Maria Bonani il quale ha finalmente raggiunto la meta che forse non si prefissava in modo esplicito dal principio; o forse, decisamente, sì. Non è stato facile vivere e lottare per vivere (non lo è quasi mai per nessuno). Le difficoltà della vita sono sempre tante, di varia natura e spesso addirittura letali. Riuscire a trovare un pò di luce alla fine del tunnel non è mai del tutto scontato e comporta dei pericoli insieme a cadute e ricadute che ti formano e ti rafforzano spiritualmente certo, ma che ti possono anche piegare e catapultare in un vortice psichico di non – ritorno. Mentre proseguivo con la lettura delle pagine di “OCEANO IRRAZIONALE”, non ho potuto fare a meno di pensare al “demone” di James Hillman, cioè alla grandiosa scoperta che…

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