Con un linguaggio prettamente di taglio accademico, ma piuttosto chiaro, conciso talvolta brillante Pier Francesco Corvino propone al lettore un personaggio importante purtuttavia quasi sconosciuto in Italia; il suo libro, “Henrich Steffens – Filosofo della Natura” (Mauna Edizioni, 2022), è una trattazione esauriente della vita del naturalista, filosofo, geologo danese Henrich Steffens vissuto in piena età romantica (fine XVII secolo inizio XVIII secolo) in quelle nazioni nordiche (paesi scandinavi e Germania) dove il Romanticismo raggiunse il culmine del suo sviluppo e della sua diffusione. Seppur con le caratteristiche peculiari di una biografia, questo libro non è una biografia (o almeno non solo quello), a mio parere, in senso spicciolo e stringente. Ogni periodo della vita di questo filosofo viene descritto nelle linee generali e quindi reso evidente e significativo dalla ricerca e dallo scavo che mettono insieme il periodo storico, il contesto sociale, umano, culturale come elementi di coesione efficace sviluppandoli abilmente per dare una sintesi definitiva e una visione ampia del tutto. Varia, complessa e decisamente avventurosa la vita di Henrich Steffens la cui caratura e importanza si arguiscono subito dai circoli che ha frequentato e dalle amicizie che ha coltivato, in primis con Schlegel, Shelling, Tieck figure cardine…
Una splendida pantera trova una donna, ferita e maltrattata, ai margini di una foresta. I due iniziano allora a dialogare in tutta sincerità e spontaneità. P – Hai lividi dapertutto e sei ferita al petto. Lascia che ti lecchi il sangue dalla piaga e ti dia conforto. Chi ti ha fatto tutti questi lividi? Chi ti ha procurato questa ferita al petto? D – E’ stato l’uomo … Sei una pantera davvero splendida con un manto nero come la notte e gli occhi ardenti e penetranti come i fuochi di un accampamento di nomadi nella vastità della steppa. P – L’uomo ti ha fatto questo? Perché?! … D – Perché l’uomo spesso è violento e colpisce senza una ragione. P – Colpisce gli animali, colpisce gli alberi e le piante; sì proprio senza una ragione. Eppure non immaginavo che potesse colpire anche la donna: un essere umano uguale a lui. D – In fondo lo ha sempre fatto, e continua a farlo ancora oggi. P – Ancora oggi? Oggi che ha costruito una civiltà avanzata dove ciascun essere del pianeta può reclamare senza paura il diritto alla vita e alla propria dignità di essere vivente? D – Sì, ancora oggi,…
Presso le prime civiltà del bacino medio – orientale le donne portano un velo che copre loro il capo e parte del volto, lasciando scoperti gli occhi, la fronte, un poco degli zigomi. Si tratta quasi sempre di un velo sottile e talvolta trasparente. Lo indossano le donne del popolo, come quelle di alto lignaggio (principesse, regine, concubine reali, donne di corte ecc. ecc.). Così il velo diventa elemento di distinzione piuttosto particolare per la donna. Con il passare del tempo si trasformerà in un simbolo quasi sacrale, che giunge a sfiorare il Divino. La donna velata è simbolo dell’Universo, della potenza del generare che ha in sé, quindi della vita; ma anche dell’oscurità notturna, del silenzio assoluto e delle tenebre portatrici di presenze ctonie e infere, quindi della morte e del potere che ella ha di esplicarla quasi al pari della vita. Il velo che copre il suo corpo la vela e, insieme, la rivela; conserva e, insieme, mostra al mondo il suo mistero e la protegge dal mondo, dalle sue insidie, dai suoi pericoli. Il velo e la donna hanno una valenza mistico – divina imprescindibile. Perciò il genere femminile è come una divinità in terra, che emana…
Manuela Celli è nata a Roma e vive in Toscana. Ha lavorato per diverse aziende come stilista di moda. Esperta di sviluppo personale, da oltre trent’anni ricerca e studia tutto ciò che riguarda la gestione delle emozioni, l’autostima, le interazioni umane, con particolare attenzione ai meccanismi che regolano attrazione, conquista e mantenimento delle relazioni sentimentali. E’ autrice di “Come entrare nel suo cuore senza uscire di testa”, “Amore e seduzione”, “Come conquistare uno stronzo”, “Le chiavi del potere personale” tutti pubblicati dalle Edizioni Il Punto d’Incontro. Francesca Rita Rombolà conversa con Manuela Celli. D – Manuela, inizio questa conversazione col chiederti della tua esperienza come stilista di moda. Lo sei ancora? Continuerai ad esserlo? R – Ho studiato Moda e Costume Teatrale. Ho iniziato a lavorare come stilista appena terminati gli studi e ho lavorato per molti anni nel settore collaborando con diverse aziende. La moda è stata, è e sarà sempre una grande passione per me. Ma, ad un certo punto della mia vita, è successo altro, e ho intrapreso un altro cammino. Nella mia vita ci sono state due grandi passioni che mi hanno accompagnato fin da quando ero piccola: una riguarda la moda e il disegno, l’altra…
“AD UN PASSO DALLA VERITA’” (Emmelibri Editore) di Patrizio Grossi è un noir ambientato a Genova. Diversi e variegati sono i personaggi di questo giallo, ma legati tutti da un filo sottile che diventerà visibile chiaramente soltanto nelle ultime pagine del romanzo. Eleonora, la protagonista, è la chiave dell’intera vicenda, e sarà, per il lettore attento, il personaggio più enigmatico e controverso forse fin dal principio. La storia si svolge nell’arco di un quarantennio, cioè dal 1964 fino al 2004. Ben orchestrati i vari flashback, che scandiscono puntualmente le date e le fasi degli avvenimenti. In una Genova tranquilla e forse anche un pò monotona, “un’altra Genova”, ammantata di perbenismo e di ostentata eleganza, agisce spesso nell’ombra e si insinua nei meandri oscuri di una realtà tutt’altro che perbene e sincera. Marco Torresi è l’altro protagonista del romanzo, che avrà un ruolo decisamente subdolo e intrigante fin dal prologo sintetico ma marcato. E poi detective privati, viaggi in Sud America, un misterioso delitto, segreti inconfessabili del passato che vedono la luce lentamente costituiscono un mix produttore di suspance e di quel pizzico di adrenalina in più la quale non guasta mai in questo genere di romanzi. Claudia e Corrado forse,…
Miguel Hernandez (1910 – 1942), di umilissime origini, passò la giovinezza aiutando il padre, un pastore di capre sensale di bestiame, finché, attratto dalla poesia, si recò a Madrid dove, tra innumerevoli difficoltà economiche, riuscì a farsi conoscere e apprezzare nei circoli letterari più importanti e vivaci della capitale spagnola. Allo scoppio della guerra civile militò tra i repubblicani. Al termine di questa fu rinchiuso nelle prigioni franchiste dove subì maltrattamenti e torture di ogni genere, che ne minarono la salute portandolo a morte precoce. La sua poesia presenta una tecnica che risente della tradizione del barocchismo spagnolo ai limiti della retorica, ma è sinceramente ispirata da un senso della vita grave e dolente, da un qualcosa che ha quasi il peso ineluttabile della fatalità e della morte, a parte – si intende – le liriche che rivelano il suo forte impegno civile e politico testimoniato dalla partecipazione alla guerra civile e dalla morte in carcere. La breve lirica “Il cimitero è vicino” è dedicata al figlioletto morto a soli dieci mesi, mentre in Spagna imperversava la guerra civile. Il dolore è contenuto e silente, ed esplode, in silenziosa deflagrazione, soltanto nell’ultimo verso che chiude la dolorosa descrizione dove la…
