La luna e i poeti

La luna. Sempre splendida e meravigliosa nel cielo notturno dei tempi. La luna. L’unico satellite del pianeta terra. Che intorno al pianeta terra gira e compie il suo ciclo. La luna. Che brilla per la luce riflessa del sole, talvolta pallida, talvolta argentea, talaltra bianca, trasparente e spettrale. Corpo celeste sferico forse desertico e desolato. Forse senza vita. La luna. Amica e (perché no?) “braccio destro” dei poeti. La luna e i poeti. Connubio antico e solido. Sodalizio totale e infinito. Non vi è poeta che non abbia contemplato la luna in notti dell’anima placide e serene e che non si sia rivolto alla luna in altrettante notti dell’anima tempestose e terribili, in un cielo dalla vastità schiacciante e inaudita, al di sopra di paesaggi irreali o surreali, collinari o montani, lacustri o campestri, marittimi e insulari. Alla luna il poeta racconta da sempre le sue pene e i suoi dolori, le sue speranze e le sue gioie. Alla luna da sempre il poeta parla intrattenendo un dialogo muto o percettibile appena, silenzioso o esuberante; e la luna lo ascolta parlandogli e sua volta (non è dato, credo, a chi la poesia non ama e non comprende almeno un pò,…

Il sacro fuoco della poesia e i muri da abbattere

Muri di pietra. Muri di gomma. Muri di ghiaccio. Muri di cristallo. Muri di legno. Muri di sabbia. Muri di mattoni. Muri di acciaio. Muri invisibili fatti di aria o di etere, di omertà, di rancore, di invidia o di malvagità, di odio o di vanagloria, di egoismo o di perbenismo, di paura o di pregiudizio contro i quali spesso si va a sbattere inconsciamente e li si porta nell’anima come ferite piccole e dolorose forse per l’intero arco della propria esistenza. Un muro davanti alla tua strada. Sul tuo cammino già tortuoso e difficile. Un muro alto o basso. Che separa e che divide. Un muro come una barriera. Che si snoda per kilometri in lunghezza e in larghezza. Attraverso lo spazio e il tempo. Un muro che ti impedisce di vedere. E forse perfino di morire quando lo desideri tanto. Quanti muri nel nostro percorso esistenziale e nella storia dei popoli e delle nazioni. Muri di ogni genere. Di ogni tipo. Di ogni natura. Di ogni sostanza. Muri costruiti apposta. Talvolta per sbaglio o per ripicca. Talvolta per disprezzo o per protezione. Muri costruiti perfino per troppo amore o per eccessiva e inconscia morbosità. E i giorni corrono…

Willem Elsschot: uno dei grandi classici della letteratura olandese
000 Primo piano , Willem Elsschot / 11 Settembre 2023

Willem Elsschot (1882 – 1960) è stato romanziere e poeta belga di lingua olandese. Di professione fu uomo di affari, ma fu soprattutto un narratore molto sensibile e piuttosto puntuale e preciso delle strane ambiguità della morale borghese. La sua scrittura, come il suo stile pungente e mordace spesso diverso e a tratti decisamente innovativo in letteratura, si contraddistinguono ampiamente per una particolare quanto speciale fusione di malinconia intensa e di quasi grottesca comicità, concisa e fredda oggettività alternata ad un efficace gioco verbale, latente cinismo e sentimenti contrastanti. I suoi ultimi romanzi soprattutto raccontano, attraverso i loro protagonisti – narratori, il mondo dei perdenti, degli autsider, dei delusi e disillusi dalla vita. Ne viene fuori, perciò, un affresco quanto mai bizzarro e accattivante eppure doloroso e sarcastico insieme, che lascia nel lettore una sensazione di velato compianto misto a rabbia sottile e montante. L’universo letterario di Willem Elsschot è popolato da proletari, gente che nulla ha da guadagnare e dunque nulla da perdere dalla vita, gli ultimi del mondo forse trovatisi a vivere, o a sopravvivere, loro malgrado in una società che si pone indifferente nei loro riguardi, se non addirittura ostile, che sembra voglia quasi rigettarli e fin’anche…

La lotta quasi incessante fra il Bene e il Male. Una breve riflessione su “IL Signore degli Anelli” di John Ronald Reuel Tolkien

A partire dal 2 settembre fino al 2 ottobre 2023, e forse più oltre, ci saranno, in tutto il mondo, le celebrazioni per i cinquant’anni della morte di John Ronald Reuel Tolkien (1892 – 1973). Il suo nome è legato indissolubilmente alla sua opera “Il Signore degli Anelli” (non può esserci “Il Signore degli Anelli” senza Tolkien e non può esserci Tolkien senza “Il Signore degli Anelli”), un successo mondiale che accumula lettori, ammiratori ed estimatori in ogni parte del pianeta sempre più con il passare dei decenni. Saga affascinante quanto lunga e avventurosa ( si compone di più volumi ciascuno con un proprio titolo) “Il Signore degli Anelli”, a detta di molti critici letterari e di intellettuali, e non solo del mondo anglosassone, è il capostipite, o l’iniziatore, di un genere (forse letterario a tutti gli effetti, o forse no) letterario che verrà chiamato “Fantasy” e che avrà tanta fortuna e tanto proliferare praticamente dapertutto. Forse Tolkien, quando scrisse “Il Signore degli Anelli”, non si aspettava di sicuro tale successo mondiale, forse neppure lo auspicava; per diversi anni la sua lunga narrazione è stata considerata un’opera per ragazzi ricca di avventure, di personaggi strani, di epiche battaglie, di terre…

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