La luce frecciante di giugno

Lo spessore morale, la tensione lirica, la forza evocativa della parola poetica di Mario Luzi (1914 – 2005) trovano in questa poesia, “Nel mese di giugno”, un’evidente esemplificazione: si osservi, infatti, con quale efficacia espressiva il poeta riesca, prima, ad offrire al lettore un panorama, non esteriore, ma tutto interiore, della città che, dopo la breve notte di inizio solstizio estivo, si ridesta alla luce frecciante (termine decisamente poetico) di giugno e resta come in attesa, e poi fa sentire “l’urgenza”, la necessità quasi, la realtà piuttosto tangibile di Dio; allora la nostra solitudine, le prime luci che colpiscono come frecce la calma del crepuscolo nell’ora che separa il lavoro giornaliero dal riposo notturno, l’istante del tempo infinitesimale che ancora non permette il riposo e il corpo stanco deve raccogliere le ultime energie, quando la rondine festosa non garrisce più ed ancora l’assiolo non ha iniziato il suo canto notturno, in questa pausa – dunque – tra i suoni del movimento, della vita, e il loro permanere solo come eco e ricordo (sopravvivenza) la presenza del Divino si manifesta quieta eppure forte venendo incontro “in veste di randagio/d’infermo/di bambino tribolato”, che quotidianamente ripete: “la virtù quando non giunge/fino all’amore è…

Un blues lacerante le cui note bucano il silenzio fitto intorno a noi. “Gli accordi spezzati” di Roberto Maggi
000 Primo piano , Roberto Maggi / 18 Giugno 2024

Talvolta i sogni si realizzano, talaltra invece sono destinati a rimanere vaghe chimere senza testa, oppure a volte può capitare perfino che si realizzino fin troppo finendo per trasformarsi in accordi musicali sghembi e disarmonici, ghiotta preda, così, di nemmeno troppo impetuosi soffi di vento – preludi di tempeste che possono spezzarli  – e che in effetti finiscono inesorabilmente per farlo. “Gli accordi spezzati” (BastogiLibri, 2024) è il primo romanzo di Roberto Maggi, un autore che stimo e apprezzo e con il quale ho un rapporto epistolare piuttosto frequente, anche se discontinuo. Un romanzo (più o meno) sofferto nella sua stesura e nella sua messa a punto finale, ma che si rivela efficace e, a suo modo, brillante nella struttura. La copertina accattivante (peraltro realizzata da una foto dello stesso autore) sa creare un effetto artistico sicuro che colpisce l’occhio attento e a caccia di segnali d’arte. “Gli accordi spezzati” di Roberto Maggi è un romanzo non lineare, e tuttavia fluido come l’acqua che si adatta a qualunque forma, la cui scrittura colta è in grado di penetrare nell’anima e di stimolare la mente verso l’apertura e la profondità. Roberto Maggi racconta storie nel suo romanzo, storie fatte di vissuti…

La Poesia e la sapienza antica. Dialogo con il professor Angelo Tonelli, fra i maggiori studiosi e traduttori italiani dei classici greci
000 Primo piano , Angelo Tonelli / 11 Giugno 2024

Angelo Tonelli è studioso del mondo greco antico. Fra le sue opere principali: “Oracoli caldaici” (Coliseum 1993; Rizzoli 1995 e 2005); “Eraclito, Dell’Origine” (Feltrinelli, 1993, e ristampa riveduta 2005); “Properzio, Il libro di Cinzia (Marsilio, 1993, quattro edizioni); “T. S. Eliot, La Terra Desolata e Quattro Quartetti” (Feltrinelli, 1995, sei edizioni, con ristampa riveduta per il 2005). I suoi lavori sui tragici greci sono raccolti in un’unico cofanetto di millesettecentocinquanta pagine, ossia: “Tutta la tragedia greca” (Marsilio, 2007). Angelo Tonelli è anche autore di opere filosofiche, teatrali e poetiche, ed è intervenuto in numerosi programmi culturali della Rai. Francesca Rita Rombolà dialoga, per poesiaeletteratura.it, con il professore Angelo Tonelli. D- Professor Tonelli, cos’è stata, e cos’è oggi, nei primi decenni del ventunesimo secolo, la Poesia? R – La Poesia è stata impulso vitale, conoscenza completa dell’uomo, parola che unifica ed eleva, che sconvolge e insieme coinvolge, che crea e trasforma l’interiorità umana. I poeti dell’antica Grecia hanno plasmato un mondo ostile e ferino trasformandolo nella grandiosa civiltà che tutti conosciamo. La Poesia oggi? Nel ventunesimo secolo? La Poesia è un’urgenza antropologica la cui presenza nella società caotica e tecnologizzata non può essere più rimandata, pena la fine della civiltà e…

La parola infranta e i suoi frammenti. “40+1 – Quaranta poesie più un monologo” di Anna Maria Benone

Una silloge poetica piuttosto originale in cui il linguaggio rimanda a una pluralità di significati inerenti al post – moderno che viviamo quotidianamente e dentro il quale siamo immersi. “40+1 – Quaranta poesie e un monologo” (Edizioni Controluna, 2023) di Anna Maria Benone è un volume agile e scorrevole (confesso che è stato davvero un piacere leggere queste poesie), piuttosto semplice nella forma e nella struttura semantica di ciascun verso ma che tuttavia sottintende un messaggio chiaro di fratellanza, di amore universale, di vicinanza con chi soffre e ha, o ha avuto, esperienza del dolore anche in modo estremo. Ecco la poesia che apre la raccolta: “Tempo lento” – Passato/culla del futuro./Incanto di una nuova speranza. In pochi versi essenziali vi si concentra il tema del futuro, che infonde speranza perfino nel caos e nell’incertezza del momento attuale. E poi: “Memoria” – Nel candore di/una pagina/il nero di/un pensiero/foglio/penna/giro di vite. Forse la penna è, ciò malgrado, una violenza perpetrata sulla pagina bianca simbolo di purezza, anche se, per mezzo di tale atto creativo, si vuole conservare la memoria, che è sempre un bene per l’uomo. Altra poesia: “Sul ciglio” – Strada nera/catrame cocente/vite assetate./Sul ciglio/un fiore/il richiamo della natura….

L’oscuro e forte messaggio per l’Europa, per l’Occidente, per l’uomo, per l’umanità. Nel primo centenario della morte di Franz Kafka
000 Primo piano , Franz Kafka / 3 Giugno 2024

Il 3 giugno 1924 muore, a soli quarantuno anni, a Kierling, Klosterneuburg (Austria), Franza Kafka uno fra i maggiori (a mio modestissimo parere proprio il maggiore) scrittori del ventesimo secolo che più di ogni altro, di questo travagliatissimo secolo, ha dato voce ed è stato espressione capillare delle inquietudini, delle paure, delle fobie profonde e ancora sconosciute dell’uomo moderno ma, direi, soprattutto dell’uomo post – moderno sfociante nel Transumanesimo, nell’era del dominio assoluto della tecnica, del calcolo, del denaro. Poche e semplici parole per ricordarlo. I suoi romanzi più celebri e più conosciuti, “Il processo” e “Il castello”, toccano vertici di letterarietà e di acume mentale davvero elevati; non vi è un modo esatto e preciso, per la critica letteraria, di ieri come di oggi, per entrare nel cuore di queste due strutture linguistiche, simboliche e metaforiche per eviscerarle e scandagliarne appieno il senso, l’enorme portata, l’oscuro e forte messaggio per l’Europa, per l’Occidente, per l’uomo, per l’umanità; qualunque tentativo, infatti, cozza da sempre contro ogni metodo come contro ogni trovata pseudogeniale di interpretazione. L’intera opera letteraria in sé di Franz Kafka è arguto enigma e sottile mistero, luce e tenebre insieme, calore e gelo intercalanti, misto di dolcezza sinuosa…

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