Isaac Emmauilovic Babel (1894 – 1941), scrittore russo, uno dei più popolari della letteratura dell’era sovietica in Russia, caduto, ad un certo momento, in disgrazia presso il regime sovietico ai tempi di Stalin. Figlio di genitori ebrei, compiuti gli studi in una scuola commerciale, lesse e approfondì i classici russi e francesi. Iniziò a S. Pietroburgo la sua carriera di scrittore pubblicando, a partire dal 1915, i suoi primi racconti sulla rivista “Annals” dello scrittore Maksim Gorkij. Isaac Babel condusse una vita avventurosa e piena di contraddizioni. Militò nell’Armata Imperiale, nelle forze rivoluzionarie nella guerra civile e tra le fila della polizia segreta. Le sue esperienze militari, perciò, gli ispirarono racconti popolati di soldati nostalgici della vita civile (l’esempio più importante, dal punto di vista letterario, è il suo romanzo famoso “L’armata a cavallo” del 1923 – 25) oppure popolati di commercianti ebraici e gente del popolo, semplice ma anche caustica, da lui sempre narrati in ironici racconti nel colorito dialetto di Odessa, la sua città natale ( “I racconti di Odessa”, 1923 – 24). Il realismo delle sue storie di guerra fu aspramente criticato dal regime, quasi fosse una diffamazione degli eroi russi. Per questo divenne vittima dello stalinismo,…
George Gordon Byron, Lord Byron, (VI barone Byron) nasce a Londra (Gran Bretagna) il 22 gennaio 1788, morirà a Missoulungi (Grecia) il 19 aprile 1824, perciò quest’anno (2024) ricorre il bicentenario della sua morte. Byron, il poeta melodrammatico “sfruttatore” delle proprie emozioni; Byron, il poeta – rapsode della natura; Byron, il poeta idealista liberale in guerra contro l’oppressione politica; Byron, il poeta anarchico e ribelle ostentatamente nemico di tutti gli atteggiamenti morali convenzionali; Byron, il poeta aristocratico osservatore dei fatti storici; Byron, il poeta ironico; Byron, il maestro dei versi colloquiali; Byron, il poeta – creatore di un tipo di poesia narrativa e discorsiva abbastanza libera da consentirgli di commentare la vita e il costume contemporaneo ed anche il proprio carattere, il proprio fato, i propri gusti e i propri pregiudizi; Byron, il poeta sarcastico ed edonista che rifiuta di prendere sul serio se stesso o chiunque altro; Byron, il poeta romantico inglese che ha forse dato i dettami ad un’intera epoca; Byron, il poeta propugnatore del titanismo puro nell’arte e insieme nella vita. George Gordon Byron, Lord Byron, spietato contro se stesso quanto contro ogni forma di dispotismo e di coercizione, umana, politica, sociale, tenace difensore della libertà (forse,…
Maria Martino è nata a Palermo nel 1945, ma vive a Milano. Da sempre appassionata di scrittura, nel tempo ha scritto libri spaziando fra i diversi generi della letteratura. Fra i suoi thriller: “Carambola di delitti”, “Omicidi virtuali”, “Analisi omicida”; i suoi libri fantasy: “Il mistero dei Maya – Il sovrano non verrà condotto in Athlas”; fra le sue raccolte di poesie: “Parole in solfeggio”, “La lirica nasce dai suoni”. Ha ricevuto due attestati di benemerenza per il concorso nazionale per la Poesia “Premio Perini 2003” e “premio Perini 2009” a Milano. Francesca Rita Rombolà conversa con la scrittrice Maria Martino D – Maria Martino, pensa che il fantasy sia ancora, diciamo, un genere di “nicchia” in Italia, anche se negli ultimi anni ha avuto una certa diffusione piuttosto di massa? R – Penso che il genere fantasy piaccia a molti. Basta valutare quanto successo abbia avuto “Harry Potter e la pietra filosofale”, per esempio. D – Qual’è in fondo il tuo genere letterario preferito? Quello in cui la tua scrittura è più spontanea e fluida, ad esempio? R – Il mio genere letterario preferito è il thriller, ma leggo altri generi letterari e saggi scientifici. Scrivo volentieri thriller, anche…
Quinto Orazio Flacco (Venosa 65 a. C. – Roma 8 a. C.) è il poeta latino formulatore del famoso concetto “carpe diem / cogli l’attimo”, ma forse è meno conosciuto per un altro concetto più profondo e, diciamo, meno “solare”, cioè il senso del “niger”. Il termine latino niger può essere tradotto con nero, oscuro, notturno; in Orazio assume un significato piuttosto originale e complesso. Egli era, come tutti gli scrittori latini, introspettivo. Dalle sue opere non si ricava solo il suo ritratto fisico – un uomo del sud Italia (un meridionale, diremmo oggi) basso, corpulento, cisposo, scuro di pelle e precocemente ingrigito – ma anche, e soprattutto, quello psichico dominato da due tratti: irritabilità e irrequietezza. “Non sai stare un’ora con te stesso, ma fuggi da te cercando di eludere l’ansia col vino o col sonno: invano, ché essa, nera compagna, ti sta sempre alle costole”, si fa dire, dal servo Davo, promosso, per l’occasione, a voce della sua coscienza. Questa “nera compagna” ha una certa predilezione inconscia nel poeta, e il termine niger vi compare spesso nella sua intera produzione letteraria: per sottolinearne alquanto il senso profondo e quasi celato alla coscienza. Perché questa predilezione? Perché forse, come…
