Gli ultimi giorni di agosto. Quasi sempre temuti. Quasi sempre aspettati.

Gli ultimi giorni di agosto. Quasi sempre temuti, quasi sempre aspettati. Temuti perché forse finisce un momento prolungato di svago e di vacanza fatto di balli notturni, di sagre paesane, di tanto mare e di tanto sole, spesso di calura, di pranzi e di cene luculliane in compagnia di amici e in posti che ricordano una spensieratezza spesso fanciullesca, ma anche di lunghe camminate in solitaria e di uno strano silenzio interiore in netto contrasto con gli schiamazzi quotidiani e notturni di un mese che si vuole dedicato al riposo totale e un poco anarchico  in ogni cosa … almeno nei paesi mediterranei. Aspettati perché ritorna una quotidianità perduta che in un certo senso rende sicuri, e tiene al sicuro dal caos e dalla rottura degli schemi. Bello notare come in questi ultimi giorni di agosto le albe si siano allungate e i tramonti accorciati, mentre i crepuscoli mattutini e serali riservano al sole dei raggi sottili e improvvisi come una lama dal bagliore istantaneo su una superficie eterea che rimanda alla riflessione o all’apatia. Non è tempo di pensare all’autunno. Non è tempo di pensare all’inverno. Non è tempo di pensare a ciò che entrambi riservano nell’immediato o all’arguta…

Il nudo nichilismo in cui è immersa tutta la vita. Il ciclo dei tre romanzi brevi di Cesare Pavese
000 Primo piano , Cesare Pavese / 19 Agosto 2025

Tre romanzi brevi, una sorta di trilogia. Si tratta di un ciclo di romanzi (tre, per l’esattezza) di Cesare Pavese sui quali, forse, la critica si è divisa di più e lo stesso autore ha guardato ad essi, nello scriverli e nel presentarli, quasi come a un ciclo letterario complesso e di non facile interpretazione. “La bella estate” è il primo dei tre romanzi – gli altri due sono “Il diavolo sulle colline” e “Tra donne sole” – che costituiscono il volume omonimo pubblicato nel 1949, e che sono impostati su temi precedenti toccati dall’autore ma che in questi tre romanzi brevi vengono approfonditi nel proprio sviluppo e, dunque, perfezionati nella strutturazione e nello stile. “La bella estate”, in particolare, riprende il motivo della solitudine, che Cesare Pavese aveva già trattato nel romanzo “Carcere”; ma adesso in una situazione del tutto diversa in quanto è la solitudine dell’adolescenza impersonata nella tenue e delicata figura della protagonista Ginia coi primi turbamenti e le prime speranze, coi primi timidi approcci, e perciò con l’esperienza dell’amore e del sesso, che alla fine di un’estate vissuta intensamente si trasformeranno in solitudine: quella solitudine che nasce a Ginia spontanea dall’amarezza del disinganno dopo che Guido,…

La sempre utilità della letteratura. “Creatura di sabbia” di Tahar Ben Jelloun
000 Primo piano , Tahar Ben Jelloun / 12 Agosto 2025

Libro ricco di fascino con una costruzione del testo quasi come uno spettacolo, per collages, che adatta il linguaggio ai differenti personaggi; come esempio basta confrontare il capitolo XIV, Salem, con il capitolo XVII, Il trovatore cieco, per sottilmente rilevare la metafora di fondo, cioè la specularità con il bibliotecario cieco, sinonimo sicuro dello scrittore Borges, de “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Sto parlando del romanzo “Creatura di sabbia” dello scrittore marocchino, naturalizzato francese, Tahar Ben Jelloun. “Essere donna è una menomazione naturale della quale tutti si fanno una ragione. Essere uomo è un’illusione e una violenza che giustifica e privilegia qualsiasi cosa”. Così scriverà nel suo diario Ahmed – Zahra, il ragazzo “che aveva seni da donna”, la ragazza “con la barba malrasata”, la persona fantastica e reale ad un tempo, “disgraziatamente” nata femmina e allevata dal padre come un maschio, cioè il/la protagonista disperata, autolesionista e ribelle di “Creatura di sabbia”. “Creatura di sabbia” è la storia di Ahmed raccontata da lui stesso, ormai vecchio, il solo a conoscere la verità della sua angosciosa esistenza e dei suoi sogni allucinati. Egli scrive ogni notte su un diario segreto le sue ossessioni e la sua ipersensibilità: le…

Paura e oppressione sul mondo. “L’uomo è forte” di Corrado Alvaro
000 Primo piano , Corrado Alvaro / 5 Agosto 2025

“L’uomo è forte” di Corrado Alvaro (1895 – 1956) è forse l’opera più matura e dai molti sottintesi di questo scrittore. La crisi della società è ancora presente, come negli altri romanzi, anche in “L’uomo è forte”, ma qui la società è diversa da quelle liberali perché ora lo sfondo è un soffocante regime totalitario. I personaggi principali di questo romanzo sono Dale e Barbara, due giovani che si sono conosciuti all’estero. Ritornati nel loro paese in periodi diversi, dove nel frattempo si è stabilita al potere una dittatura, si incontrano ancora, e fra di loro rifiorisce un segreto legame affettivo. Ma si trovano sempre a vivere nella paura e nel sospetto diffuso dal nuovo regime collettivistico. Tutta la vita della nazione è angosciata dal terrore, non si pensa che al momento in cui il regime dittatoriale crollerà; perfino l’amore, nel quale Dale e Barbara cercano la liberazione, ha un qualcosa di insistentemente e quasi ossessivamente colpevole e tormentoso. L’epilogo non sarà né felice né neutrale né banalmente scontato; infatti Barbara, proprio per liberarsi dall’incubo della colpa, denuncerà Dale il quale poi, sempre più sospettoso di tutti e di ciascuno, ucciderà in un diverbio il Direttore dell’Ufficio Tecnico Industriale di…

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