Paura e oppressione sul mondo. “L’uomo è forte” di Corrado Alvaro

5 Agosto 2025

“L’uomo è forte” di Corrado Alvaro (1895 – 1956) è forse l’opera più matura e dai molti sottintesi di questo scrittore. La crisi della società è ancora presente, come negli altri romanzi, anche in “L’uomo è forte”, ma qui la società è diversa da quelle liberali perché ora lo sfondo è un soffocante regime totalitario. I personaggi principali di questo romanzo sono Dale e Barbara, due giovani che si sono conosciuti all’estero. Ritornati nel loro paese in periodi diversi, dove nel frattempo si è stabilita al potere una dittatura, si incontrano ancora, e fra di loro rifiorisce un segreto legame affettivo. Ma si trovano sempre a vivere nella paura e nel sospetto diffuso dal nuovo regime collettivistico. Tutta la vita della nazione è angosciata dal terrore, non si pensa che al momento in cui il regime dittatoriale crollerà; perfino l’amore, nel quale Dale e Barbara cercano la liberazione, ha un qualcosa di insistentemente e quasi ossessivamente colpevole e tormentoso. L’epilogo non sarà né felice né neutrale né banalmente scontato; infatti Barbara, proprio per liberarsi dall’incubo della colpa, denuncerà Dale il quale poi, sempre più sospettoso di tutti e di ciascuno, ucciderà in un diverbio il Direttore dell’Ufficio Tecnico Industriale di Stato, alle cui dipendenze lavorava, e fuggirà al Nord fra le bande armate che si oppongono al regime.

Quando pubblicò “L’uomo è forte” Corrado Alvaro vi premise, in avvertenza, che l’azione si svolgeva in Unione Sovietica (oggi Russia). Dopo la caduta del regime fascista in Italia, sconfessando questa dichiarazione, lo scrittore fece capire che in questo romanzo aveva solo preso di mira “quella malattia diffusa della paura, che colpì tutti noi, poveri uomini, dovunque l’uomo fu represso”, quindi anche sotto il regime fascista, tant’è vero che il primo titolo del romanzo avrebbe dovuto essere proprio “Paura sul mondo”.

In “L’uomo è forte” Corrado Alvaro si dimostra padrone ormai di una prosa capace di rappresentare con scioltezza, attraverso dosati passaggi e infinite infiltrazioni, anche la realtà più complessa poiché egli sa scavare magistralmente nella psicologia individuale e, allo stesso tempo, condurre l’indagine su un’intera società. Questo romanzo non ha cessato e forse, purtroppo, non cesserà mai di essere attuale e di porsi quale significante della psiche umana, pressata dal “demone della paura”, e dell’intera società umana sottoposta a regimi totalitari di qualsivoglia natura e di qualsiasi colore politico o ideologia. Da “L’uomo è forte” di Corrado Alvaro ecco un estratto piuttosto pertinente al riguardo e che induce alla riflessione:

“(…) Finito il chiasso riaffiorò il cantare della zigana; e quel canto era niente altro che il grido umano, la necessità elementare dell’urlo; ella non era più che la sua voce. (…) Quella voce era il grido della partoriente, l’esclamazione dell’infanzia, il canto solitario che tutti gli uomini hanno intonato almeno una volta in un bosco percorso dal vento o sulle rive del mare agitato, o lavorando, o guidando un animale”.

Francesca Rita Rombolà

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