Belli. Forse di più. Bellissimi. I bellissimi frutti di settembre. Protetti dalla loro sottile corazza di ancor più sottilissime spine, forse per proteggersi dall’umidità dei crepuscoli, forse dai predatori animali, forse da mani umane non sempre “delicate” nello strapparle alle foglie di cactus. I fichi d’india … frutti ormai endemici da secoli delle estreme regioni meridionali della nostra penisola. I fichi d’India … frutti che maturano nei giorni tiepidi e luminosi di settembre, alle sue brezze marine, ai soffi del suo vento (lo Zephiro degli antichi greci e latini) lieve e gentile nel tocco ultra millenario. I fichi d’India … frutti che sanno di tenace resistenza agli elementi naturali più minacciosi e di terre lontane, di culture ancora deste e regali, di giorni dolorosi e di dolcezze inconsce mai sopite. Frutti di settembre. Sì. I bellissimi ed esotici frutti di settembre.
FRUTTI DI SETTEMBRE
Quasi nascosta
come in ombra,
ancora tenace
e ormai solitaria
fra alberi e arbusti
di un habitat
naturale ed endemico
forse unico, forse diverso
da molti altri;
l’ho vista passando,
e il mio sguardo perspicace
l’ha sfiorata
la sola pianta di fico d’India
rimasta su una collina
che molte ne ha viste
crescere rigogliose, e morire
in anni trascorsi
al di fuori del tempo immemore.
Bianchi, fucsia, gialli,
arancio, rossi
i frutti maturi, lieti
al bacio del sole
alla fine della calura estiva.
E’ settembre, lo stesso settembre
che tanto mi donò letizia
e tanto amai in giorni lontani:
frammenti di cometa
luminosi e silenti
nel più buio dei cieli.
Oh figli del tellurico singulto della terra
partoriti dalla lava di vulcani
che si ridestano nel breve
colpo d’ala dell’aquila orgogliosa,
di voi si compiacque e gioì
il grande poeta venuto dal Nord
a cui deste ristoro
e placaste la sete portata
dalle ardenti latitudini mediterranee.
Frutti della bellezza elevata
giunti dal grande oceano sconosciuto
tratti dal suolo
di splendidi e crudeli imperi
distrutti da conquistadores
troppo avidi e incolti
per capirne l’esistenza, e l’essenza;
frutti di settembre.
Di settembre. Nel suo notturno vento lieve
e nei suoi echi di festa, di ricordi,
di vissuti custoditi
che mai spersi
sono speranza nella ferocia dei tempi.
Francesca Rita Rombolà

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