Talvolta i giorni che si ripetono ciclicamente sono lieti, talvolta invece tristi, anche se in apparenza non vi è motivo di tristezza alcuna. Talvolta l’atmosfera che in essi si respira ti riporta indietro nel tempo (può essere del tutto normale) a vissuti che non si potranno mai dimenticare, ma che credevi di aver perso per sempre in qualche angolo oscuro dell’inconscio; tutto è uguale come sempre; tutto in fondo si ripete quasi identico in ogni cosa, eppure non è come prima. Non è più come prima. Qualcosa, anche di impercettibile, è mutato. Muta ogni volta. La stessa atmosfera ha un qualcosa di imperscrutabile e ineluttabile che si percepisce appena. Ma si percepisce. Senti vicino a te la presenza viva di chi ti amò e ti volle bene e ormai non è più; senti quel calore interiore che ti faceva “danzare nell’aria” nell’infanzia e nell’adolescenza al solo respirare l’aria, al solo guardare il cielo, al solo udire i suoni, al solo sentire gli odori, al solo guardare la magia collettiva dei colori, l’ondeggiare delle persone di ogni età per vie e piazze, angoli di mercato e di spettacoli di strada.
Tutto ritorna. Ma forse non è mai veramente del tutto identico.
NON OMBRE MA VIVI
Così il poeta ode l’eco
prima della voce,
percepisce il rifiuto
nel consenso;
e la Poesia
invece di svolgersi
si annoda, si intreccia
e – dunque – nulla attendo
dal respiro delle ore
dei giorni, degli anni
mentre provo
l’ambivalenza astratta
dell’essere e del non – essere
poiché nelle tenebre più fitte
riesco a scorgere meglio
tutta la potenza della luce.
… Ecco nell’aria i botti
che squarciano il sommesso brusio,
e il cielo si colora
di girandole, di lazzi
di una pioggia di filamenti
che esplode sonora e indifferente
velando gli occhi di indicibili lacrime
nella piazza abbacinata
dal sole del mattino:
Ah il radioso rimpianto
è fra le turbolenze del cuore
la più sensibile:
il sorriso è doloroso,
il dolore sorride, e consola.
Allora contemporaneamente
gli istanti immobilizzano la temporalità,
elevano l’esistenza
al di là della comune durata.
Essi son lì
non ombre ma vivi
mentre lieti
con la lucida pupilla
che si immerge nell’evento
contemplano la visione
su quel sagrato della chiesa
tanto amato. Tutti.
L’ispirazione non è mai
davvero completa
se non quando associa
la solennità del giorno di festa
alla sublimità del suo cantare.
… Sì. Tutti. Ahimè, anche
i trapassati da decenni ormai
si uniscono al battito di mani
al suono della banda
al lancio delle effigi sacre
attaccate ai palloncini frementi.
Da molti anni cerco di comprendere
tutte le potenze
dei nessi istantanei,
l’impeto del sacrificio;
ma non serve altro
che l’istante,
perciò il poeta lo crea.
Ed è la vita
a prevalere felice
quando la morte arretra
e si ritira nel vuoto.
Va avanti il tempo. In avanti.
L’unica direzione consentita sulla terra.
Non l’anima, non la psiche
non lo spirito.
Sì, ogni anno
finché il mondo è.
Sì. Nella terra delle madri.
Sì. Nella terra dei padri.
Donne e uomini di ogni generazione.
Francesca Rita Rombolà

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