Sonia Giovannetti è poetessa, scrittrice saggista e critica letteraria. Fa parte di molte associazioni promotrici di arte e letteratura, è membro e presidente di giuria a premi letterari nazionali, internazionali e in alcuni istituti di istruzione secondaria. Numerose poesie, racconti e saggi sono stati pubblicati da testate giornalistiche, riviste, antologie letterarie e raccolte poetiche. Sul periodico di informazione “Il Nuovo” ha curato, con i suoi componimenti, la rubrica letteraria “In punta di penna”. Della sua poesia si sono occupati illustri letterati e le sue opere hanno ottenuto il primo premio a molteplici concorsi letterari nazionali e internazionali per la Poesia, la Narrativa, la Saggistica e per l’impegno sociale. Fra i vari riconoscimenti le è stato conferito anche il “Certamen Apollinare Poeticum 2019” dall’Università Pontificia Salesiana, il premio “Caput Gauri 2019” e il premio speciale al Premio della Svizzera “Switzerland Literary Price” a Lugano 2024. Alcune sue opere sono state tradotte in inglese, azero, cinese e spagnolo con una pubblicazione nel 2024. Le opere di narrativa di Sonia Giovannetti: “Le ali della notte” (Armando Curcio Editore, 2014); di poesia: “Ho detto alla luna” (Aletti Editore, 2012), “Tempo vuoto” (Tracce Editore, 2013), “Un altro inverno” (Kairòs Editore, 2015), “Dalla parte del tempo” (Genesi Editore, 2018), “Pharmakon” (Genesi Editore, 2021), “Cien poemas – Màs allà del Muro” (Gruppo Editorial Sial Pigmaliòn, Madrid, 2024); di saggistica: “La poesia, malgrado tutto” (Castelvecchi Editore, 2022), “Arte sotto la lente – Non critiche a testi e mostre” (Il Convivio Editore, 2024).
Francesca Rita Rombolà dialoga sulla poesia con Sonia Giovannetti.
D – Sonia Giovannetti ha un curriculum letterario davvero ricco; ciò è una responsabilità per lei, motivo di soddisfazione, impegno costante, e forse anche stressante, o cos’altro?
R – Il mio rapporto con ciò che ho prodotto nei lunghi anni della mia attività (sono ormai più di quindici anni) è sempre stato caratterizzato da un sentimento appagante, di intima armonia con quanto, nel tempo, mi è capitato di scrivere e in cui mi sono sempre riconosciuta (anche se è vero, come diceva Ungaretti, che un poeta non si sente mai del tutto appagato dalle parole che finisce per scegliere). Soddisfazione, dunque, la mia, ma non tanto per i giudizi sulla mia opera di scrittrice, anche se per lo più assai lusinghieri, né per gli esiti commerciali delle mie pubblicazioni, in verità modesti, come accade, del resto, alla gran parte dei lavori poetici, quanto piuttosto per aver dato sempre voce, nella mia attività, alla parte più spontanea e autentica di me, ignorando condizionamenti e tentazioni che potessero limitare o deviare la mia libertà espressiva. Quanto all’impegno, costante sì, ma mai faticoso: la tensione creativa che avverte un poeta è un sentimento vitale, è tensione serena, ricerca continua e sempre gratificante del senso delle cose e della vita.
D – Come Sonia Giovannetti vive, realmente e intimamente, il suo rapporto con la Poesia?
R – Anche se ho già in parte risposto, voglio tuttavia aggiungere che la Poesia è sempre stata per me la chiave privilegiata al mio mondo interiore, a quella parte più oscura di me che, come in tutti gli esseri umani, convive non sempre pacificamente con l’io cosciente, l’io della ragione, quello stesso che ci permette di vivere in società e ci guida nel mondo, ma che al tempo stesso regola i confini del nostro agire nel solo territorio della realtà. Fuori da questo confine c’è però un altro universo più esteso, che tutti avvertiamo, quello della possibilità. E’ il mondo della fantasia, del sogno, della vera libertà del nostro io: per me, è il mondo della poesia, nel quale torno ad abitare ogni qualvolta creo i miei versi e in cui ritrovo sempre me stessa. La Poesia è sempre stata per me il tentativo di cogliere il senso più autentico delle cose (della vita, del mondo) e anche di dare la parola a chi non ha voce, agli umili, agli “ultimi”, alle vittime della violenza.
D – Vuole raccontare qualcosa su i suoi libri di poesie, di narrativa, di saggistica?
R – Se la Poesia è un viaggio in quel mondo senza confini e senza limiti di cui ho parlato, ho sempre considerato le mie opere di narrativa come un’estensione della mia creatività, un’invenzione anch’essa densa di fantasia, ma più prossima al mondo reale, come tutti la conosciamo. Tuttavia nei miei racconti è facile constatare come sia sempre l’immaginazione creativa a dominare, a parlare di un’altra e più desiderabile realtà, spesso intrecciata con la memoria di esperienze da me personalmente vissute, in una sorta di autobiografia trasfigurata. La saggistica invece è stata una vera e propria sfida, stimolata in me dal tentativo di riflettere “dall’esterno”, come osservatrice, sulla materia stessa del mio scrivere, che è e resta la Poesia. I saggi del mio libro “La poesia, malgrado tutto”, pubblicato per Castelvecchi Editore, sono infatti una sorta di esplorazione sui costrutti dell’ingegno ad essa contigui: la scienza, la filosofia, la letteratura, con cui, a ben riflettere, la Poesia stessa – questa l’ipotesi dell’opera – mostra di avere molte imprevedibili affinità, al di là dei confini canonici posti tra loro dalla tradizione culturale. A trascinarmi in questa fatica, e a darmene l’ispirazione, è stata la mia costante parallela attività di critica, i cui frutti ho raccolto nel libro “Arte sotto la lente” pubblicato nel 2024.
D – Che stagione sta vivendo, a suo parere, la Poesia nell’epoca del post – moderno?
R – Non c’è dubbio che il tempo attuale presenti molti ostacoli al manifestarsi e al dispiegarsi dello spirito poetico. La Poesia vuole infatti uno spazio per meditare, un tempo per interrogare se stessi, la concentrazione necessaria per ascoltare e interpretare le proprie emozioni. Viceversa, i ritmi frenetici della vita odierna, l’effetto di annullamento dello spazio e del tempo indotto dalle tecnologie informatiche, l’efficientismo e l’utilitarismo che dominano i rapporti sociali contrastano decisamente con la natura stessa del fare poetico. Del resto, non è forse opinione sempre più condivisa che la Poesia, come l’arte, le lingue antiche, la stessa filosofia, siano “inutili”, e perciò estranee allo spirito del nostro tempo? Ma a ben guardare, indagando nell’universo dei social, nella letteratura e nei testi della musica contemporanea, si può notare come, nonostante tutto, la Poesia resti germe diffuso, anche se, come ebbe a scrivere felicemente un critico, viva oggi un’esistenza clandestina, sotto mentite spoglie. Resto perciò ottimista sul suo destino, in ciò concordando con le parole ancora attuali di Eugenio Montale che, nel suo celebre discorso al Premio Nobel 1975, ebbe a dire: “Nonostante la mercificazione dell’arte e la pervasività delle comunicazioni di massa che spingono verso la solitudine e il consumo immediato, la Poesia autentica rimane un’espressione necessaria dell’animo umano che mette in contatto l’individuo con la propria coscienza e che non può essere distrutta”.
D – Una donna “sente maggiormente e più intensamente” i versi che scrive rispetto ad un uomo, cioè al poeta da sempre declinato al maschile?
R – Non penso ci sia distinzione tra generi quando si ha a che fare con quella libertà immaginativa del “demone” della poesia, che non sceglie mai il corpo in cui albergare. La parola della poesia non è quella dell’io cosciente, è suono che scaturisce dall’inconscio, da quell’altro “io” di cui sappiamo assai poco, ma che abita nelle profondità del nostro essere autentico sia esso femminile o maschile e che sta a noi poeti cercare di afferrare.
D – Cosa si sente di dire, con spontaneità e semplicità, a chi si accosta per la prima volta alla poesia, sia come lettore che come autore?
R – Che abbiamo sempre bisogno di nutrire la nostra anima, e che la Poesia e, fra tutti quelli possibili, un nutrimento eccellente, anche e soprattutto se ci avvaliamo della lettura dei grandi poeti, per tentare la strada della scrittura, che è ricerca faticosa della parola da usare e ci investe di grande responsabilità.
Francesca Rita Rombolà
Sonia Giovannetti

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