Luci che muovono verso chi le scorge – anche e ancora – in lontananza …

29 Ottobre 2025

E’ un tempo che annuncia il raccoglimento interiore. Un tempo per meditare e per riflettere su se stessi e su tutto ciò che ci circonda. Un tempo che avvicina di più a noi i nostri cari morti … una vera festa tutta per loro. Dedicata a loro. Perché la luminosità dei loro occhi vivi entri nei nostri e non si spenga mai. Perché ciò che ci rende consapevoli e forti nelle avversità possa essere fresca sorgente per il loro spirito e quiete per la loro anima.

Un tempo e un giorno elargiti per chi amò e praticò la pace e la giustizia, il bene e la verità, percepì il senso profondo dell’umano patire e dell’umano agire.

Nello splendore e nella gloria luci che muovono verso chi le scorge – anche e ancora – in lontananza … poiché il vicino e il lontano non arretrano di fronte all’inesorabile che, a volte, sembra sovrastarci e renderci impotenti.

Così l’autunno apre le sue porte, e ci invita ad entrare pienamente nella sua bella e modesta dimora.

VOLTI CHE PIU’ NON VEDI

Silenti i crepuscoli serali,

di un rosso acceso le nubi

trascolorano a Occidente

nella quiete che precede la sera.

Fra poco la notte

aprirà i suoi varchi,

lieve il cammino

per la radura

segnerà la terra

e i passi tracceranno

la strada delle foglie

cadute al suolo

in momenti e in attimi mai osservati.

Ecco che l’altra metà

ha raggiunto il sentiero

di fievoli luci in movimento,

il simbolo si ricompone:

il remoto nel presente viene

va il futuro libero

di tutte le paure e le angosce del vivere

poiché il morire

passa inavvertito

quando il tramonto entra sicuro.

Oh volti che più non vedi

volti che il sogno talvolta

dona e custodisce

e il freddo sonno d’Oltretomba

trattiene e avvinchia.

Vi ho amati

tanto da conservarne le fattezze

ancora un giorno, ancora un anno

al galoppo come millenni e secoli imbizzarriti?

Mi amate così tanto da ritornare

per un sorriso, un sospiro, uno sguardo

che svanisce al placido e vago

apparire dell’aurora

nemica delle ombre

e dei tormenti più dolorosi?

Corona di luce e di letizia

è adesso il giorno,

la nebbia sospesa sui campi

di battaglia e di semenze

ci congiunge tutti

nell’abbraccio che rinfranca e salda.

Argenteo di luna

è quel volto soave

che il poeta del fiore azzurro

vide per primo dalla culla

e con sé portò nella tomba

raggiante di divina giovinezza.

Ah cantico a loro dedicato

radice dei morti

che nutre materna

l’albero incompreso della vita.

Francesca Rita Rombolà

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