Egli quasi ammonisce di tacere e di ascoltare… “La neve” di Helge Rode
000 Primo piano , Helge Rode / 10 Febbraio 2026

Drammaturgo, commediografo, saggista e poeta, il danese Helge Rode (1870 – 1937), nelle sue liriche come, peraltro, in tutta la sua produzione letteraria, ha inteso esaltare i valori soprattutto spirituali della vita in contrasto con il dilagante materialismo di fine diciannovesimo e inizio ventesimo secolo. Gli aspetti stessi della natura, come si rileva dalla poesia “La neve”, delicata e soave dedicata proprio a questo tipico elemento invernale nordico, hanno un senso e un linguaggio comprensibili se trovano risonanza precisamente nello spirito dell’uomo, che da essi ritrae una semplice, gioiosa letizia e un profondo conforto del cuore e dell’anima. La neve evoca quiete, calma, sia perché giunge senza far rumore alcuno, sia perché spegne, o attutisce, suoni e voci umane e della natura. Per il poeta del Nord è veramente la cosa più pura della terra, che egli paragona alla piuma del leggiadro cigno, quando dal cielo bianco discende e si posa sulla mano delle creature umane, trasformandosi quasi subito in una lacrima di rugiada. La danza dei fiocchi di neve che cadono anima e rallegra i pensieri degli uomini che la guardano e che la vivono… sì i nostri pensieri, i quali diventano perciò leggeri, luminosi, talvolta fino a sfiorare…

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