Leonardo Lastilla ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze e il dottorato in Letteratura Italiana presso l’University College Dublin. E’ docente di lingua e letteratura italiana, scrittura di viaggio, letteratura inglese e discipline umanistiche. Ha lavorato in molte scuole, istituzioni e università, in particolare università americane a Firenze. Attualmente lavora a Firenze per diverse università tra cui Calstate, Syracuse e Est Carolina. E’ poeta e scrittore. Molte delle sue opere, compresi molti racconti e i suoi saggi letterari, sono state pubblicate in volumi, riviste giornali. Particolarmente significativa è la sua collaborazione con la prestigiosa rivista “Riscontri”. Tra le sue pubblicazioni recenti vi sono i romanzi che compongono “La Trilogia dell’Anima: Una donna un uomo, Il Piccolo Tour e Sotto l’Ombrellone”; le raccolte di racconti “Anime Sgualcite” e “A Carte Scoperte”; Le sillogi poetiche “Incantesimi”, “Il Dolore della Cognizione” e “Epifanie Interrotte”. https://leonardolastilla.wordpress.com/ Francesca Rita Rombolà dialoga con Leonardo Lastilla, poeta, scrittore, docente universitario. D – Leonardo Lastilla, che cos’è per te il viaggio: metafora della vita, scoperta di se stesso e dell’altro, conoscenza del luogo compreso delle sue tradizioni, lingua, consuetudini; o cos’altro? R – Per me il viaggio è esattamente tutto quello…
Da una sensazione di levità, di leggerezza vedere talvolta volare (o forse meglio svolazzare) le farfalle nei giorni lunghi e caldi dell’estate. La loro varietà è molto ampia come la loro forma e grandezza (ve ne sono di piccolissime e di grandissime, specialmente, queste ultime, nei paesi tropicali). Il colore delle loro ali, e talvolta i disegni compositi quasi “stampati” sopra, è una gioia per gli occhi: l’azzurro intenso e il turchese, il giallo cotto e l’ocra pallido, il marrone scuro e il giallo perlaceo … e poi il bianco, semplicemente; la farfalla bianca ha un ché di soprannaturale quasi. Ne era affascinato già il filosofo Platone, che spesso l’avrà vista posarsi delicatamente sui fiori nei mesi propizi delle splendide terre del Sud e che l’ha paragonata all’anima rinnovata e monda che desidera ascendere al cielo. Diversi poeti hanno amato la farfalla, fra i quali Guido Gozzano ed Eugenio Montale, vedendo in ella forse il riflesso del Cosmo imperscrutabile, forse la sublimità intrinseca dell’arte, del poetare in primis, forse il simbolo dell’elevazione spirituale, forse la realizzazione dei sogni più profondi: quelli che neanche l’inconscio riesce a contenere, forse il respiro più felice della vita, forse l’amore casto e l’amore sensuale…
Fiori tipici della macchia mediterranea, i papaveri sbocciano sinuosi e rigogliosi, con quei petali sottili e la corolla centrale nera ricca di semi, a ridosso dei mesi di maggio e giugno e allietano il paesaggio e colorano la terra e abbelliscono il suolo. Spesso li vedi nei campi di grano le cui spighe già biondeggiano, danzando al primo sole caldo della stagione estiva o tra il fieno pronto per la falce il cui odore si sparge nell’aria già satura di profumi e di essenze. Splendido nella sua forma naturale, il papavero sembra guardare, ignaro di tutto, il cielo azzurrissimo e il mare più azzurro in orizzonti che si perdono oltre il pur vasto spazio che li contiene. La sua visione è potente, il suo rosso spicca sempre in una miriade di colori accesi da sfumature delicate o forti in un profluvio di bellezza, di gioia, di vitalità rinnovata. Un paio di settimane forse, o qualche settimana in più, talvolta … e poi la fioritura si arresta, il rosso sbiadisce lentamente e scolora: ecco, è giunto il caldo che sfianca, dardeggia possente, indurisce e spacca la terra rendendola assetata e brulla; il verde di foglie e arbusti si fa polveroso e…
