In una bella e calda giornata di sole estivo, forse qualcuno talvolta riflette sul contrasto paradossale che vi è fra la natura immersa in un’esplosione di festa e di meraviglia e le guerre che insanguinano sempre il mondo, sul perché molte persone non possono godere, a causa di ciò, di tutto quello che la natura offre in questo periodo dell’anno e alle medesime latitudini. Poi le riflessioni si spingono oltre… si accavallano, e i pensieri corrono da un punto all’altro dello spazio – tempo: a cose successe o forse no, ad avvenimenti o a fatti magari irreali o magari no, a ciò che la Storia ha prodotto e al suo camminare in avanti, o piuttosto in circolo, per le vicende imprevedibili e mai comunque del tutto scontate che l’hanno percorsa. Allora forse, nel sangue versato e nel dolore, nel pianto e nell’avvilimento, negli aneliti ideali e nel grido d’aiuto o di sofferenza che si levano umanamente si cerca ancora il senso più profondo e più nascosto, il fine ultimo (perché no?) e il primordiale… E si potrebbe anche giungere a desiderare una quiete perduta da tempo e nel tempo: una specie di Eden incerto e confuso, ma che tuttavia è…
