“L’equilibrio tra uomo e natura selvaggia è notoriamente uno dei tratti distintivi della cultura nativa; in passato, e forse ancora di più ai giorni nostri, i Nativi Americani si fanno promotori di un approccio rispettoso e simbiotico nei confronti della foresta e degli altri ecosistemi” (da “Spiriti delle foreste”, pag. 80). Questo primo estratto del libro di Paolo Valerio Bellotti “SENZA RISERVE. Storie di Nativi Americani” (mauna Kea Edizioni, 2025) è emblematico di ciò che i nativi del Nord America, ieri, cioè nei secoli passati all’arrivo dei primi bianchi nel Nuovo Mondo e lo stanziamento successivo dei coloni nei diversi territori dell’Unione, come anche oggi, in pieno ventunesimo secolo, diffusore planetario dell’era digitale, continuino a vivere in modo semplice e atavico, facendosi custodi, e promotori, di un pensiero ecologico molto importante per i vari habitat naturali nella varietà dei climi, dei paesaggi, delle conformazioni geologiche, della vita che brulica in essi. Ho letto questo libro di Paolo Valerio Bellotti tutto d’un fiato, perché la lettura in sé mi ha invogliato a farlo e mi ha “presa” quasi completamente. “SENZA RISERVE. Storie di Nativi Americani” è composto da una serie di racconti con titoli differenti che vanno da un’epoca remota, addirittura…
