Sonia Giovannetti è poetessa, scrittrice saggista e critica letteraria. Fa parte di molte associazioni promotrici di arte e letteratura, è membro e presidente di giuria a premi letterari nazionali, internazionali e in alcuni istituti di istruzione secondaria. Numerose poesie, racconti e saggi sono stati pubblicati da testate giornalistiche, riviste, antologie letterarie e raccolte poetiche. Sul periodico di informazione “Il Nuovo” ha curato, con i suoi componimenti, la rubrica letteraria “In punta di penna”. Della sua poesia si sono occupati illustri letterati e le sue opere hanno ottenuto il primo premio a molteplici concorsi letterari nazionali e internazionali per la Poesia, la Narrativa, la Saggistica e per l’impegno sociale. Fra i vari riconoscimenti le è stato conferito anche il “Certamen Apollinare Poeticum 2019” dall’Università Pontificia Salesiana, il premio “Caput Gauri 2019” e il premio speciale al Premio della Svizzera “Switzerland Literary Price” a Lugano 2024. Alcune sue opere sono state tradotte in inglese, azero, cinese e spagnolo con una pubblicazione nel 2024. Le opere di narrativa di Sonia Giovannetti: “Le ali della notte” (Armando Curcio Editore, 2014); di poesia: “Ho detto alla luna” (Aletti Editore, 2012), “Tempo vuoto” (Tracce Editore, 2013), “Un altro inverno” (Kairòs Editore, 2015), “Dalla parte del tempo”…
E’ opinione largamente condivisa, fra gli “incliti e colti”, che la poesia sia un’arte massimamente rivelatrice, in grado di metterci in contatto con la profondità del nostro essere, dai cui oscuri recessi essa stessa scaturisce, disvelandolo a noi stessi. Ma, preso atto che i poeti sono degli ammalianti visionari, come giudicare invece coloro che pure, analogamente ai poeti, soggiacciono al fascino delle Muse e, assaporandone da lettori appassionati i frutti più attraenti, si cimentano nell’arduo tentativo di disvelare la poesia a sé medesima? E’ un interrogativo, questo, che sorge spontaneo leggendo il bel libro di Marina Caracciolo, “Verso lontani orizzonti”, pubblicato da BastogiLibri di Roma e dedicato alle opere di Imperia Tognacci, autrice di mirabili componimenti poetici, pascoliana per filiazione, e tuttavia voce originalissima di una terra di Romagna che, anche grazie a costei, rinuncia a celebrarsi carnale e ipermondana, come da iconografia tuttora imperante, per proiettarsi invece nelle dissolvenze, tenui e spirituali, del sogno, del viaggio, del ricordo, dell’amore. Opera meritoria, c’è da credere, quella dei critici, allorquando, come in questo caso, sappia risolversi in una sapiente e onesta mediazione tra il poeta e il suo pubblico potenziale che, se oggi sembra distratto da una attualità sempre più tumultuosa,…
