_MG_8254_3D – Camminare ed esplorare penso sia un’arte. I paesaggi che la vista contempla trovano l’esatto riscontro in ciò che la “vista interna” percepisce nei paesaggi interiori. Claudio Tomaello, cosa significa per te camminare e insieme esplorare?

Non riesco a trovare una differenza sostanziale tra questi due verbi, entrambi parlano di viaggio. Ogni volta che trovo la forza di camminare nel mondo, infatti, scopro panorami inaspettati e ogni volta che esploro nuove vie artistiche e di conoscenza trovo strade sconosciute da percorrere dentro di me.

Nelle fiabe l’avventura inizia solo quando il protagonista si mette in cammino. Se stai fermo non accade niente e niente mai cambierà. Per diversi anni, in fondo, io sono rimasto sulla soglia di casa. Sognavo una vita diversa, ma avevo paura di addentrarmi nel bosco.

Ancora non sapevo che tutte le fiabe archetipiche raccontano che, se hai il coraggio di muovere i primi passi, poi l’aiuto arriva. Puoi starne certo – ti dicono – se ti metti in cammino, l’aiuto arriva.

Camminare per me è lasciare le sicurezze acquisite, respirare il vento e attraversare soglie, passando di terra in terra, verso la Terra Promessa. E questa meta non è un concetto astratto ma un luogo molto preciso, per tutti uguale e per ognuno diverso; è il luogo che Dio – nel testo originale della Bibbia, scritto in ebraico – indica ad Abramo: “Va’ verso di te”.

D – So che nel corso del tuo cammino interiore, diciamo così, hai fatto l’incontro con la Psicosintesi, una branca della psicologia. Vuoi spiegare di che cosa si tratta?

Se non oltrepassi la soglia a un certo punto è la Vita che ti spinge a farlo, e questa spinta è spesso dolorosa. Una quindicina di anni fa vissi una crisi profonda, che minò alle fondamenta gran parte di ciò che avevo costruito fino ad allora – rapporti, affetti, convinzioni. Mi ritrovai a terra, incapace di rialzarmi. Fu allora che sentii bisogno di aiuto e lo chiesi a una persona che avevo incontrato durante il Servizio Civile e che poi scoprii essere un terapeuta in Psicosintesi. Questa persona accolse la mia sofferenza e mi mostrò una serie di strumenti utili per affrontarla.

La Psicosintesi è una corrente psicologica tesa allo sviluppo armonico di tutte le parti della personalità ed a favorire un contatto con i livelli superiori della psiche. È un metodo di lavoro concreto per la conoscenza, la crescita, la trasformazione personale, in cui ciascuno, partendo da ciò che è, ha il potere di attuare le sue potenzialità individuali attraverso un lavoro guidato ma essenzialmente autoformativo.

Grazie alla Psicosintesi affrontai i miei fantasmi interiori, feci un po’ di ordine dentro la mia psiche e mi rimisi in cammino. Lungo la strada mi sono poi venute incontro altre Realtà meravigliose, che hanno aperto nuovi varchi in me, consentendomi di intravvedere terre interiori fino ad allora sconosciute. E così, grazie ai libri di Annick de Souzenelle, ho scoperto lo splendore dell’ebraico biblico e l’incommensurabile ricchezza di poter leggere i testi sacri nella loro lingua originale e, grazie a Fausto Carotenuto e a coscienzeinrete.net, la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner e la rivoluzionaria gioia di un rapporto diretto con il Mondo Spirituale.

D – Come sei arrivato,sempre nel corso del tuo cammino interiore, ad incontrare ad un certo punto il teatro?

Era fine luglio del 2006 e avevo da poco concluso gli studi di Psicosintesi con una tesi sul viaggio dell’eroe e sull’importanza della fiaba come strumento di conoscenza di sé.

Quell’estate presi il mio zaino e partii per la Finlandia. Un giorno, mentre camminavo per quei boschi immensi, continuava a venirmi in mente una fiaba che per me era stata molto preziosa. Non so dire come sia capitato ma, a un certo punto, quella fiaba arrivò alla mia bocca e iniziai a raccontarla a voce alta. Provai una tale gioia nel sentirla passare attraverso di me che mi fu chiaro che io dovevo raccontare. Anche se non lo avevo mai fatto prima, anche se fino ad allora non ci avevo neppure mai pensato. Era una nuova terra che mi chiamava e io iniziai a camminarla, facendo serate in cui condividevo ciò che avevo avuto la grazia di vivere, ovvero che le fiabe parlano di noi, mostrano le dinamiche che ci abitano e i passi da fare per integrarle e crescere.

Con il tempo, poi, mi sono formato in narrazione teatrale, ho iniziato a scrivere piccoli e grandi monologhi fino ad incontrare, nel 2013, Stefano Bonato che, con la sua chitarra e la sua passione per la scrittura, è diventato compagno di viaggio in questa avventura artistica che ci ha permesso di creare e portare in giro diversi spettacoli di teatromusica.

D – Il narrare,l’affabulare, lo scrivere ma anche il poetare completano l’essere umano, a tuo parere, o almeno lo guidano ad avere una percezione della realtà al di là di una fugace apparenza?

Per me narrare è stata anzitutto una necessità. Dovevo farlo. In termini religiosi si potrebbe definirla vocazione, credo.

Da subito per me è stata chiara una cosa: io non sono il proprietario delle storie che scrivo, ne sono il custode. Le storie, in qualche, modo pre-esistono all’artista e si servono di lui per venire al mondo e nel mondo viaggiare.


Scrivere una storia è un parto: è meraviglioso e, allo stesso tempo, doloroso ed è possibile solo se sei disposto a cambiare, a “farti scrivere”, ad affrontare le tue paure e lasciarti condurre in luoghi sconosciuti. Una storia è vera se quando inizi a scriverla non sai come finirà perché lo scoprirai poco alla volta, insieme ad essa.

Le storie che, finora, sono venute a trovarmi mi hanno sempre aiutato a far cadere i veli delle apparenze e a scorgere il cuore delle cose. E mi mostrano che esse stesse, in realtà, sono un velo necessario come quello che Mosè sul Sinai si mise sul volto prima di avvicinarsi al roveto ardente, per non restare accecato.

Le storie sono uno dei vestiti che il Mondo Spirituale indossa per potersi mostrare a noi senza ferirci con la sua numinosità.

D – Parliamo un pò di Poesia. La funzione della Poesia e del poeta oggi: quale senso, quale prospettiva, quale esistenza?

Poesia per me è un atteggiamento dello sguardo, è la meraviglia di guardare il mondo senza le incrostazioni delle abitudini. In questo senso qualsiasi gesto, non solo lo scrivere, può essere poetico. La poesia non si chiude in giudizi ma ti apre a orizzonti sempre nuovi, non si perde in spiegazioni ma ti svela ciò che ancora credevi di non sapere.

È sempre una grazia quando mi accade che le parole che scrivo su un foglio cominciano a danzare, gettando luce su parti di me a me ancora sconosciute. E come lettore sono profondamente grato a chi accosta parole che diventano specchio della mia vita.

La poesia non finisce con la scrittura, così come l’amore non finisce con il sentimento: entrambi si completano solo se diventano azione concreta in chi le vive. In questo senso mi pare che le poesie gioiscano quando chi le legge le metabolizza e le trasforma in vita.

D – Brevissimamente, Claudio, una storia davvero corta affinchè i lettori di poesiaeletteratura.it sappiano ascoltare.

La parola ebraica che significa “storia”, letta dal punto di vista simbolico, significa anche “la felicità è nelle tue mani.” Vi saluto allora con una breve storia che ho trovato in un vecchio libro e parla proprio della felicità.

C’era una volta un gattino che cercava di prendere la sua coda e così girava in tondo in tondo, senza fermarsi mai. Un giorno passò di lì un gattone, che gli chiese: “Gattino, cosa stai facendo?” e quello rispose: “Mi hanno detto che la felicità è nella mia coda e così sto cercando di prenderla”.

Il gattone si fece pensieroso e poi, sorridendo, disse al gattino: “Sai, anch’io ho ragionato sulle cose della vita e anch’io sono giunto alla conclusione che la felicità è nella mia coda. Ma con il tempo mi sono reso conto che se la rincorro essa mi sfugge sempre se, invece, mi impegno a fare la mia strada essa mi viene sempre dietro.”

BREVE PRESENTAZIONE DI CLAUDIO TOMAELLO

Claudio Tomaello, autore e narratore teatrale, counselor in Psicosintesi e libero ricercatore.

Da qualche anno ha scoperto di essere un cartografo. Esplora territori. Ama camminare, ma ha una predilezione per i paesaggi interiori: quelli che abitano dentro ognuno di noi. Così ha iniziato, con umiltà, tremore e meraviglia a cartografare l’anima e il Mistero che va al di là di essa. Lo fa attraverso gli strumenti della narrazione teatrale, delle fiabe e dell’ebraico biblico.

Con i suoi monologhi “Nuvole e miele” e “L’intrepido Commissario Soppelsa” è stato finalista in concorsi nazionali ed internazionali. Insieme al chitarrista Stefano Bonato compone il duo di narrazione teatrale “Claster Teatromusica”. Dal 2013 hanno scritto e messo in scena diversi spettacoli (“La Locanda dei Racconti”, “Porto di Terra”, “Ciò che non può morire mai”, “Acustic G.” e “Conflitto nel cuore”).

Informazioni e video su www.claudiotomaello.com e www.clasterteatromusica.it

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