La Morte è forse il mistero più grande. “Il dubbio di Signora Morte” di Francesco Loretucci

14 Maggio 2020

Che cos’è la Morte? Un passaggio verso una dimensione altra? La fine assoluta della vita, quindi di tutto? La Morte è forse il mistero più grande. La Morte rende tutti uguali al suo cospetto. Di fronte alla morte non c’è ricco o povero, bianco o nero, vecchio o giovane, uomo o donna. La Morte annulla per sempre quelle distanze sociali che la vita non riesce mai a colmare.

“Il dubbio di Signora Morte” è un volume di racconti di Francesco Loretucci edito dalla casa editrice Horti di Giano. Forse la prima cosa che colpisce leggendo questi racconti è la bravura con la quale l’autore riesce a personificare la Morte. Egli sa dosare ogni caratteristica, ogni sentimento, ogni emozione: ironia, paura, incredulità, sgomento, fatalità, perfino una certa comicità sembrano dare ai personaggi tutti dei racconti un modo precipuo di interagire con la Morte. Ne “Il dubbio di Signora Morte” il racconto più lungo, quello che apre il volume e da il titolo all’intera raccolta, la Morte si trasforma in una sorta di giudice in terra la cui sentenza si fa implacabile verso coloro che si sono macchiati di crimini in un tempo remoto, sicuri di non essere mai scoperti e di non dover mai render conto del male compiuto forse soprattutto per la loro appartenenza ad una classe sociale elevata al riparo da ogni problema economico e da ogni possibile rendiconto ad una giustizia umana sempre troppo spicciola e che perciò può essere anche comprata. Inquietante e dalla scansione temporale piuttosto complessa è il racconto “La morte ha odor di vaniglia”. La partita si gioca, infatti, sulla morte “quasi assurda” dei due protagonisti: una morte che si danno reciprocamente e che li tiene uniti sul filo della lama anche nell’Aldilà. Dall’effetto immediato con spruzzi di comicità spontanea seppur macabra è il racconto “Morte in 160 caratteri”. Qui la Morte è una specie di “killer” che esegue il suo puntuale e preciso lavoro segnandosi ogni appuntamento su una agenda, con tanto di giorno della settimana in cui si presenterà per svolgere il proprio compito. Ella cammina addirittura fra la gente su una via cittadina molto affollata, e chi ha la sventura di incontrarla non può fare a meno di rimanere sconvolto dal suo aspetto possente da immaginario collettivo, cioè la Morte in sembianza di scheletro avvolta da un mantello nero con cappuccio e con in mano una lunga falce! Molto bello e direi toccante quanto poetico l’ultimo racconto del volume dal titolo “L’albero della memoria”. L’ambientazione del racconto è nel lontano Giappone. La vicenda è sublime ed intensa, custode di un segreto che rimonta ad un passato storico definito. Un albero davvero speciale conserva la memoria di un evento tragico: la battaglia di Seki – ga – hara, combattuta alla fine del 1600 fra i clan della famiglia Nobunaga e i clan della famiglia Mitzui per la conquista e l’unificazione dell’intero Giappone. Il finale del racconto sembra quasi essere un inno agli alberi, alla natura molto più saggia e più solerte dell’uomo e così amata e quasi venerata nel paese del Sol Levante.

Signora Morte può essere orrida e spaventosa, splendidamente giovane e attraente, bellissima e lusinghiera anche. Ferrea e determinata oppure dolce e arrendevole ma, in definitiva, presente e vigile nella vita e sulla vita di ognuno di noi. Questo sembra pur sempre dirci, con i suoi racconti, Francesco Loretucci.

Francesca Rita Rombolà

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