Il canto sublime e misterioso della natura

20 Agosto 2021

Il deserto del Sahara, il più grande deserto della Terra. Di giorno il sole arroventa la sabbia gialla e i ciottoli, il vento disfa e modella dune fugaci come gocce di pioggia, vaste come oceani surreali dimenticati in qualche angolo remoto della memoria. Di notte l’enorme distesa sembra giacere supina come per accogliere il riposo dei nomadi stanchi, delle loro carovane solerti e brulicanti di vita mentre il cielo stellato si adagia parallelo alla terra con la sua immensità quasi inverosimile che avvolge l’uomo, gli animali, le voci, i sospiri, gli echi perduti …

Le tribù beduine si raccolgono intorno ai fuochi per disperdere il freddo notturno. Raccontano storie, avventure, fatti di una quotidianità mai scontata e banale ma piuttosto scandita quasi dall’imprevedibilità, dalla lotta, dal rischio. Soprattutto recitano versi composti nell’ispirazione immediata, che sopraggiunge sempre, o che rammemora un mitico passato perso nei giorni senza storia della creazione del mondo.

I Tuareg, ad esempio, avvolti negli abiti tradizionali color blu, elargiscono orgogliosi il dono del loro poetare nella lingua madre, il Tamashequ, la cui dolce cadenza e la tonalità lieve hanno radici sicure nel primitivo e misterioso mondo matriarcale. La loro antenata, la Madre Primordiale, era una regina giunta in tempi remotissimi e da luoghi remotissimi. Fra i molti insegnamenti e il sogno reale di una meravigliosa eredità ancestrale ha lasciato, in primis, ad ogni generazione futura il grande poema dell’esistenza che canta di epiche battaglie, di passioni, di viaggi inverosimili, di traversate impossibili, di bellezze naturali e di paesaggi incantati ma soprattutto d’amore. Sì, d’amore. Canta l’amore in tutte le sue forme e in tutte le sue espressioni. L’amore quale afflato universale che permea e da vita a ogni cosa. Al Tutto. Questi fieri cavalieri del deserto dal volto velato che, in groppa ai loro dromedari solcano chilometri e chilometri di dune sabbiose e, con le loro lunghe lance, di notte infilzano le stelle, sanno da sempre, insieme ad altri nomadi tenaci e temerari loro pari, che la Poesia è come un grande segreto fatto di tanti piccoli segreti sui quali l’occhio umano si deve posare appena affinché la lingua possa rivelare le meraviglie, l’incantum, di ciò che ogni singolo segreto custodisce.

Allora il deserto può subire una metamorfosi inaudita: possono spuntare e crescere fiori bellissimi e sconosciuti e alberi dai frutti esotici, vi possono essere fiumi e laghi, cascate di acqua limpida e cristallina e il vento, leggero e silenzioso come lo Zephiro, può mormorare all’orecchio degli uomini, che sanno percepire e ascoltare, il canto sublime e misterioso della natura.

IL DESERTO FIORIRA’ COME LA ROSA

Un tempo remoto e senza tempo

il Sahara era un giardino

immenso dove fiori

dal profumo soave e dai petali gentili crescevano spontanei

insieme ad alberi

dai frutti succosi e dolci,

e il cuore delle sue genti era d’oro.

Ma venne il giorno

inaspettato e cupo

in cui il Male entrò negli uomini

entrò negli uomini il male

e la punizione di Allah fu esemplare:

il giardino scomparve sotto la sabbia

la rossa, bianca, rosa, gialla sabbia del Sahara.

Solo la palma resistente e longeva

rimase in superficie

diritta e sicura quasi a toccare il cielo

e le sue foglie

diedero riparo all’uomo stanco

e i suoi frutti nettare da bere

nella gioia e cibo dolce

per lenire le sue amarezze.

Ma verrà anche un  giorno

ritornerà ancora il giorno

atteso e lieto in cui

il cuore delle sue genti

ritornerà ad essere d’oro

per risplendere ancora

ai raggi del sole nascente

sulle rive dei fiumi azzurri

e all’ombra degli alberi verdi,

e il deserto fiorirà come la rosa

il deserto del Sahara

fiorirà come la rosa.

Francesca Rita Rombolà

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