La strana ironia della Storia – GAMAL GHITANI

1 Agosto 2013

Anno 923 dell’Egira, a. D. 1517

“Durante tutte le mie peregrinazioni, non ho mai veduto città dilaniata quanto sembra esserlo il Cairo in questi giorni. In principio, non ho nemmeno osato avventurarmi per strada, ma poi mi sono fatto coraggio: nell’atmosfera si respira un odore di morte, freddo e persistente. Gli uomini del Sultano ottomano presidiano le vie della città; penetrano nelle case, dove porte e pareti non riescono più a offrire protezione alcuna contro le incursioni. La sicurezza è ormai un miraggio, suppliche e preghiere non valgono più a nulla, e anche ritrovarsi vivi al proprio risveglio è ben lungi dall’essere una certezza (…)”

Brano tratto dall’epilogo del romanzo storico ZAYNI BARAKAT – Storia del Gran Censore della città del Cairo – di Gamal Ghitani

 

Gamal Ghitani, egiziano, giornalista ma soprattutto fra i massimi scrittori contemporanei in lingua araba, oggi collabora con il quotidiano egiziano “NOTIZIE DI LETTERATURA”, per il quale scrive di letteratura e di politica. E’ autore principalmente di romanzi storici. ZAYNI BARAKAT – Storia del Gran Censore della città del Cairo – è forse il suo romanzo più originale, ma anche il più inquietante, nel senso che apre delle prospettive inquietanti, appunto, per l’attualità e la precisione storica della confusa e difficile situazione politica che l’Egitto e altri paesi arabi vivono da alcuni anni. Nella storia dell’Egitto, il 922 dell’era islamica (1516 – 1517 dell’era cristiana) è una data di una certa importanza, infatti segna la fine di un’epoca: quella del Sultanato mamelucco, la principale potenza del mondo islamico del basso Medioevo. Nei tre secoli di dominazione, una casta di schiavi – soldati aveva assoggettato l’Egitto e la Siria, portato a termine la riconquista dei regni franchi della Terrasanta e respinto le orde mongole di Gengis Khan. Il romanzo di Gamal Ghitani inizia e si conclude con lo spettacolo di desolazione che si presenta agli occhi di un viaggiatore veneziano nel 1516 – 1517, quando quella dominazione ebbe fine. La scelta di ambientazione del romanzo in un momento storico non propriamente splendido per l’Egitto e il mondo arabo in genere fa riflettere molto poiché, se l’affresco del romanzo è lontano nel tempo, tuttavia l’intenzione (direi riuscita) dell’autore è quella di presentarlo come una metafora storico – politico – letteraria dei tempi moderni. Gli avvenimenti prendono forma sullo sfondo del Cairo del XVI secolo (un Cairo, però, che si ritrova in quello odierno: nei nomi delle strade, dei quartieri, dei palazzi, delle moschee e delle scuole coraniche). Quasi tutti storici sono i personaggi: lo Zayni, ad esempio, il Gran Censore, o lo sheik Abu l – Suud rappresentante di un’altra visione della religione e del mondo. Lo Zayni, metafora del populismo, della demagogia e della strumentalizzazione della religione a fini e scopi politici, è Gran Censore, titolare cioè della hisba la forma istituzionale del comandamento coranico di esortare al bene e allontanare dal male, la quale si traduce in una sorta di polizia dei costumi (vale la pena ricordare che, in tutto il mondo islamico, ancora oggi si processano uomini e donne ritenuti “troppo aperti” ai modelli occidentali proprio in nome della hisba). Mentre lo sheik Abu l – Suud, e con lui l’ambiente dei sufi (cioè gli spirituali, i mistici dell’Islam), rappresentano la ricerca spirituale libera e autentica, che non può che scontrarsi con il potere o, al contrario, isolarsi e rifuggire il mondo. Entrambi, in fondo, non sono altro che due atteggiamenti possibili del religioso nei confronti del politico. Sono molte le figure metaforiche in questo romanzo, e forse trascendono il mondo arabo; tanto da fare di ZAYNI BARAKAT – Storia del Gran Censore della città del Cairo – la metafora prima dello stato poliziesco per eccellenza. L’antagonismo fra rivali e servizi segreti, uniti, però, dal comune disegno di destabilizzazione del Paese, la descrizione lucida e sottile dei mezzi di controllo e di tortura vanno al di là dell’ambito culturale al quale si riferiscono: sono di una modernità e di una attualità sorprendenti! Narrazione e personaggi insieme, realtà storica e sociale sembrano fare lega, nel romanzo, per stimolare, quasi pungolare il lettore a capire, a rendersi conto, a prendere coscienza di quella che è una delle funzioni fondamentali della letteratura: la denunzia, il grido di aiuto o di allarme del popolo, dei popoli, dell’uomo schiacciati da forze soverchianti e da meccanismi deleteri e abnormi per i quali l’esistenza della collettività come del singolo non sono altro che strumenti, oggetti, cose. E intorno ruota la vita quotidiana fatta, come sempre, di opportunisti, di ruffiane, di mercanti e di ladri, di corrotti e di corruttibili, di cantastorie e di fumatori di hashish, di case di piacere, di studenti e di insegnanti; insomma l’eterna commedia della vita sul palcoscenico contingente ed effimero della Storia. Forse la sola realtà obiettivamente descritta sono, in ultima analisi, le principali sezioni narrative del romanzo, che si chiudono con la testimonianza di un viaggiatore veneziano, la cui narrazione crea contrasto e allo stesso tempo immedesimazione non partecipata nella mescolanza di elementi di lotta, di desolazione e di morte. Gamal Ghitani ha dichiarato: << Per questo romanzo mi sono ispirato a eventi che hanno avuto luogo nell’Egitto del 1500, ma è quanto può accadere ovunque, ieri, oggi, domani, nei Paesi arabi come in Cile, nella Spagna di Francisco Franco o nella Germania nazista >>. Strana ironia della Storia, il ventunesimo secolo, secondo il computo dell’era cristiana, è iniziato con l’Islam integralista e fanatico che dichiara guerra a un Occidente laico e secolarizzato, e continua a scandire in avanti i propri anni con un mondo arabo, con in testa l’Egitto, scosso da rivolte politiche e sociali, immerso nel caos di guerre civili e nella confusione dettata dallo smarrimento di una  identità storica innanzitutto, proteso verso un futuro incerto.

Francesca  Rita  Rombolà

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