Intelligenza Artificiale, scrittura, democrazia

29 Novembre 2023

E’ il 2023 d. C., la tecnica, ontologicamente parlando, si avvia davvero a dominare ogni settore della società. C’è chi plaude a ciò, vedendo la cosa come l’ultima grande frontiera di un cammino che è iniziato secoli fa con il Rinascimento prima e l’Illuminismo in seguito, se non addirittura con la scoperta del fuoco in epoca preistorica, c’è chi invece vede in ciò un pericolo imminente per la sopravvivenza dell’umanità e della vita tutta sul pianeta terra. Ma per quanto riguarda la cultura, l’arte, la letteratura, la scrittura, la Poesia mi domando: cosa può apportare di nuovo e di migliore l’Intelligenza Artificiale? Sì, abbiamo letto (l’articolo su quest’ultima che ho scritto poco tempo fa e che è stato pubblicato da poesiaeletteratura.it) come l’algoritmo, servendosi dei concetti, compone una poesia che sembra scritta dall’autore in persona; ma quando ha fatto questo e quando, fra qualche anno o fra pochi mesi, arriverà a scrivere un’intero poema simile all’Iliade di Omero o al De Rerum Natura di Lucrezio o alla Divina Commedia di Dante Alighieri, o anche un romanzo d’appendice, un thriller o un saggio di storia o di filosofia che cosa cambierà per l’uomo o, forse meglio, per l’artista (il poeta, lo scrittore, il saggista)? Forse niente sì. Ma forse tutto. Forse niente, perché l’artista potrà continuare, se lo vorrà, a prendere in mano carta e penna come i suoi predecessori nei secoli e nei millenni, e continuare a scrivere per conto proprio ciò che l’ispirazione, lo studio, la ricerca, lo scopo gli suggeriranno via via. Ma forse tutto, in quanto il medesimo artista avrà il suo algoritmo “su misura”, o “personale”, che basterà programmare per la scrittura e l’argomento desiderato, e lui se ne starà comodamente seduto in poltrona ad aspettare l’opera finita oppure andrà al parco a correre o al centro commerciale a fare shopping, o farà insomma tutt’altro senza doversi preoccupare più della “terribile pagina bianca” che ha fatto soffrire poeti e scrittori di ogni paese e di ogni epoca storica; i suoi saggi, i suoi poemi, i suoi romanzi saranno belli, perfetti, letti ed applauditi da critica e pubblico; diventerà famoso, forse vincerà anche il Premio Nobel per la Letteratura … e non avrà mai perso un’ora di sonno notturno a rimuginare su una frase o a trovare un verbo o un sostantivo adatti al contesto, bevendo magari litri di bevande di ogni tipo e fumando pacchetti di sigarette dal fondo labirintico.

Forse, a questo punto, mi tocca contraddirmi, nel senso che ho affermato prima, e cioè che l’Intelligenza Artificiale non porterà niente di nuovo e di migliore per colui o colei che scrive, perché da una prospettiva, diciamo pure tecnica e di produzione, la novità e il miglioramento saranno grandi e palesi. Ma per quel che riguarda la percezione di sé e del mondo, i sentimenti di gioia, di dolore, di odio, di rabbia che si trasferiscono sulla carta (nei personaggi), il senso della vita e della morte, il mistero, sempre incombente, di ciò che viene da lontano o da un Altrove inesprimibile? Se questi non verranno stimolati, vissuti, coltivati si atrofizzeranno, verranno meno e, lentamente, scompariranno del tutto dalla psiche, dallo spirito, dalla mente dell’uomo; e allora non si è più poeti, scrittori, artisti ma si è diventati persone che vivono semplicemente una vita scontata e banale, prona e piatta da esseri che soddisfano soltanto i bisogni primari e voluttuari.

Ma sì forse, dopotutto, l’artista sarà libero. L’intera società sarà libera. infatti l’Intelligenza Artificiale avrà il compito di “prendere su di sé”, tutto il lavoro svolto dall’uomo. Ogni mansione spetterà ormai all’Intelligenza Artificiale. Dalla produzione di beni e servizi all’assistenza primaria alla promulgazione di leggi allo stile di vita e consuetudini al modo di governare e di gestire la cosa pubblica tutto avrà un suo algoritmo specifico che svolgerà al meglio il lavoro. Forse ciò non sarà poi così male no per quel che riguarda l’assetto sociale, perché finalmente l’umanità si sarà affrancata dalla schiavitù del lavoro, spesso davvero umiliante e alienante nei riguardi della dignità umana, in fondo è stato sempre il “sogno reale, e ideale, ” di grandi filosofi quali Marx ed Hengels, Tommaso Campanella, Thomas More e altri fino a Platone nella Grecia antica.

Ci sarà – dunque – la libertà auspicata da idealisti, artisti, pensatori di mezzo mondo da secoli a questa parte ma … ancora una volta il problema, o meglio, l’enigma (che si ripropone) è l’uomo (lo stesso enigma che la Sfinge propone ad Edipo, nella famosa trilogia di tragedie di Eschilo, e dalla cui risoluzione dipenderà un intero mondo e la cui posta in gioco è altissima), nel senso che l’uomo saprà veramente gestire al meglio l’Intelligenza Artificiale e le sue applicazioni? Saprà dare alla sua fruibilità e alle sue applicazioni, appunto, regole e leggi uguali per tutti, rispettose dei cittadini e della loro essenza, in una parola, saranno struttura portante della democrazia?

A queste domande è piuttosto difficile dare una risposta. Si potrebbero ipotizzare diversi scenari, plausibili ma forse mai realizzabili oppure realizzabili solo in parte o magari, per il solito margine di imprevedibilità “del caso”, sempre insito nelle azioni e nelle cose, realizzabili interamente. L’importante penso sia che a questa sfida davvero epocale del ventunesimo secolo e oltre si risponda mantenendo i valori, i principi, l’assetto sociale e umano tipici della democrazia, forma di governo che nasce e si sviluppa in Occidente ed è così cara all’Occidente, in quanto anche se la democrazia è pur sempre una forma di governo imperfetta, con le sue pecche e i suoi dubbi, i suoi disastri, sì, talvolta e le sue molte mancanze, e non è mai del tutto scontata e consolidata neanche in quelle nazioni, come gli USA, che la includono da secoli nel proprio DNA legislativo, sociale e di governo, è sì pur sempre la, sola e unica, forma di governo che lascia sempre, al singolo come alla collettività, il più ampio margine di libertà e di espressione e di pensiero e di critica e di movimento.

Si provi ad immaginare, per esempio, se l’Intelligenza Artificiale dovesse dominare in una società non, o non più, democratica. In una dittatura globale, in un regime politico distopico/dittatoriale e mortifero come ve ne sono stati in passato in Europa, come ve ne sono molti oggi nel mondo. Quali scenari si aprirebbero? … E se ci si dovesse (sempre per esempio) servire dell’Intelligenza Artificiale per imprigionare e torturare, o anche uccidere, oppositori politici, minoranze etniche indesiderate? O per opprimere, e uccidere sì, categorie di persone fragili, deboli, innocenti, diverse e non conformi, libere per il solo gusto e piacere di farlo, gusto e piacere che nascono, quasi sempre, dall’esercizio improvviso, impreparato, brutale, di paura anche e di superficialità e di ignoranza del Potere?

Non è importante dare una risposta, comunque e subito, alle domande che come esseri umani civili, colti e liberi ci si pone; l’importante è “porsi”, o “cominciare a porsi”, tali domande per riuscire a riflettere, a pensare (e possibilmente a risolvere il problema) diceva il filosofo Martin Heidegger, perché domandare, chiedersi e chiedere, indagare fa parte della natura propria dell’essere umano.

Intelligenza Artificiale e non – democrazia – dunque – potrebbero, eventualmente, innescare un processo oscuro e oscurantista, mortale, deleterio e, perché no?, anche criminale negli assetti di governo delle nazioni e nel modo di rapportarsi ai popoli, ai loro bisogni e alle loro necessità;… in fondo ciò che i filosofi greci antichi chiamavano hybris, e di cui avevano un gran timore, poiché la hybris è la manifestazione del disequilibrio, della perdita dell’armonia, della visione, del Bello e del Buono, della retta coscienza e della libertà … ed è, ciò, proprio quello che gli uomini dell’età calcolante (per usare ancora il pensiero di Martin Heidegger) della tecnica e del profitto, del dominio indiscusso del denaro sonante dovrebbero evitare a tutti i costi, come sapienti civiltà del passato ammoniscono (spesso inascoltate) da tempi quasi immemori.

E se all’imperatore romano Vespasiano, che afferma con una certa arroganza: “Pecunia non olet – Il denaro non puzza, non importa la sua provenienza” , il poeta Orazio (ancora una volta un poeta sì) risponde: “Est modus in rebus – Vi è una misura nelle cose”, e volutamente aggiunge: “Sunt certi denique fines. Quos ultra citraque nequit consistere rectum – Vi sono determinati confini al di là e al di qua dei quali non può esservi ciò che è giusto”, allora bisogna, veramente e realmente, riconsiderare, con tutta la serietà, l’onestà, la forza, la cultura, la tenacia possibili, il paradigma fondante uomo – tecnologia – macchina per riuscire a comprendere, forse appieno, chissà?, cosa può esserci di ingiusto e di giusto al di là e al di qua di determinati confini.

Francesca Rita Rombolà

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