La satira, genere poetico dal tono mordace e dissacrante

5 Dicembre 2023

La satira (forse dal latino “satura lanx – piatto ricolmo di primizie”) è un genere poetico del quale Quintiliano rivendica l’originalità nella letteratura latina (“satura tota nostra est”). In epoca preletteraria, cioè in un’epoca piuttosto arcaica, la satira aveva forse carattere drammatico e godeva di grande libertà sia di forma che di contenuto (da qui, probabilmente, l’etimologia della parola).

La satira letteraria risale invece a Lucilio (II secolo a. C.), che conferì al genere un carattere colloquiale, la forma metrica dell’esametro e, sul piano dello stile, la disponibilità ad accogliere diversi registri espressivi, con la caratteristica commistione tre forme auliche e termini del linguaggio quotidiano (“sermo quotidianus”). A Lucilio risale anche la codificazione del tono mordace e dissacrante, che è tutt’ora implicito nel significato della parola “satira”.

Il modello esemplare della satira letteraria fu, però, quello elaborato da Orazio, che della satira sviluppò soprattutto il carattere di pacata conversazione e di dialogo tranquillo e calmo quasi gioviale (l’autore chiamò “Sermones” le sue satire) e di critica garbata, bonaria ed educata della condotta romana (I, 1, 24 – 25 ” … Ridentur dicere verum/quid vetata? – Che cosa impedisce di dire la verità col sorriso sulle labbra?”). Persio e Giovenale sono i maggiori rappresentanti della satira in età imperiale.

Nel Cinquecento Ludovico Ariosto, nelle sue “Satire”, fece rivivere, in un certo senso, tutta la sensibilità di Orazio per questo genere poetico. Ma, nelle letterature moderne, la satira ha cessato di essere un genere poetico autonomo e, come nell’antica Grecia (senofane, Aristofane), il suo spirito più genuino e originale si ritrova in opere di diversa natura.

Eugenio Montale ha dato il titolo di “Satura” al suo quarto libro di versi, con l’allusione precisa all’abbassamento dello stile (“che tende alla prosa e, nello stesso tempo, la rifiuta”) rispetto alle sue precedenti raccolte di versi, a cui corrisponde un distaccato risentimento morale. Oggigiorno la satira viene spesso usata in fumettistica e nella vignettistica, usufruendo di un certo spazio sui giornali: quotidiani, settimanali, magazine ecc ecc.; è apprezzata e insieme disprezzata, accolta con entusiasmo e con levità e, allo stesso tempo, vilipesa e criticata ampiamente a seconda dei punti di vista, delle opinioni, delle ideologie, del credo religioso o politico.

Matrice di morte o di buonumore, segno di civiltà, di apertura mentale e del libero pensiero, strumento – comunque –  indispensabile nella storia della società occidentale perché, in fondo, la satira è proprio tipica, da sempre, al di là del suo essere un genere poetico o meno, per il suo tono mordace e dissacrante, appunto, verso tutti e verso tutto … talvolta perfino in modo radicale; e non da secoli ma da millenni.

Francesca Rita Rombolà

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