Dario Morandi è nato a Milano l’1 dicembra 1969. Grazie a un amore innato per la lettura e a una insaziabile curiosità, nel suo percorso di crescita, che si potrebbe definire “gnostico”, legge centinaia di libri dai generi e dagli argomenti più disparati: dal romanzo di intrattenimento ai saggi di divulgazione filosofica e scientifica. Nel 1993 si trasferisce a Los Angeles (USA) e frequenta i corsi di musica presso il prestigioso M. I. T. diplomandosi con “honores” in batteria e percussioni. Dario Morandi ha pubblicato i seguenti romanzi: “La terza elica” (2018); “Flat” (2020);”Il dominio degli Arconti” (2022); “Il quinto comandamento” (2025). Sito ghostwriter https://sites.google.com/view/dario-morandi-ghoswriter/home-page; canale youtube utttps://www.youtube.com/@DarioMorandi8686/videos; telegram https://www.istagram.com/morandi dario copywriter; tiktok https://www.tiktok.com@dario.morandi? t=ZN-8xm53nVa3S0&i=1
Francesca Rita Rombolà dialoga con Dario Morandi per poesiaeletteratura.it
D – Dario, iniziamo questo dialogo per poesiaeletteratura.it parlando dei tuoi romanzi e di uno in particolare, cioè “Il dominio degli Arconti?”
R – Ciao, Francesca Rita. Permettimi innanzi tutto di ringraziarti per avermi ospitato sul tuo bel blog, che ritengo un’attività di divulgazione della poesia e della scrittura davvero ammirevole. Per rispondere a questa prima domanda, ti dirò che hai citato quello che, fino ad ora, è il lavoro che mi ha dato maggiori soddisfazioni. Dal mio punto di vista (sono un autore sconosciuto che pubblica con una piccola casa editrice indipendente), “Il dominio degli Arconti” è stato un vero e proprio successo inaspettato. E’ ovvio che per una performance insignificante, ma per me, che non dispongo di mezzi promozionali potenti, quello è stato un risultato davvero inaspettato e importante … che ovviamente mi auguro, non solo di eguagliare, ma perfino di superare con il romanzo in uscita in questo settembre dal titolo “Il quinto comandamento”. Ad ogni modo, per offrire ai tuoi lettori un riassunto stringato ma esaustivo di questi due libri, ti dirò che “il dominio degli Arconti” racconta le avventure di un gruppo di persone che, dopo aver perso dei loro cari in un incidente aereo, scoprono come poterle ricontattare nell’Aldilà, senza conoscere i pericoli a cui andranno incontro a causa di questo sconfinamento, che li costringerà a confrontarsi con i famosi Arconti. Nel nuovo romanzo invece è coinvolta l’intera popolazione mondiale perché tutte le armi smettono di funzionare quando si cerca di usarle per ferire o, peggio, uccidere qualcuno. Un gruppo scelto di scienziati, militari e ambientalisti dovrà scoprire a cosa è dovuto questo fenomeno e affrontare un lungo viaggio in Antartide per trovare delle risposte, magari presso chi ha scritto un antico documento che qualcuno è riuscito a decifrare.
D – Hai studiato negli USA e hai vissuto negli USA, vuoi raccontare qualcosa al riguardo?
R – Qui ho bisogno delle pillole della memoria perché parliamo di un’altra vita di tanti anni fa. La verità è che, prima di cercare di essere uno scrittore, sono stato un musicista professionista; nello specifico, un batterista. Ho studiato presso il prestigioso Musicians Institute of Technology di Los Angeles nel lontano 1994 (una data talmente lontana che certi moduli precompilati non riportano nemmeno più) e poi, per i successivi venticinque anni circa, mi sono pagato le bollette con i concerti e le lezioni nelle scuole private dove lavoravo. Venticinque anni sono un bel po’ di tempo per una singola vita, e siccome ho sempre amato leggere e scrivere ad un certo punto ho lasciato tutto, mi sono trasferito all’estero (Canarie) e mi sono dedicato solo alla scrittura. Non mi ci mantengo da vivere ancora, ma sto per pubblicare il mio quarto lavoro, e credo che nella vita tutto sia possibile.
D – Viviamo in tempi “liquidi” e, direi, molto imprevedibili; cosa ne pensi della società di questi primi due decenni del ventunesimo secolo?
R – Wow, domanda tosta. Diciamo che, sebbene molti segnali non invitino sempre all’ottimismo, per natura sono sempre portato a pensare che alla fine dei giochi tutto si potrà sistemare al meglio. Ci sono tante cose del presente che non mi piacciono, ma altre invece che apprezzo e che solo quindici anni fa erano impensabili come, ad esempio, questa intervista a distanza. Il fatto è che quando noi pensiamo “alla società”, in realtà stiamo pensando all’Occidente, quando invece esistono tantissime altre realtà con storie, culture e prospettive diverse che reclamano il loro spazio e di cui un giorno dovremo tenere conto. Ora come ora, l’Occidente lo vedo in crisi (Italia in testa), ma siccome per natura ad ogni forza corrisponde sempre una forza uguale e contraria, si cominciano già ad intravedere da anni gruppi di persone che hanno iniziato a porsi delle domande sul significato della vita e se il modello che ci è stato proposto sia davvero il migliore che possa esistere. Secondo me no, non è il migliore, e la ricerca di qualcosa di meglio, da parte di tanti, è un fenomeno già evidente e che non potrà che crescere esponenzialmente nei prossimi anni. Ci sarà da patire ancora un po’ forse, ma a lungo termine sono ottimista per l’umanità.
D – Dove sta andando la scienza (o la tecnica), a tuo parere?
R – Qualcuno ha detto che, oggi più che mai, la scienza e la tecnica vanno nella direzione che conviene di più a chi le paga e sovvenziona le ricerche. Non credo che sia sempre così, anche se sarebbe da ingenui negare che enormi conflitti di interesse e giri di montagne di denaro non esistano. E’ un dato di fatto che molte invenzioni, che libererebbero l’umanità da una serie di piaghe sociali, vengono tenute nei cassetti delle multinazionali perché il loro guadagno deriva proprio dal non risolvere quei problemi. Fu proprio un ricercatore indipendente italiano, tale Pier Luigi Ighina (per fare un esempio fra tanti), che scoprì come sollecitare le precipitazioni, ma quando propose la sua macchina per certe zone desertificate dell’Africa gli sbatterono la porta in faccia. Nella storia degli ultimi settanta anni di casi simili ce ne sono a decine (forse centinaia), quindi non oso immaginare come sarebbe il mondo se l’ingegno umano fosse davvero messo a frutto per il bene di tutti e non pilotato invece da una manciata di interessi economici e politici. Questa domanda meriterebbe un maggiore approfondimento, ma per chi volesse saperne di più è, più o meno, il tema centrale del mio primo romanzo “La terza elica”.
D – Il tuo,pensiero, o la tua opinione, sulla poesia e i poeti.
R – Vorrei saperne molto di più. Ammetto di non essere un esperto. Leggo a volte delle poesie che mi piacciono molto, mentre altre fatico a capirle. Per fare un esempio: conosco di fama Alda Merini e, quando mi capita di leggere qualche suo verso, rimango sempre rapito dalle sue parole … ma la mia competenza si ferma lì. Il fatto è che si tratta di un mondo talmente vasto che, senza avere un’adeguata guida, non saprei nemmeno da dove iniziare. Perché, come tutti i neofiti, se parti da qualcosa di troppo complicato la mente la rifiuta e ci si arrende ancora prima di iniziare. Per fare un parallelismo con la musica, direi che se dovessi avvicinare un giovane al jazz magari non inizierei con personaggi quali Charlie Parker o Miles Davis, che non sono di immediata comprensione, ma partirei con qualcosa di più “facile” come, ad esempio, Luis Armstrong. D’altra parte, se avessi tempo e denaro a sufficienza, mi piacerebbe imparare, oltre che la Poesia, anche la sceneggiatura per il cinema o per i fumetti, e anche la regia. Insomma, sarei una sorta di hikikimori che spende milioni di euro in libri da studiare e in corsi da fare. Mi auguro di aver risposto in modo esauriente a tutte queste belle domande, e mando un caloroso saluto a tutti i lettori/lettrici di questo bellissimo blog. Buon lavoro, buona scrittura e tante grandi soddisfazioni per la tua carriera.
Francesca Rita Rombolà
Dario Morandi

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