Nella sensazione di un comune dolore che grava sul mondo. “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola

9 Dicembre 2025

“Il taglio del bosco” è un racconto lungo che è fra le prime opere scritte da Carlo Cassola (1917 – 1987) – scritto fra il 1948 e il 1949, fu pubblicato nel 1950 su “Paragone”; è stato successivamente ristampato nel 1954 con altri racconti in un volume omonimo – ma che tuttora non pochi critici letterari considerano il capolavoro di questo scrittore.

In “Il taglio del bosco” vi sono rievocate, con appassionata partecipazione, l’angoscia e la solitudine di un boscaiolo sui trentotto anni, Guglielmo, che, dopo aver perduto la moglie (e in ciò rivive la dolorosa esperienza dello scrittore) ed essere rimasto solo con due bambine, per fortuna accudite da una zia, nel lavoro accanito del taglio di un bosco – un lavoro senza un momento di sosta dall’autunno al mese di marzo successivo – cerca di superare la disperazione. Nulla, però, vale ormai per l’uomo, tanto il tormento della morte della donna amata lo tiene afferrato; a Natale, ad esempio, neppure il pensiero delle figlie riesce ad indurlo a lasciare per due giorni il bosco e tornare a casa da loro. E quando una volta si ammala, e nella capanna è in preda alla febbre, si sente addirittura felice perché spera di morire. Soltanto qualche tempo dopo, quando Guglielmo passa una notte insieme con un carbonaio, ugualmente vedovo, ma più di lui solo e sventurato, nella sensazione di un comune dolore che grava sul mondo, trova un po’ di conforto e di sostegno per riuscire a vivere: “Io mi ritengo disgraziato”, pensò, “ma c’è chi sta peggio di me …”.

Il motivo psicologico è dunque, con lo studio della figura del protagonista, l’anima stessa del romanzo; ma con pari abilità e pari sensibilità Carlo Cassola vi intreccia una descrizione attenta, precisa, realistica anche delle giornate di altri quattro boscaioli che lavorano con Guglielmo, seguendoli, non solo nel loro mondo interiore, ma anche nel loro contatto quotidiano e molto faticoso con un paesaggio naturale malinconico e freddo sotto la scarsa luce invernale del bosco. Ne nasce così una compenetrazione perfetta fra personaggio e natura: ovunque, in ogni angolo del bosco, un’atmosfera quasi tetra e cupa, ma virilmente accettata e perciò sofferta.

Nel 1963, da questo racconto lungo di Carlo Cassola, è stato tratto un film il cui protagonista, Guglielmo, è magistralmente interpretato dall’indimenticabile Gian Maria Volonté. Le scene in bianco e nero e la drammaticità del personaggio principale danno al tutto un tocco di artisticità insuperabile quanto efficace, stimolando nello spettatore la spontanea riflessione sulla tragicità della vita e la reazione ad essa dell’uomo che la vive, o la subisce.

Francesca Rita Rombolà

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