“A oggi, per ogni riga che scrivo, credo di imparare più io di quanto riesca a raccontare”. Conversazione con Tiziana Di Francesco, scrittrice e assistente emotiva

20 Gennaio 2026

Tiziana Di Francesco è nata in una grande provincia del nord Italia. I suoi studi superiori, seguiti da innumerevoli approfondimenti dettati dalla sua immensa curiosità per la mente, il comportamento e l’essere umano, la spingono a cimentarsi spesso in esperienze personali tra le più bizzarre, per mera curiosità, facendole variare lavori, luoghi e posti. Riservata, ama poco parlare di sé, ma adora raccontare, narrare le milioni di vite di questo mondo caotico che ci circonda. Attualmente, Tiziana Di Francesco ha affiancato, da qualche anno, la libera professione come assistente emotiva, Talking cure e terapeuta in comunicazione. Ha pubblicato i seguenti libri: “Senza tempo” (Pathos Edizioni, 2018); “La vergine” (PubMe – Flying Book, 2020); “Per un sogno” (Selfpublishing, 2024).

Francesca Rita Rombolà e Tiziana Di Francesco conversano insieme.

D – Tizian, parliamo dei tuoi libri pubblicati?

R – Buongiorno a tutti, grazie Francesca per la domanda. Ad oggi i libri pubblicati sono tre. Ogni libro è stato il risultato di un bisogno dell’anima di esprimere un contenuto, che emotivamente incontrasse una mancanza o una domanda che mi circondava. Il primo romanzo pubblicato è “Senza tempo” e narra la quotidianità di “una donna di tutti i giorni” con i suoi problemi, i dubbi e i desideri. Angelica incarna la moglie bella, intelligente, madre, con un matrimonio all’apparenza sereno, senza particolari problematiche. Ma è proprio dietro a queste apparenze che si celano le ombre, le mancanze, i sogni sacrificati, i piccoli malesseri che diventano quotidianità; finché qualcosa cambia. E’ un romanzo di passione, di colpi di testa, sentimenti forti trattati in chiave narrativa. Il secondo romanzo è “La vergine”. Questo è nato in una calda giornata d’estate in coda sulla statale Adriatica. Non scherzo, è così. Avevo iniziato un romanzo da qualche tempo, ma le idee facevano a botte tra gli spazi e la punteggiatura. I personaggi non si piacevano, e io non sapevo più che fare con loro. Così quel giorno ho deciso di prendere una pausa da tutto. Diretta al mare per chiarirmi le idee, notai svogliatamente le enormi ruote del camion che mi era accanto e, man mano, attirarono la mia attenzione. Era grosso, nero, lucido, pieno di cromature e alla guida … una donna. Ne rimasi affascinata, e presi a fantasticare su di un mondo di cui non sapevo assolutamente nulla. Da lì ricerche, interviste, conoscenze, nuove amicizie e un mondo che si è aperto ai miei occhi, dando vita a un romanzo che sdogana un ambiente ai più sconosciuto, attraverso la sofferenza di una donna dai tratti dark per farle finalmente realizzare il suo sogno d’amore. L’ultimo romanzo pubblicato si intitola “Per un sogno”. E’ un romanzo volutamente breve, diretto, come un pugno in pieno stomaco, ad una società che sta deliberatamente abbandonando e mal – trattando i suoi giovani. E’ una raccolta di mancanze, dolori e comunione che uniscono un gruppo di ragazzi alla fine di un percorso scolastico. Angosce, sensi di inadeguatezza, aperto egoismo degli adulti, un mix esplosivo in poche pagine cariche di dolore, sconfitte ma anche unione e solidarietà dei protagonisti che hanno imparato sulla loro pelle che insieme possono farcela. Qui emergono molte delle fratture che affliggono le famiglie e i nostri giovani.

D – Tiziana Di Francesco vede, e percepisce, se stessa come un’avventuriera, uno spirito libero, una mente aperta e inclusiva, o semplicemente una personalità piuttosto bizzarra?

R – Tiziana Di Francesco è tutto questo e molto di più, come ognuno di noi. Ognuno è un diamante con milioni di sfaccettature; alcune delle mie più preponderanti sono la curiosità, l’amore per la libertà, per le sfide, amo i cambiamenti e potrei citarne un’infinità di altre. Fondamentalmente nasco ribelle e sperimentatrice, sento il bisogno di forti legami che mi ancorino a metà della mia vita dove figli e famiglia diventano il mio fulcro. Ora più che mai sento il bisogno di aiutare chi mi circonda con tutti gli strumenti raccolti e affinati in questo mio percorso bizzarro. Per questo sono passata dalla comunicazione, dove cercavo di aiutare le persone donando emozione con i miei scritti (cosa che non ho assolutamente smesso di fare), allo studio dell’Intelligenza Emotiva e all’assistere persone nei loro percorsi.

D – Cosa significa, per te, veramente raccontare, narrare storie?

R – Credo che per me sia un bisogno profondo, non dettato dalla ragione, dal profitto ma dall’anima. Sento, in un mondo che va sempre più a rotoli, dove il dolore, l’egoismo e la solitudine dilagano, che le mie parole possano alleviare lo spirito e regalare attimi di serenità, un sorriso o addirittura una speranza a chi ha ancora voglia di leggere e di sognare. Ma un’altra cosa che amo tantissimo è la ricerca che c’è dietro ogni racconto, lo studio e, di conseguenza, lo scoprire sempre cose nuove, mondi, oggetti, lavori, usi e costumi a seconda delle ambientazioni. Il conoscere persone e a volte il viaggiare per vedere luoghi, o sperimentare lavori – come è stato per il mio secondo romanzo che mi ha addirittura portata a provare a guidare un camion per comprenderne a pieno emozioni e gestualità, pericoli e abitudini a me sconosciute – trovo sia una delle parti più belle, avventurose e dinamiche di un qualcosa che viene sempre vissuto come monotono e sedentario. A oggi, per ogni riga che scrivo, credo di imparare più io di quanto riesca a raccontare.

D – Il mondo di questi primi decenni del terzo millennio è indecifrabile, complesso, difficile, particolare, o altro?

R – Il mondo non è mai stato un posto facile in cui vivere. Quello che più sento venir meno ogni giorno sono i valori, che una volta ci aiutavano e in qualche modo proteggevano attraversandolo. L’unione e la sensibilità per il prossimo, che ci evitavano di essere soli, o solo individui, e l’egoismo dilagante che ha fatto da acido, che ha dissolto ogni legame possibile in questo pianeta. La cosa che paradossalmente pochi hanno notato è – che proprio da tanta distruzione e bruttura morale creatasi nella solitudine – che piccole scintille di luce, ovvero alcuni dei nostri ragazzi, quelli che si sono salvati dall’abbandono fisico ed emotivo in cui vivono, stanno recuperando ciò che è stato buttato via, dimenticato, considerato vecchio, fuori moda, ovvero sensibilità, dolcezza, educazione. Loro sono la mia speranza o, quantomeno, l’illusione di un recupero, e questo mi da la forza di credere in loro e di cercare di aiutarli come meglio posso.

D – Per apprezzare, o amare, la Poesia bisogna avere una profonda sensibilità, o la si ama comunque a prescindere da come la si legge o la si medita?

R – La Poesia tocca corde particolari dell’anima, può essere apprezzata tanto dal bambino quanto dall’adulto, tanto dall’analfabeta quanto dal letterato. Ha una sua musicalità che la fa comprendere a vari livelli, così che ognuno la apprezzi a seconda del proprio bagaglio culturale e personale. Questo credo sia la sua forza magica.

Francesca Rita Rombolà

Tiziana Di Francesco

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