“Per me scrivere è un piacere e un bisogno, non un sacrificio”. Conversando con lo scrittore Alessandro Cerutti

26 Gennaio 2026

Alessandro Nicola Alessio Cerutti è nato a Torino nel 1970. Ha frequentato la facoltà di Teologia di Torino laureandosi. Dal 2011 è professore di religione in diversi istituti superiori di Torino. E’ appassionato di montagna e ama moltissimo leggere. Fra i suoi libri pubblicati: “I cavalieri di Taurina” (Visual Grafika Edizioni, 2011); “La cripta” (Impremix Edizioni, 2022); “La stirpe di Kefa” (Impremix Edizioni, 2023); “L’Ordine del Mandylion” (Riccadonna Editore, 2017).

Francesca Rita Rombolà conversa con lo scrittore Alessandro Cerutti.

D – Ha scritto e pubblicato diversi libri, vero? Ne vuole parlare un po’ in sintesi?

R – Ho pubblicato una trilogia fantasy, una trilogia gialla, un romanzo distopico, due romanzi di formazione, una raccolta di racconti gialli e una di racconti premiati a concorsi letterari. Mi ispiro a molti autori ma quello che sento vicino per la varietà di generi letterari è Franck Schatzing, un autore molto versatile che spazia dalla fantascienza al giallo medioevale. Non voglio con questo paragonarmi a lui, ma solo citare questo autore che mi ha ispirato. Non mi piace incasellarmi in un genere o in un ruolo, per questo mi diverto a mettermi alla prova con generi diversi. La risposta positiva a questo mio “azzardo” è la fiducia che il mio editore ripone in me e nei miei romanzi. Non nascondo quanto questo sia per me motivo di soddisfazione: se lui decide di investire tempo, risorse e denaro nelle mie idee significa che ci crede davvero, come ci credo io. Ho anche inventato un modo nuovo e innovativo per presentare i miei romanzi, o meglio, me stesso autore: un monologo teatrale intitolato “Torino si veste di nero”, nel quale porto in scena raccontandoli alcuni delitti irrisolti avvenuti a Torino. Non parlo dei miei libri, ma porto il pubblico in un viaggio nelle mie passioni: il giallo, la storia, il teatro e la fantasia.

D – Come Alessandro Cerutti definirebbe se stesso dal punto di vista intellettuale e umano?

R – Dal punto di vista intellettuale mi considero una persona curiosa: amo leggere autori molto diversi tra loro, ascoltare interviste e anche confrontarmi con persone che hanno idee lontane dalle mie, con l’intenzione di non smettere di pensare. Questo, in fondo, anticipa anche l’idea che ho di me dal punto di vista umano. Credo di essere una persona dialogica, anche se con un carattere un po’ duro e permaloso: nei limiti accetto e cerco sempre il dialogo. Non voglio però parlare troppo bene di me, perché rischio di illudermi di essere “al top”.

D – Il mondo di oggi, secondo lei, incentiva la cultura nelle persone, ma soprattutto nei giovani?

R – Purtroppo il mondo di oggi è estremamente veloce e non incentiva la cultura, anzi. L’ignoranza sembra quasi un valore e la conoscenza un disvalore. Oggi si preferisce l’opinionista o l’influencer con idee vaghe ma accattivanti al divulgatore preparato. Naturalmente esistono eccezioni: si ascoltano anche grandi nomi, documentaristi, giornalisti, opinionisti e storici di valore (è anche vero che spesso la polemica è dietro l’angolo e in questo purtroppo i social non aiutano). Credo sia difficile spingere i giovani ad amare davvero la conoscenza: lo vedo ogni giorno nel mio lavoro di insegnante. Difficile ma non impossibile perché, anche tra i miei alunni, ci sono dei ragazzi molto curiosi che approfondiscono da soli alcuni degli argomenti che trattiamo in classe. Spesso il problema è tenere viva l’attenzione (e anche in questo i social non aiutano).

D – Scrivere, per lo scrittore di talento, è un piacere, un bisogno, un sacrificio, o una sofferenza necessaria?

R – Per me scrivere è un piacere e un bisogno, non un sacrificio. Infatti il mio motto è: “Scrivo per passione e per divertire il lettore”. Solo in un periodo complicato, durante il Covid 19, è diventato difficile. Un editore mi aveva commissionato un romanzo su un racconto premiato ad un concorso letterario in cui egli era uno dei giurati. Quando glielo consegnai, mi disse di non poterlo pubblicare perché non aveva una collana adatta. Questo mi lasciò interdetto e deluso: era un romanzo che mi aveva chiesto lui e poi lo aveva rifiutato, apparentemente senza motivo, anzi dicendomi che era molto bello. Il lavoro di un anno – e dire che in quell’anno avevo parlato più volte con un suo editor – sembrava buttato nel cestino. E’ stato un duro colpi, e mi sono chiesto se continuare a scrivere o meno. Per fortuna inviai il manoscritto, un po’ per caso e un po’ per scommessa, a Enrico Cavallito di Impremix Edizioni, con cui avevo già pubblicato, ed egli decise di pubblicarlo. Nonostante fossimo tutti chiusi in casa, siamo passati in pochissimo tempo – tra videoconfrenze, telefonate, correzioni di bozze e spedizioni – dalla revisione alla stampa. Quella pubblicazione è stata un vero volano: mi ha fatto ritrovare la voglia di scrivere. E’ vero che quando si chiudono delle porte si aprono dei portoni, ma quando una porta ti si chiude in faccia fa un gran male. Il fallimento, o anche solo la sensazione che lo accompagna, è difficile da digerire.

D – Le piace la Poesia? Qual è il suo poeta preferito?

R – In passato ho provato a scrivere qualche poesia ma, essendo romanziere, mi è molto complicato condensare ciò che vorrei dire. Per questo motivo guardo ai poeti con grande ammirazione: giocano con le parole e trasmettono emozioni in modo unico e con poche parole. Non credo di avere un poeta preferito, ma ricordo con divertimento Trilussa per via dei miei studi passati. Un mio docente universitario, tra l’altro piemontese doc, all’inizio di ogni lezione ci leggeva, in romanesco e con una bravura straordinaria, un sonetto di questo autore. Mi è rimasto nel cuore il modo ironico e competente con cui il mio professore commentava quei versi per trarne sempre un insegnamento. Invito tutti coloro che desiderano conoscere i miei romanzi a consultare il mio sito https://alessandrocerutti.weebly.com dove si possono trovare anche mie informazioni.

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