Eppure l’ascolto rimane. “Dentro la follia degli uomini”

25 Agosto 2026

Perché l’uomo fa guerra? Perché gli uomini fanno guerra agli uomini?

Non si è mai riuscito, pienamente ed esaurientemente, a dare una risposta a queste domande. In fondo, la guerra fra esseri umani è un mistero, al di là dei pregiudizi, degli stereotipi, delle idee e delle ideologie e di tutto ciò che si può dire o pensare intorno ad essa. Per i miti e gli umili la guerra è una follia. La più grande follia malefica che l’uomo abbia mai prodotto. I bambini, gli animali, gli esseri più fragili e innocenti sono le vittime principali di ogni guerra.

Fin dai tempi antichi e in tempi ancora recenti il poeta ha cantato le gesta dei guerrieri esaltandoli quali eroi da additare ad esempio … ma ha anche cantato il dolore, la sofferenza, la miseria che la guerra porta seco, inevitabilmente. L’aedo (il cantore – vate della classicità greco – romana) sembra non esistere più in tempi così confusi e incerti quali quelli odierni (Omero si poneva in ascolto degli eventi e li trasfigurava in canto immortale, Virgilio e Dante componevano i loro poemi servendosi dell’ascolto inaudito al di là dell’umano); eppure l’ascolto rimane, nella sua dimensione oltre lo spazio – tempo della terra, per lo sconosciuto che saprà e vorrà percepirlo e trasfonderlo alle genti.

Dentro la follia degli uomini

Visi enigmatici di bimbi

in mezzo alle macerie,

occhi spaventati di gattini

che cercano nel volto della luna

il seno della madre

mai avuta,

improvviso e consueto ormai

il bagliore nel cielo immenso:

luce dell’ora presente

luce dei tempi smisurati

dentro la follia degli uomini.

Morto è il canto dell’aedo antico,

ma è forse immortale

nel suo tragico sonno incantato

poiché l’ascolto

è sempre qui:

nel mio cuore ferito,

e cammina coi miei piedi nudi

fra le ceneri fredde

del mondo silente

proteso nell’attesa.

Francesca Rita Rombolà

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