Perché l’uomo fa guerra? Perché gli uomini fanno guerra agli uomini?
Non si è mai riuscito, pienamente ed esaurientemente, a dare una risposta a queste domande. In fondo, la guerra fra esseri umani è un mistero, al di là dei pregiudizi, degli stereotipi, delle idee e delle ideologie e di tutto ciò che si può dire o pensare intorno ad essa. Per i miti e gli umili la guerra è una follia. La più grande follia malefica che l’uomo abbia mai prodotto. I bambini, gli animali, gli esseri più fragili e innocenti sono le vittime principali di ogni guerra.
Fin dai tempi antichi e in tempi ancora recenti il poeta ha cantato le gesta dei guerrieri esaltandoli quali eroi da additare ad esempio … ma ha anche cantato il dolore, la sofferenza, la miseria che la guerra porta seco, inevitabilmente. L’aedo (il cantore – vate della classicità greco – romana) sembra non esistere più in tempi così confusi e incerti quali quelli odierni (Omero si poneva in ascolto degli eventi e li trasfigurava in canto immortale, Virgilio e Dante componevano i loro poemi servendosi dell’ascolto inaudito al di là dell’umano); eppure l’ascolto rimane, nella sua dimensione oltre lo spazio – tempo della terra, per lo sconosciuto che saprà e vorrà percepirlo e trasfonderlo alle genti.
Dentro la follia degli uomini
Visi enigmatici di bimbi
in mezzo alle macerie,
occhi spaventati di gattini
che cercano nel volto della luna
il seno della madre
mai avuta,
improvviso e consueto ormai
il bagliore nel cielo immenso:
luce dell’ora presente
luce dei tempi smisurati
dentro la follia degli uomini.
Morto è il canto dell’aedo antico,
ma è forse immortale
nel suo tragico sonno incantato
poiché l’ascolto
è sempre qui:
nel mio cuore ferito,
e cammina coi miei piedi nudi
fra le ceneri fredde
del mondo silente
proteso nell’attesa.
Francesca Rita Rombolà

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