La consapevolezza di sé e il cammino fatto dall’uomo per migliorarsi e migliorare. “Tracce di autunno”

31 Agosto 2026

Si percepisce sottilmente nell’aria, gli ultimi giorni di agosto, un ché di profondamente dolce e ombroso … quasi una specie di striscia veloce che passa, come meteora nel cielo limpido, lasciando tracce discontinue tuttavia conformi nella luminosità dei giorni caldi, solari, pienamente estivi. Sono tracce di autunno. Tracce di una stagione ancora lontana, ma che in fondo si preannunciano sempre puntuali, sorta di rito che si compie rispettando leggi di natura imperscrutabili e comunque incomprensibili alla mente raziocinante.

E allora nei suoni, negli odori, nei profumi, nelle voci umane e animali si prodiga a noi la fuggevole mitezza di settembre, mese allietante, bello e incantato come una fiaba ancestrale; il raccoglimento e la passionalità tenue di ottobre smorzati appena dai suoi crepuscoli dorati; i ruggine e i gialli paglierini di novembre, le sue tinte vespertine che mutano ogni ora del giorno a seconda dell’inclinazione dei raggi salari sulle cose animante e inanimate; le brume d’argento su colli, monti e promontori che declinano nel silenzio fecondo delle corte giornate del dicembre prenatalizio quando gli abeti rifulgono nel loro aspetto migliore.

Molto è mutato negli anni, nei decenni … molto muta con rapidità, oggigiorno sorprendente, nella società umana.Tanti sono i ricordi per i pochi che li apprezzano e li rivivono ancora ogni anno, rinnovando quel rito che per la Natura è legge ma che per l’uomo forse ormai non significa più nulla.

Ogni traccia della stagione che si porta via la calura terribile dell’estate mediterranea è un passaggio che può far accrescere la consapevolezza di sé e il cammino fatto dall’essere per migliorarsi e migliorare. La natura e la terra si offrono con spontaneità e umiltà a tutto ciò che l’uomo può carpirne per la propria essenza vitale, capace pur sempre ancora di gioire e di soffrire al trascorrere delle stagioni.

Tracce di autunno

Fugace è il giorno

e carezza la luce

il riverbero dell’alba splendida.

La luminosità dell’estate

si smorza

con l’andare lento

dell’ultimo viandante

che sente di dover raggiungere

una meta mai intravista.

Odora di settembre

ormai l’aria

il cielo azzurro

ricorda un suono di campane spensierate

dei giorni di festa

che non mutano,

giunge in punta di piedi

il soffio di ottobre

come un mistero antico

proiettato oltre il tempo della terra.

Non vedi bambini

che giocano fra i sassi del torrente

non senti versi o voci di animali in gruppo

che pascolano o riposano

fra l’erba degli schiusi orizzonti,

tra grattacieli e finte stelle

si consumerà come da consuetudine

l’autunno ricco di eventi

e di aspettative.

Francesca Rita Rombolà

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