Si percepisce sottilmente nell’aria, gli ultimi giorni di agosto, un ché di profondamente dolce e ombroso … quasi una specie di striscia veloce che passa, come meteora nel cielo limpido, lasciando tracce discontinue tuttavia conformi nella luminosità dei giorni caldi, solari, pienamente estivi. Sono tracce di autunno. Tracce di una stagione ancora lontana, ma che in fondo si preannunciano sempre puntuali, sorta di rito che si compie rispettando leggi di natura imperscrutabili e comunque incomprensibili alla mente raziocinante.
E allora nei suoni, negli odori, nei profumi, nelle voci umane e animali si prodiga a noi la fuggevole mitezza di settembre, mese allietante, bello e incantato come una fiaba ancestrale; il raccoglimento e la passionalità tenue di ottobre smorzati appena dai suoi crepuscoli dorati; i ruggine e i gialli paglierini di novembre, le sue tinte vespertine che mutano ogni ora del giorno a seconda dell’inclinazione dei raggi salari sulle cose animante e inanimate; le brume d’argento su colli, monti e promontori che declinano nel silenzio fecondo delle corte giornate del dicembre prenatalizio quando gli abeti rifulgono nel loro aspetto migliore.
Molto è mutato negli anni, nei decenni … molto muta con rapidità, oggigiorno sorprendente, nella società umana.Tanti sono i ricordi per i pochi che li apprezzano e li rivivono ancora ogni anno, rinnovando quel rito che per la Natura è legge ma che per l’uomo forse ormai non significa più nulla.
Ogni traccia della stagione che si porta via la calura terribile dell’estate mediterranea è un passaggio che può far accrescere la consapevolezza di sé e il cammino fatto dall’essere per migliorarsi e migliorare. La natura e la terra si offrono con spontaneità e umiltà a tutto ciò che l’uomo può carpirne per la propria essenza vitale, capace pur sempre ancora di gioire e di soffrire al trascorrere delle stagioni.
Tracce di autunno
Fugace è il giorno
e carezza la luce
il riverbero dell’alba splendida.
La luminosità dell’estate
si smorza
con l’andare lento
dell’ultimo viandante
che sente di dover raggiungere
una meta mai intravista.
Odora di settembre
ormai l’aria
il cielo azzurro
ricorda un suono di campane spensierate
dei giorni di festa
che non mutano,
giunge in punta di piedi
il soffio di ottobre
come un mistero antico
proiettato oltre il tempo della terra.
Non vedi bambini
che giocano fra i sassi del torrente
non senti versi o voci di animali in gruppo
che pascolano o riposano
fra l’erba degli schiusi orizzonti,
tra grattacieli e finte stelle
si consumerà come da consuetudine
l’autunno ricco di eventi
e di aspettative.
Francesca Rita Rombolà

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