“Qual è il modo più consono per non essere petulante? Secondo me, scrivere”. Un intenso dialogo con Amelia Belloni Sonzogni, storico e romanziere

21 Settembre 2026

Amelia Belloni Sonzogni è nata a Milano nel 1956. Sì è laureata in Storia contemporanea all’università statale di Milano, e ha continuato la sua collaborazione alla cattedra di Storia contemporanea, facoltà di Lettere. Da qualche tempo collabora con “la Rivista Intelligente” sulla quale escono suoi racconti e recensioni. Fra i suoi libri pubblicati: “Io ho sempre parlato. Vita di un cane unico con umani normali”, “Anime animali”, “Gino Cornaggia. Un gentiluomo cristiano nella società e nella politica”. All’interno del suo sito, cura un blog. https://www.ameliabellonisonzogni.it/note-a-margine

Francesca Rita Rombolà dialoga con Amelia Belloni sonzogni, storico e romanziere.

D – Amelia Belloni Sonzogni, è più uno storico o un romanziere?

R – Uno storico che si cimenta come romanziere? Ho fatto del punto interrogativo una sorta di distintivo portafortuna, l’ago di una bilancia che oscilla in cerca di una posizione di equilibrio. La mia vita professionale è iniziata e si è sviluppata come storico sul solco di un progetto di vita che si è realizzato solo parzialmente. Ho iniziato a romanzare tardi; ma oggi è la mia attività, non professionale. Sono una docente di lettere in pensione, e non percepisco nulla dalla vendita dei miei libri perché ho destinato tutti i proventi ad associazioni di volontariato che si occupano di animali ed enti di pubblica assistenza. E, dato che da storico mi sono occupata di storia dell’assistenza, il cerchio pare chiudersi. Battute a parte, credo che la mia formazione intrida la mia scrittura: l’attenzione al contesto, all’evoluzione delle vicende, lo sguardo al passato non mi abbandonano mai, qualsiasi cosa io scriva.

D – Vuoi raccontare qualcosa su i tuoi libri già pubblicati?

R – Quelli di ieri, gli “storici”, sono biografie di uomini e istituzioni lombarde tra ‘800 e ‘900, ricostruiscono ambiente, contesto, vissuto e operato cercando di raccontare la personalità  del protagonista, inserita nel suo tempo storico, scrutata il più possibile. Quando si dice che la vita è un romanzo: nella biografia storica nulla è inventato o verosimile, si ricostruisce il vero, il più possibile in base al documento che, a sua volta, sostiene l’interpretazione. Quelli di oggi – due romanzi, due raccolte di racconti e una di scritture brevi – sono nati dall’evoluzione di questa specie di deformazione professionale dello storico per raccontare dove il documento tace o manca. C’è, dunque, anche il vero, ma questa volta nascosto, reinterpretato, romanzato. L’ultimo pubblicato è un romanzo di formazione (un po’ memoire: “Tutta l’estate davanti. Levanto sempre”) nel quale una donna racconta la propria crescita nello spazio fisico, temporale e mentale che fin da bambina ha sentito familiare e che è diventato casa, nel quale risuona un archivio emotivo di canzoni, prima fra tutte quella ispirata dal romanzo “Levanto ad ottobre” di Lorenzo Gabetta. “Io ho sempre parlato. Vita di un cane unico con umani normali” è una storia che nasce da un dolore insopportabile, e scriverla è stato un modo per affrontarlo. Si tratta di un racconto realistico di animali che parlano ma soprattutto di umani disposti ad ascoltarli (come sottolinea nella prefazione il prof. Raffaele Mantegazza). E’ stato il mio esordio nella narrativa ed esperimento di selfpubblishing. Per pubblicare questo libro ho pensato di scriverne un altro che lo prosegue e lo supporta: si tratta di “Chiuse le pagine del libro. Dialoghi e racconti”. Uno scrittore che si auto pubblica deve poi anche promuoversi; qual è il modo più consono per non essere petulante? Secondo me, scrivere. Il tema degli animali torna nella raccolta “Anime animali” dedicata all’impronta educativa derivante dal rapporto padre – figlia: l’amore, la tenerezza, il rispetto e la cura verso gli animali si possono insegnare. Quindi si devono, penso con convinzione. In argomento, tengo molto a citare “Dina e Mario”, il mio racconto presente in “Zanne. Antologia di animali ribelli”: un libro unico, singolare e concettualmente importante perché gli animali sono gli assoluti protagonisti della ribellione in nome dei propri diritti contro la sopraffazione umana. Infine, “Estemporanea” racconta, con parole e immagini (i quadri del sottotitolo “Scritture brevi con quadri d’autore”), la quotidianità di una vita tra mare, ulivi e ortaggi, quella che ho la fortuna di vivere oggi.

D – Il tuo prossimo libro sarà diverso e più particolare dei precedenti?

R – Il progetto è ambizioso: un romanzo storico, per equilibrare la bilancia, per usare al meglio competenze e capacità, per fondere storia e immaginazione. Si tratta, tra l’altro, di una scelta obbligata per raccontare una vicenda che attraversa il Novecento, affonda radici molto indietro nei secoli e si muove nell’Italia del nord sulla quale, però, ci sono buchi archivistici che purtroppo non sono riuscita a colmare come storico. Ci sono un uomo, uno stemma e, immancabile, un cane. Mi rendo conto di risultare enigmatica, ma per ora non posso dire altro. Mi sta molto a cuore. E’ una promessa che ho fatto a me stessa, un punto d’onore, una sorta di imperativo morale.

D – Essere scrittore oggi è più facile o più complicato che negli ultimi decenni del Novecento, secondo te?

R – Storicamente, non credo sia neppure possibile un confronto per il divario tecnologico; inoltre, per risponderti in modo accurato, dovrei aver avuto esperienza da romanziere anche negli ultimi decenni del Novecento. In quel periodo ho pubblicato, con relativa facilità, i miei primi lavori da storico. Si tratta di saggi che, attraverso i canali accademici, raggiungevano le riviste specializzate; le biografie successive erano opere su commissione: il committente si occupava di tutto anche di trovare l’editore, quello che ho rinunciato a cercare come romanziere. Ho guardato la mia data di nascita: il tempo di aspettare le rispettabilissime tempistiche di una casa editrice non c’era e non c’è. E la possibilità di auto pubblicare comunque rende tutto più facile, è indubbio, con i rischi annessi per qualità, dispersione nel mare magnum degli stampati … e farsi leggere, poi, è altra cosa. Tuttavia, ho letto testi di autori che si auto pubblicano molto ben scritti, interessanti, insomma belli.

D – Una poesia e un poeta che apprezzi o che ami.

R – Con la Poesia ho un rapporto lungo ma non intenso. Sui banchi del ginnasio (prima metà degli anni ’70), la prof. di Lettere ci allenava a leggere e commentare a prima vista poesie di autori contemporanei (“Pali telegrafici” di Evtushenko, per dirne uno). E poi i classici greci e latini, che sto riscoprendo, ma ho sempre preferito la prosa. Assaggio poesie un po’ a caso. Ti direi Wislawa Szymborska. Mi piace la sua “pensosa leggerezza” (citazione del suo traduttore, se non erro). O Emily Dickinson, Saba, Cardarelli, Montale … difficile sceglierne uno. Tuttavia, ho un caro amico che è filosofo e poeta, Bruno Belletti: la sua raccolta “Se non avessi i sogni” è un bell’esempio di selfpubblishing di intensa poesia.

Francesca Rita Rombolà

Amelia Belloni Sonzogni

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