” …La letteratura aiuta a vivere, a crescere, a sognare”. Dialogando con Elena Miglioli, poetessa, scrittrice, cantante lirica

3 Novembre 2026

Elena Miglioli è cremonese, ma vive a Mantova dove è responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione dell’Azienda socio – sanitaria territoriale. Si dedica anche al canto lirico. E’ fra gli organizzatori del Mantova poesia – Festival Internazionale Virgilio. Giornalista professionista, ha lavorato per diverse testate. Fra i suoi libri pubblicati. “Di tanti palpiti” (saggistica, 2025); “Gli alberi lo sanno” (poesie, 2024); “Non sono briciole” (racconti, 2021).

Francesca Rita Rombolà dialoga con Elena Miglioli, poetessa, scrittrice, cantante lirica.

D – Elena, vuoi parlare un po’ dei libri che hai pubblicato?

R – Ho scritto tre sillogi poetiche intimistiche, che parlano della mia esperienza e dell’esperienza umana in generale. Non solo umana, perché “Gli alberi lo sanno” (2024), ultima raccolta, celebra il mondo vegetale che è più “umano” – e addirittura “divino” – degli uomini. La precedente, “Ho la parola sulla porta di casa” (2021), è un viaggio metaforico della parola, che non dovrebbe essere detta o scritta finché non è autentica, fino a quando non somiglia a chi la mette nero su bianco. La parola è imperfetta, non combacia mai esattamente con ciò che vorremmo esprimere: questo il dramma del poeta e del vivere stesso, perché tante volte comunichiamo in modo più efficace con i silenzi, lo sguardo, i gesti. Nel 2016 ho esordito come poeta con “Spengo la sera a soffi”, una plaquette di dieci poesie poi ampliata e ristampata dallo stesso editore nel 2018. Si tratta di un’autoantologia che parte da lontano, da liriche che risalgono agli anni Novanta. Mi sono cimentata poi con una raccolta di racconti, “Non sono briciole” (2021), in cui descrivo quelli che possiamo chiamare miracoli del quotidiano. “Le stelle le abbiamo in tasca”, faccio esclamare ad uno dei personaggi, non c’è bisogno di cercarle chissà dove. In ambito saggistico, ho firmato tre testi con un taglio ancora una volta narrativo che raccontano vite, emozioni, sentimenti: “La notte può attendere: lettere e storie di speranza nelle stanze della malattia terminale” (2013); “Rimango qui ancora un po’: storie di vita e segreti di longevità” (2025, coautore il geriatra Renato Bottura) con ritratti di ultracentenari e ultranovantenni in grande forma. L’ultimo nato è “Di tanti palpiti”, tuffo nel mondo della lirica a metà strada fra saggio e romanzo, dove le esistenze straordinarie di cantanti e altri artisti del palcoscenico permettono di valorizzare l’inestimabile patrimonio culturale italiano del melodramma. Credo che la Poesia sia sempre la vera fonte del mio stile. O meglio, come riportato in più recensioni, nei miei scritti c’è la musica. Non compongo, ma traduco la musica che mi ispira in parole, ritmo, accenti, suoni, spazi. Anziché sullo spartito, lavoro sulla pagina.

D – La tua passione per il canto lirico ti coinvolge molto?

R – Studio da tanti anni, sia in contesti privati – scuole o insegnanti – che in conservatorio, con l’obiettivo principale di ricercare la voce giusta, come faccio con la parola giusta. La voce giusta, frutto cioè di quella tecnica vocale pura che consente di dominare lo “strumento”, riuscendo a dare spazio all’espressività. Il canto lirico richiede costanza e dedizione, nonché studio di discipline complementari. Purtroppo, il mio lavoro principale e a tempo pieno mi ha spesso limitato in questo senso. Come dicevo, credo che fare musica e scrivere siano due passioni legate a doppio filo. In tutti i casi parliamo di arte, manifestazione di quella scintilla divina che c’è in ciascuno di noi, porta aperta verso l’infinito, l’indicibile. L’arte ci “infinita”, come scrisse Eugenio Montale (“Forse solo chi vuole s’infinita” in “Casa sul mare”). L’Infinito che umanamente proviamo a dire, a sfiorare, ma che resta fuggevole. Peraltro, nella lirica c’è la poesia meravigliosa dei libretti d’opera. Come cantante mi esibisco in concerti, eventi, cerimonie, e attualmente sto collaborando con il coro lirico di Modena. Una bellissima esperienza, che insegna molto: ad ascoltare gli altri, camminare allo stesso passo, mantenere la propria unicità condividendola al contempo con chi ci sta a fianco. E la magia del teatro, in tutte le sue componenti? Come si può resisterle? … Ho anche una formazione teatrale di prosa, che periodicamente aggiorno. Il teatro, insomma, è sempre stato nelle mie corde.

D – Sei fra gli organizzatori del Mantova poesia – Festival Internazionale Virgilio, vero? Che tipo di manifestazione è?

R – Una rassegna di eventi che intendono richiamare l’attenzione su un genere troppo spesso considerato di nicchia. Quest’anno è alla sua tredicesima edizione, organizzato dall’associazione “la Corte dei poeti”, di cui faccio parte. Le iniziative si svolgono durante il corso dell’anno, anche se l’appuntamento clou è a maggio, con un programma di alcuni giorni assai nutrito: presentazioni di libri, convegni, mostre. La caratteristica principale è l’apertura verso le categorie fragili e le scuole. Nell’ambito del festival, infatti, viene indetto un premio di poesia con due sezioni, una delle quali è riservata a persone ospitate in strutture protette. Organizziamo laboratori in carcere e nelle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. In questi luoghi di isolamento, proviamo a gettare un ponte fra chi sta “dentro” e chi sta “fuori”. I risultati sono sorprendenti. Anche perché la sofferenza è terreno fertile per la poesia ed è curata da quest’ultima. Un altro terreno fertile è quello, appunto, dei giovani. Nei loro animi freschi conviene gettare il seme, partire da lì per generare quella sensibilità e quella cultura che servono. Coinvolgiamo, così, gli istituti superiori pubblicando ogni anno un’antologia con i loro componimenti, al termine di un lavoro in aula. “La Corte dei poeti” ha, infine, fondato una collana editoriale per alcune pubblicazioni.

D – Chi legge, oggi, apprezza, e ama anche, la letteratura, a tuo parere?

R – Spero di sì, perché la letteratura aiuta a vivere, a crescere, a sognare. Mi auguro anche che ci sia molta attenzione verso i classici della letteratura, come capisaldi dai quali non si può prescindere.

D – Il tuo rapporto con la Poesia e i poeti.

R – Rispondo con alcune frasi della mia nota introduttiva alla silloge “Ho la parola sulla porta di casa”: “La Poesia ti viene a cercare, non sei tu che cerchi lei. Ti viene a cercare anche quando la metti sotto la cenere. Vuole tornarti negli occhi, perché quello è il suo posto. Una questione di sguardo: si è poeti nel modo di guardare la realtà”. Siamo tutti poeti quando osserviamo il mondo con occhi poetici. Allora la Poesia è ovunque, e non c’è bisogno di scrivere per trovarla. Ci sarebbe molto più bisogno di leggere, questo sì. Abbiamo necessità di trovare lettori, che sono davvero pochi rispetto agli autori. L’estate scorsa ho partecipato a un festival, organizzato da Macabor Editore, che va in questa direzione: premia i lettori di poesia. Sono loro, non gli autori, i veri protagonisti della manifestazione, insieme alle biblioteche italiane che li accolgono.

Francesca Rita Rombolà

Elena Miglioli

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