L’artista e il Ketman: un dilemma importante del nostro tempo. “La mente prigioniera” di Cezeslav Milosz
000 Primo piano , Czeslav Milosz / 8 Settembre 2025

La mescolanza delle culture, le loro congiunzioni e concrescenze, la loro impermeabilità, la loro presenza, il loro esserci, i loro differenti ritmi insegnano all’uomo molte cose. Al poeta e romanziere lituano Czeslav Milosz diedero, prima di ogni altra cosa, il senso della distanza, molto importante per un artista, in particolare, per un intellettuale in generale. Quando le culture stanno una accanto all’altra in uno spazio dato, tanto più chiaramente è possibile percepire la loro relatività nel tempo. “Le civilizzazioni sanno che esse sono mortali”, questa frase del poeta francese Paul Valéry non è del tutto retorica. Tuttavia (sembra quasi un paradosso) le civilizzazioni insieme alle culture posseggono una resistenza e una vitalità che, in fondo, nemmeno esse sospettano intrinsecamente. Un osservatore attento si accorge che certi archetipi culturali, connessi con l’essere più profondo dell’umanità, non possono essere distrutti. Questi archetipi si ripetono come le immagini del fiume e del cielo, del vento e della pioggia, del giorno e della notte. Resta poi da creare, inventare una poetica adeguata anche a catastrofi in grado di rovinare le culture, e ciò, in modo sorprendente, per la forza stessa di resurrezione delle culture. Nell’opera “La mente prigioniera” Czeslav Milosz affronta proprio questo problema…

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