… Trovarsi accanto ad essi o sotto di essi ci si sente impotenti di fronte alla Natura e al Mistero. “I pini marittimi”

Chi non ha mai visto gli splendidi pini marittimi, presenti quasi ovunque da Roma in giù, o almeno notati? Forse pochi. Sui viali principali, sullo sfondo di un paesaggio quasi endemico (si pensi, ad esempio, alla famosa veduta del golfo di Napoli con sullo sfondo il Vesuvio e di fronte un maestoso pino marittimo, immagine quasi iconica di cartoline, poster, stampe e arazzi che circolava un po’ ovunque fino a qualche decennio fa, perlomeno), all’ingresso di una antica dimora di campagna o di una villa moderna, o meglio, post – moderna con tanto di circuito di telecamere sia all’interno che all’esterno, in parchi e giardini pubblici di ogni tipo, lungo strade maestre e talvolta desolate, in agglomerati i cui alberi fitti sembrano dei giganteschi ombrelloni verde – scuro stagliati contro il cielo azzurro e le nuvole bianche del tanto amato, da turisti e non, cielo azzurro del Sud, quasi come piccoli boschi che invitano a sostarvi o quantomeno a fermarsi, anche per pochi attimi appena, ad ammirarli soltanto. Gli antichi romani amavano molto quest’albero prettamente mediterraneo, tanto da piantarlo dapertutto, praticamente in ogni angolo di terra, o di terreno, perfino piccolo, ma che consentisse al pino di potersi sviluppare in…

“Nei miei saggi, così come nelle mie poesie e in tutti i miei scritti, provo ad emancipare la scrittura dall’emancipazione stessa, e lo faccio attraverso una forma che coincide indubbiamente con la qualità della visione”. Dialogando intensamente con Domenico Barillaro, filosofo e poeta
000 Primo piano , Domenico Barillaro / 5 Ottobre 2026

Domenico Barillaro nasce in Calabria nel 2002. Ha conseguito la laurea in Filosofia alla Alma Mater Studiorum – Università di Bologna nell’ottobre 2025. E’ ora studente magistrale in Scienze Filosofiche presso la stessa università. La sua attività di studio e ricerca si sviluppa nell’ambito dell’estetica filosofica, della filosofia del linguaggio e della riflessione teorica sui sistemi di intelligenza artificiale. Domenico Barillaro svolge attività di ricerca, collaborazione scientifica ed editoriale. I suoi interessi di pensiero spaziano fra Theodor W. Adorno e Gianni Vattimo. E’ autore di sette pubblicazioni fra le quali: “Tutti tranne Calliope” (In Prosa Edizioni, 2023), “Dissonanze. Una fenomenologia dell’uomo” (Bertone Editore, 2025), “Le ceneri di una cosa” (Arca Edizioni, 2026). Francesca Rita Rombolà dialoga intensamente con Domenico Barillaro, filosofo e poeta. D – Domenico Barillaro, così giovane e ha già pubblicato diversi libri; vuoi parlare, in sintesi, dei tuoi libri Domenico? R – Ho iniziato a pubblicare ormai tanti anni fa, tanto che a gennaio dovrebbe uscire il mio settimo libro; eppure posso dire che tutti sono contrassegnati da uno specimen condiviso: la ricerca dell’estetico. Ciò che mi interessa è il vitale, il dionisiaco, il brivido dell’arte, quella frattura rivoluzionaria che nella post – modernità – come sostengo…

… L’ultimo giglio che impavido ricorda l’estate

L’estate è finita (almeno astronomicamente) con i suoi colori, la sua calura, i suoi suoni, le sue feste di piazza popolari e confuse. Stagione di svago e di spensieratezza (forse solo apparente) per gli umani, di pianto, di abbandono, di lotta per la sopravvivenza per gli animali domestici, randagi o abbandonati, e per quelle persone senza fissa dimora o che le circostanze e le situazioni della vita le hanno portate a mendicare per le vie affollate qualche soldo o addirittura ancora un pezzo di pane soltanto. Talvolta il tutto nell’indifferenza totale, nel disinteresse generale, nell’apatia più sfacciata. Nel silenzio e nell’incomprensione di molti. Le pagine del calendario appeso alla parete vanno girate in avanti con una certa rapidità. I mesi e i giorni sembrano solo un nome o una data segnati sulla carta oppure non segnati affatto e quasi dimenticati. Talvolta sono intensi gli attimi, lunghi come secoli, di abbandono o di dolore, di stanchezza fisica e mentale, di decisioni da prendere subito, di un qualcosa che non può aspettare più. Ai margini inselvatichiti di qualche strada secondaria i gigli rosa dal profumo intenso e dal lungo gambo rigido, gli ultimi gigli della stagione solare, crescono, come sempre, e sbocciano…

“Qual è il modo più consono per non essere petulante? Secondo me, scrivere”. Un intenso dialogo con Amelia Belloni Sonzogni, storico e romanziere

Amelia Belloni Sonzogni è nata a Milano nel 1956. Sì è laureata in Storia contemporanea all’università statale di Milano, e ha continuato la sua collaborazione alla cattedra di Storia contemporanea, facoltà di Lettere. Da qualche tempo collabora con “la Rivista Intelligente” sulla quale escono suoi racconti e recensioni. Fra i suoi libri pubblicati: “Io ho sempre parlato. Vita di un cane unico con umani normali”, “Anime animali”, “Gino Cornaggia. Un gentiluomo cristiano nella società e nella politica”. All’interno del suo sito, cura un blog. https://www.ameliabellonisonzogni.it/note-a-margine Francesca Rita Rombolà dialoga con Amelia Belloni sonzogni, storico e romanziere. D – Amelia Belloni Sonzogni, è più uno storico o un romanziere? R – Uno storico che si cimenta come romanziere? Ho fatto del punto interrogativo una sorta di distintivo portafortuna, l’ago di una bilancia che oscilla in cerca di una posizione di equilibrio. La mia vita professionale è iniziata e si è sviluppata come storico sul solco di un progetto di vita che si è realizzato solo parzialmente. Ho iniziato a romanzare tardi; ma oggi è la mia attività, non professionale. Sono una docente di lettere in pensione, e non percepisco nulla dalla vendita dei miei libri perché ho destinato tutti i proventi…

Sì: pane, olio e sale elementi della terra e simboli nel tempo della civiltà umana. “A carte scoperte” di Leonardo Lastilla
000 Primo piano , Senza categoria / 16 Settembre 2026

“A carte scoperte” (Argento Vivo Edizioni, 2026) di Leonardo Lastilla forse non è un romanzo, forse i capitoli che ne compongono il tutto, con i rispettivi titoli, non sono poi dei capitoli ma dei racconti, ciascuno con una trama a sé e una vicenda propria indipendenti l’uno dall’altro: ognuno staccato da tutti i precedenti e da tutti i successivi. Molti sono i personaggi: tanti nomi di protagonisti (Giorgio, Giulia, la famiglia Tranquilli di “Sincronie esistenziali” o Leo e Libero di “Segni” o anche Lucio e Italo di “Perimetri isosceli” ad esempio) che prendono vita da una penna la quale sfoggia, in questo lavoro letterario, una scrittura brillante e scorrevole unita ad una capacità, di certo non più molto comune oggigiorno, di fare una sorta di scavo psicologico nell’io multiforme di donne e uomini e di far emergere tutto quel che essi contengono, di inconscio o subconscio o meno, alla luce di un sole non sempre benevolo e rischiarante quanto un’alba estiva (operazione piuttosto riuscita, e mi complimento con Leonardo Lastilla). In “A carte scoperte” di Leonardo Lastilla il lettore attento e non frettoloso o superficiale vi riscontrerà, neppur in modo troppo nascosto, il (lo si chiami pure così) mutamento antropologico…

“Per me scrivere significa cercare.” Conversazione con lo scrittore di thriller Lucius Veyron
000 Primo piano , Lucius Veyron / 8 Settembre 2026

Lucius Veyron, pseudonimo letterario di Luciano Balconi, nasce ad Ivrea nel 1970. E’ un ex campione di sci alpino, amante del mare e della montagna, appassionato di arte, di animali, automobili e musica classica. Fra i libri che ha scritto e pubblicato: “Il patto di Giza”, “Il sigillo di Malachia”, “L’enigma di Malgrà”, “L’ombra sotto il Vaticano”. Canali ufficiali, Amazon page: https://www.amazon.it/stores/author/BOFSRQMY9Z Francesca Rita Rombolà conversa con lo scrittore di thriller Lucius Veyron. D – Può spiegare, in sintesi, il concetto di meta – realtà nei suoi thriller? R – La meta – realtà, nei miei romanzi, è ciò che esiste dentro la realtà che crediamo di conoscere. Noi siamo abituati a considerare reale soltanto ciò che possiamo vedere, misurare, catalogare. Ma la storia dell’uomo è piena di zone d’ombra, documenti scomparsi, conoscenze dimenticate, coincidenze inspiegabili, intuizioni scientifiche che sembrano sfiorare territori un tempo riservati alla filosofia o all’esoterismo. La meta – realtà nasce proprio in quella zona di confine. E’ il livello nel quale storia, scienza, coscienza, simbolo e mistero cominciano a sovrapporsi, fino a rendere incerto il confine tra ciò che sappiamo e ciò che crediamo di sapere. Nei miei thriller parto quasi sempre da elementi reali. Un…

La consapevolezza di sé e il cammino fatto dall’uomo per migliorarsi e migliorare. “Tracce di autunno”

Si percepisce sottilmente nell’aria, gli ultimi giorni di agosto, un ché di profondamente dolce e ombroso … quasi una specie di striscia veloce che passa, come meteora nel cielo limpido, lasciando tracce discontinue tuttavia conformi nella luminosità dei giorni caldi, solari, pienamente estivi. Sono tracce di autunno. Tracce di una stagione ancora lontana, ma che in fondo si preannunciano sempre puntuali, sorta di rito che si compie rispettando leggi di natura imperscrutabili e comunque incomprensibili alla mente raziocinante. E allora nei suoni, negli odori, nei profumi, nelle voci umane e animali si prodiga a noi la fuggevole mitezza di settembre, mese allietante, bello e incantato come una fiaba ancestrale; il raccoglimento e la passionalità tenue di ottobre smorzati appena dai suoi crepuscoli dorati; i ruggine e i gialli paglierini di novembre, le sue tinte vespertine che mutano ogni ora del giorno a seconda dell’inclinazione dei raggi salari sulle cose animante e inanimate; le brume d’argento su colli, monti e promontori che declinano nel silenzio fecondo delle corte giornate del dicembre prenatalizio quando gli abeti rifulgono nel loro aspetto migliore. Molto è mutato negli anni, nei decenni … molto muta con rapidità, oggigiorno sorprendente, nella società umana.Tanti sono i ricordi per…

Eppure l’ascolto rimane. “Dentro la follia degli uomini”

Perché l’uomo fa guerra? Perché gli uomini fanno guerra agli uomini? Non si è mai riuscito, pienamente ed esaurientemente, a dare una risposta a queste domande. In fondo, la guerra fra esseri umani è un mistero, al di là dei pregiudizi, degli stereotipi, delle idee e delle ideologie e di tutto ciò che si può dire o pensare intorno ad essa. Per i miti e gli umili la guerra è una follia. La più grande follia malefica che l’uomo abbia mai prodotto. I bambini, gli animali, gli esseri più fragili e innocenti sono le vittime principali di ogni guerra. Fin dai tempi antichi e in tempi ancora recenti il poeta ha cantato le gesta dei guerrieri esaltandoli quali eroi da additare ad esempio … ma ha anche cantato il dolore, la sofferenza, la miseria che la guerra porta seco, inevitabilmente. L’aedo (il cantore – vate della classicità greco – romana) sembra non esistere più in tempi così confusi e incerti quali quelli odierni (Omero si poneva in ascolto degli eventi e li trasfigurava in canto immortale, Virgilio e Dante componevano i loro poemi servendosi dell’ascolto inaudito al di là dell’umano); eppure l’ascolto rimane, nella sua dimensione oltre lo spazio –…

Francesca Rita Rombolà, poesie dalla Magna Grecia

Gli antichi Greci chiamavano il sud dell’Italia Magna Grecia ed essa fu anche rifugio della grande poeta Saffo, di cui ci rimangono splendidi frammenti. Dalla Magna Grecia ci giungono oggi le voci di molte artiste ed artisti. Francesca Rita Rombolà, una di queste, merita sicuramente maggiore attenzione e le sue opere dovrebbero avere più visibilità e diffusione. Poco più che ventenne Rombolà ha esordito nel romanzo con “Ultimi giorni di novembre” e poi altri a cui sono seguiti, nel 2011, i racconti “Stralci di guerra nel XXI secolo” e alcune sillogi poetiche come “Echi lontani” (2017) e “Lesbos” nel 2019. Rombolà ha collaborato con note riviste letterarie, partecipato a laboratori e riviste, tra le quali quella francese di teatro “Cassandre Horschamp” occupandosi, in particolare, del drammaturgo Antonin Artaud. Ha fondato, insieme al giornalista Mario Vallone, un blog letterario molto seguito www.poesiaeletteratura.it La sua piccola ma incisiva raccolta di poesie “Lesbos”, di cui l’autrice ha dedicato le royalties nel 2019 all’Associazione Differenza Donna, merita di essere letta perché rivela un timbro poetico originale, maturo, con immagini di grande impatto emotivo, che sembrano celare un dolore ma al tempo stesso una speranza: quella di una complicità femminile intrecciata come i fili tessuti dalle…

“Anche quando realizzo un film, cerco sempre un ritmo, un’immagine o un silenzio che abbiano una forza poetica”. Conversando con Giovanni Battista Pollina, regista, scenografo, sceneggiatore cinematografico

Giovanni Battista Pollina è regista, scenografo, sceneggiatore cinematografico. Dal 2018 ad oggi è fondatore e presidente dell’Associazione culturale “Sicilia Incantata Valderice”. La sua filmografia (cortometraggi e lungometraggi in vernacolo siciliano) è piuttosto vasta e comprende, fra le varie opere: “U curtu saggiu”, “Tempi ri crisi”, “Campa cavaddu”. Prime visioni: “Idda” (tratto dal romanzo di Giovanni Sciara “La baronessa di Linguaglossa”), “L’ultimo brigante”. Fra i premi vinti: miglior docufilm 2020 “Turiddu Sunnaturi – Leggenda di Salvatore Giuliano” Premio Internazionale Proserpina 2025. Giovanni Battista Pollina è testimonial della regione Sicilia al Parlamento Europeo di Bruxelles. Francesca Rita Rombolà conversa con Giovanni Battista Pollina, regista, scenografo, sceneggiatore cinematografico. D – Giovanni Battista Pollina, qual’è il messaggio dei suoi film che il pubblico dovrebbe recepire? R – Credo che il cinema debba innanzitutto suscitare emozioni e invitare alla riflessione. Nei miei lavori cerco di raccontare l’essere umano nelle sue fragilità, nei suoi conflitti e nella sua capacità di rialzarsi. Se lo spettatore, uscendo dalla sala porta con sé una domanda in più o uno sguardo diverso sulla realtà, allora il film ha raggiunto il suo scopo. D – Cos’ha, secondo lei, la Sicilia che affascina così tanto lo straniero e anche l’italiano in generale?…

…La splendida fonte spenta e assolata

Ricordi e ricordi affiorano alla mente, di un passato talvolta lontano, talaltra più recente, mentre guardi un paesaggio identico negli anni pur tuttavia molto mutato ad opera dell’uomo. Vi è tanta incuria oggi, incuria e abbandono di luoghi antichi e solenni che hanno solcato i secoli fino a noi, vi è indifferenza, scrollata di spalle e una certa rassegnazione anche nel menzionare quella fonte la cui acqua è andata a finire chissà dove per mancanza di una giusta manutenzione del percorso dall’origine o, peggio, la vena non esiste più; una strana risatina spesso di scherno o di mancata sensibilità per quell’arnese agricolo buttato al sole a pancia all’aria usato fino a pochi decenni fa per arare la terra, per falciare il fieno, per sbucciare le pannocchie del mais, o per quel carro dalle grandi ruote che fu trainato da buoi mansueti, vere bestie da lavoro, carico di olive o di uve trasportate al frantoio, i primi, al palmento, le seconde, tra risate e frizzi di ragazzi e adulti che rallegravano le viuzze di paesini oggi assolati e dolorosamente in lento declino. Capita di fermarsi, nella consueta passeggiata mattutina, per riposare qualche attimo e di vedere un bellissimo gatto nero su…

E’, semplicemente è… La pace oltre l’umano

In una placida mattina di luglio non è difficile vedere ai bordi, anche di strade maestre, cespugli fioriti di fiordaliso azzurro, e il contrasto che essi creano, in mezzo alla campagna ormai arsa dal sole implacabile della stagione, è molto forte e bello da gustare. Può capitare anche, se si va a fare corsa per tenere in forma il corpo o anche semplicemente camminando piano per godere del paesaggio e della frescura dell’ora, di udire un aereo che passa nel cielo, basso o in alto, che può essere un rumore lieve e come assonnato oppure (e questo in zone di guerra, ce ne sono molte come sempre su questo terribile e meraviglioso pianeta) un rombo quasi improvviso che lascia andare al suolo il suo carico seminatore di morte e di distruzione… ma il fiore non se ne cura: non della persona che lo guarda e riflette su di lui o non lo guarda affatto e passa indifferente, non della deflagrazione che può avvenire a qualche metro di distanza o perfino accanto spazzandolo via in un attimo; è, semplicemente è nella frazione di istante la quale gli viene concessa sulla terra, poiché anche in un tempo di vita, che può essere…

“La Poesia è pensiero. Pensiero critico, libero”. Dialogo con Michele Gentile, scrittore, aforista e poeta
000 Primo piano , Michele Gentile / 24 Luglio 2026

Michele Gentile, scrittore, aforista e poeta, nasce ad Ostia (Roma) il 4 gennaio 1972. Inizia la sua attività culturale con finalità sociale nel 2007 quando, insieme ad altri poeti del collettivo poetico romano “Orizzonti Inversi”, nelle piazze di Ostia e di Roma, si mette a distribuire ai passanti delle poesie estemporanee per una raccolta fondi a favore di un centro anziani della Magliana. Nel 2008 pubblica il suo primo libro di poesie, “Sassi nel fiume”. Tutti i suoi libri saranno poi legati a delle raccolte fondi a favore di associazioni, reparti ospedalieri, canili, case famiglia e case di riposo. I suoi libri di poesie: “Lungo il sentiero”, “Io abito qui”, “d’Amaro e d’Amore”, “Ordalia”, “Nomenclatura di un tramonto”, “Aforismitudine”, “Il Dono”, “Ostia”, “L’urgenza della pioggia”, “Come il mare”, “Io dal mare”, “Mi costituisco a Modena” e “Terraferma”; per la narrativa i volumi: “I respiri del mare”, “I Graffi del Buio” e “L’Orologio Parallelo”. Michele Gentile è ideatore e organizzatore del Premio Internazionale di poesia per bambini e ragazzi “Un Mare di Poesia”, ideatore e curatore del Festival Nazionale di poesia “La Rocca dei Poeti”, ideatore e organizzatore della rassegna culturale itinerante festa della scrittura “Lettere in Viaggio”, ideatore e organizzatore…

“Mi piace Paul Eluard per il suo modo di comporre poesia, evanescente ma denso di significato e di immagini”. Conversando con Lavinia Capogna, scrittrice, poetessa e regista
000 Primo piano , Lavinia Capogna / 20 Luglio 2026

Lavinia Capogna è una scrittrice, poetessa e regista. E’ nata a Roma, è figlia del regista Sergio Capogna e della produttrice cinematografica Giuliana Scappino. Ha pubblicato finora otto libri: “Storie fatte di niente”; che è stato pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien”, dove ha avuto una “fascetta” dello scrittore Didier Hermand; “Un navigante senza bussola e senza stelle” (poesie); “Pensieri cristallini”; (poesie); “La nostalgia delle 6 del mattino” (poesie); il romanzo “Il giovane senza nome”; il saggio “Pagine sparse – Studi letterari”; “Poesie 1982 – 2025”. Nel 2026 ha pubblicato quindici nuove poesie intitolate “Versi del disinganno”, in esclusiva per la rivista “Insula Europea”. Ha scritto circa duecento articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Lavinia Capogna ha scritto tre sceneggiature cinematografiche e ha realizzato come regista il film “La lampada di Wood” interpretato da Sophie Renoir (già attrice in due film di Eric Romer); il mediometraggio “Ciao, Francesca” e alcuni documentari tra Londra e Zurigo. Collabora volontariamente con le riviste letterarie “Il Randagio”, “Insula Europea”, “Stultifera Navis”, il website romano Digayproject e un sito olandese. Su Facebook ha fondato due gruppi: Cinema Arte e Pagine di inchiostro Ink’s…

…Un giorno remoto nel futuro

In una bella e calda giornata di sole estivo, forse qualcuno talvolta riflette sul contrasto paradossale che vi è fra la natura immersa in un’esplosione di festa e di meraviglia e le guerre che insanguinano sempre il mondo, sul perché molte persone non possono godere, a causa di ciò, di tutto quello che la natura offre in questo periodo dell’anno e alle medesime latitudini. Poi le riflessioni si spingono oltre… si accavallano, e i pensieri corrono da un punto all’altro dello spazio – tempo: a cose successe o forse no, ad avvenimenti o a fatti magari irreali o magari no, a ciò che la Storia ha prodotto e al suo camminare in avanti, o piuttosto in circolo, per le vicende imprevedibili e mai comunque del tutto scontate che l’hanno percorsa. Allora forse, nel sangue versato e nel dolore, nel pianto e nell’avvilimento, negli aneliti ideali e nel grido d’aiuto o di sofferenza che si levano umanamente si cerca ancora il senso più profondo e più nascosto, il fine ultimo (perché no?) e il primordiale… E si potrebbe anche giungere a desiderare una quiete perduta da tempo e nel tempo: una specie di Eden incerto e confuso, ma che tuttavia è…

“Credo che la musica, insieme alla poesia, sia un regalo divino”: Conversazione con Gianfranco Iovino, musicista e scrittore

Gianfranco Iovino nasce a Roma nel 1965. A diciotto anni ha acquisito l’abilitazione all’insegnamento del solfeggio, e si è iscritto alla SIAE con la doppia qualifica di compositore e autore letterario. Ha collezionato esperienze importanti nel mondo del teatro, oltre che da fonico ed assistente al missaggio in studi di registrazione, che lo hanno spronato alla composizione di colonne sonore per spettacoli teatrali, spot pubblicitari e un’infinità di ore al PianoBar. Nel 2005 pubblica il romanzo “Cuori nella tormenta” (Seneca Edizioni, Torino); nel 2006 il romanzo “Dietro di me” (Girardi Editore, Bologna); nel 2008 pubblica “Tremendamore” (A. Car Edizioni, Milano); nel 2011 “Oltre il confine” (Sassoscritto Editore, Firenze) che riceve diversi riconoscimenti letterari. Nel 2014 esce “Sono solo canzoni” (A. Car Edizioni, Milano); nel 2020 “Io sono Paola” (Bertoni Editore, Pomezia); nel 2023 pubblica “Abbracciami ” (Capponi Editore, Ascoli Piceno) e nel 2026 il suo nuovo romanzo “Chiara come il buio” (Capone Editore, Ascoli Piceno). Il suo sito internet è: www.gianfrancoiovino.it Francesca Rita Rombolà conversa con Gianfranco Iovino, musicista e scrittore. D – Gianfranco Iovino che cos’è veramente: un musicista, un cantante, un attore, uno scrittore o altro? R – Mi verrebbe da rispondere “un po’ di tutto”, ma rischierei…

…La lunga stagione propizia che rinfranca e acquieta lo spirito

Fiore delicato e dal profumo intenso e, allo stesso tempo, lieve e penetrante il gelsomino cresce nelle zone mediterranee formando quasi sempre una siepe che orna muri e cancelli, inferriate e semplici staccionate; quello di Spagna (il più comune) e quello ionico li puoi vedere nei giardini di ville di campagna o sulle terrazze di case che si affacciano su piazze solari e spesso solitarie. Fiore che in passato è stato prediletto, fra tanti, da re e imperatori, da sultani e da condottieri e per la bellezza della sua forma e per l’essenza profumata usata nella cosmesi personale come degli ambienti abitativi e cultuali. La sua profusione bianca e soffice si ha dalla primavera fino all’autunno inoltrato, e fra il cielo azzurro e il mare ancor più azzurro il candore dei suoi petali particolari riempie l’occhio di estasi, di incanto, di gratuita bellezza. Nelle albe e nei tramonti infuocati (quasi in ogni periodo dell’anno) delle nostre latitudini, il gelsomino spande fresco olezzo evocando per analogia tempi lontani che sanno di una mitica grandezza ormai estinta, di magici ricordi, di realtà forse sognanti che pur sono state e sembrano rivivere in memorie vaghe le quali si vanno assottigliando sempre di più….

“I cieli di Magritte”… un lontanissimo paradiso perduto
000 Primo piano , Magritte / 23 Giugno 2026

I cieli di Magritte. I cieli del pittore surrealista belga René Magritte (1898 – 1962). Quasi tutti i suoi quadri hanno sullo sfondo un cielo azzurro con nuvole bianche soffici e leggere .. quasi un gregge di pecore che pascola silenzioso e placido nel cielo di inizio estate. “Lo specchio falso” (1928); “I valori personali” (1952) sono solo alcune delle sue magnifiche tele che hanno come sfondo questo cielo luminoso quasi in contrasto con l’ombra degli oggetti che lo circondano, sempre e comunque dalle tinte scure e dai colori forti. Ma forse la sublimità e la bellezza di tale cielo mai come nella serie di dipinti che vanno dal 1949 al 1954 raggiungono il proprio “culmine artistico”; sono i dipinti de “L’impero delle luci”: un edificio al crepuscolo (forse all’alba o forse al tramonto) circondato da un parco con alberi, con uno specchio d’acqua al centro (forse una fontana o un laghetto artificiale), alcune finestre illuminate, un lampione acceso all’esterno … e sullo sfondo in alto il magico cielo azzurro con le caratteristiche nuvole bianche! Sono rimasta incantata fin dalla prima volta che ho visto la serie di dipinti de “L’impero delle luci” di René Magritte (in una foto al…

“Cos’è scrivere un libro se non manifestare il proprio particolare pensiero?”. Una brillante conversazione con Francesco Zampa, scrittore, editore, maresciallo dei carabinieri in pensione
000 Primo piano , Francesco Zampa / 19 Giugno 2026

Francesco Zampa è un maresciallo dei carabinieri in pensione. Nel 2011 pubblica il suo racconto di esordio nel giallo Mondadori, in cui tratteggia quello che diventerà il suo personaggio principale, cioè il maresciallo dei carabinieri Franco Maggio. Nel 2012 esce il primo romanzo “Doppio omicidio per il maresciallo Maggio”, inaugurando una serie di undici episodi tra cui una trilogia e un dittico. Ha scritto anche una esalogia composta da due trilogie strettamente connesse. Ha partecipato a fiere del libro e festival del giallo, e ha avuto riconoscimenti per quattro edizioni consecutive al premio romano Albero Andronico. Ha fondato la casa editrice Zipporo, ed è stato inserito nel circuito Umbria Libri organizzato, da Regione Umbria, come piccolo editore. Francesca Rita Rombolà conversa brillantemente con Francesco Zampa, scrittore, editore, maresciallo dei carabinieri in pensione. D – Ci racconta qualcosa su i suoi libri? R – Iniziai a scrivere racconti partecipando a concorsi indetti dall’Arma dei carabinieri. Ottenni due bei piazzamenti (in uno il vincitore fu un ragazzo con una fantastica poesia su un maresciallo veneto, in dialetto). Era il 2011, e il presidente di giuria, Giancarlo De Cataldo, invitò tutti i convocati a tentare la via del romanzo. Io avevo già in…

“La Poesia è svelamento, riflesso, comprensione”. Dialogando intensamente con Leonardo Lastilla, poeta, scrittore, docente universitario
000 Primo piano , Leonardo Lastilla / 17 Giugno 2026

Leonardo Lastilla ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze e il dottorato in Letteratura Italiana presso l’University College Dublin. E’ docente di lingua e letteratura italiana, scrittura di viaggio, letteratura inglese e discipline umanistiche. Ha lavorato in molte scuole, istituzioni e università, in particolare università americane a Firenze. Attualmente lavora a Firenze per diverse università tra cui Calstate, Syracuse e Est Carolina. E’ poeta e scrittore. Molte delle sue opere, compresi molti racconti e i suoi saggi letterari, sono state pubblicate in volumi, riviste giornali. Particolarmente significativa è la sua collaborazione con la prestigiosa rivista “Riscontri”. Tra le sue pubblicazioni recenti vi sono i romanzi che compongono “La Trilogia dell’Anima: Una donna un uomo, Il Piccolo Tour e Sotto l’Ombrellone”; le raccolte di racconti “Anime Sgualcite” e “A Carte Scoperte”; Le sillogi poetiche “Incantesimi”, “Il Dolore della Cognizione” e “Epifanie Interrotte”. https://leonardolastilla.wordpress.com/ Francesca Rita Rombolà dialoga con Leonardo Lastilla, poeta, scrittore, docente universitario. D – Leonardo Lastilla, che cos’è per te il viaggio: metafora della vita, scoperta di se stesso e dell’altro, conoscenza del luogo compreso delle sue tradizioni, lingua, consuetudini; o cos’altro? R – Per me il viaggio è esattamente tutto quello…

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