Alessandra Perotti è writer coach, editor e ghostwriter. Ha fondato e diretto, per dieci anni, la casa editrice Edizioni Astragalo e ha dato vita all’Accademia di scrittura. Collabora con la Libera Università dell’Autobiografia Anghiari. E’ intervenuta come speaker al Salone Internazionale del Libro di Torino, al Bologna Children’s Book, a Radio Rai 1 e come esperta di scrittura su testate quali Vanity Fair, Amica, Donna Moderna, Io Donna, Marie Claire. Conduce, con la scrittrice Sara Rattaro, il corso “Scrivi e pubblica il racconto della tua vita!”. Ha scritto libri per accademici, giornalisti, formatori, personaggi dello spettacolo, sportivi. Fra i suoi numerosi libri pubblicati: Ha ideato la collana “Scrivere con il cuore” (Edizioni Astragalo, 2000); “Yogurt, rapinatore innamorato” (Demetra Editore, 2001); “Scrivere per guarire” (Editrice Bibliografica, 2022); “Writer Coach. Chi è, cosa fa, a chi serve” (idem, 2023) e “90 giorni di scrittura terapeutica” (Accademia di Scrittura, 2025). Francesca Rita Rombolà conversa con Alessandra Perotti, writer coach, editor e ghostwriter. D – Ci racconti qualcosa, in sintesi, delle sue pubblicazioni. R – Le mie pubblicazioni raccontano molto del mio percorso professionale e umano. Ho scritto testi di narrativa, manualistica e libri legati alla scrittura come strumento di conoscenza, crescita e trasformazione….
Pamela Salvatori nasce a Tivoli nel 1985. Ha una laurea in Teologia, una laurea in Scienze Religiose e una laurea magistrale in Teologia Dogmatica. Collabora con siti e riviste di cultura, teologia e spiritualità, scrivendo articoli accademici e divulgativi. Insieme a Matteo Orlando ha ideato e cura i Quaderni semestrali di “Teologia cattolica per tutti” dal 2025. Ha pubblicato diversi libri di vita spirituale fra i quali “Il dito di Dio. Lo Spirito Santo nella vita cristiana”. A maggio uscirà “Totus tuus. Mese di preparazione alla consacrazione a Gesù per mezzo di Maria” e sta per avviare lo stesso percorso online sul canale youtube “Vivete nella gioia!” che gestisce dal 2021. Pamela Salvatori scrive recensioni per “La Civiltà Cattolica”. Francesca Rita Rombolà dialoga con Pamela Salvatori, teologa e scrittrice. D – Pamela Salvatori, spiritualità e arte sono, secondo lei, speculari, differenti, simili? R – Carissima, dipende molto da cosa si intende con questa parola. Il concetto di spiritualità, a mio parere, oggi è molto abusato. Se restiamo in ambito cattolico e intendiamo la spiritualità come vita cristiana di relazione con Dio Trinità, si potrebbe dire che c’è un rapporto tra queste realtà e quella artistica ma non specularità, se intendiamo,…
Lo sforzo di superare la passività, l’immobilismo della sofferenza e dell’ingiustizia prende forma nel romanzo “Le donne di Messina” di Elio Vittorini (romanzo edito nel 1949 e ripubblicato con sostanziali modifiche nel 1964). Vi si narra la storia di un gruppo di persone le quali, in seguito allo sbandamento determinato dalla guerra (la Seconda Guerra Mondiale), si stabiliscono in un villaggio abbandonato, e lì decidono di dare vita ad una comunità con nuovi rapporti sociali al di fuori di qualunque conformismo e condizionamento del passato. E’ l’avventura di un gruppo di sfollati, tra cui delle energiche donne provenienti da Messina, che vogliono costruire una società senza classi e senza divisioni sociali di sorta, per cui ci si prodiga, in tutti i modi, per realizzare rapporti di “purezza” e di “realtà primigenia” a contatto con la natura, forse con una certa anticipazione di decenni almeno sulla percezione ecologica che avrà tanta importanza in futuro. Nel villaggio di ambientazione della storia si trova un capo. Piano piano si viene a scoprire un comunismo latente di vita “divisa tra bisogno e bisogno prima d’essere divisa tra uomo e uomo”; poi nascono lentamente intrecci amorosi, si svolgono fatti tragici ecc. ecc … in fondo…
“Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio è forse fra le sue opere più riuscite e, secondo diversi critici letterari, il suo capolavoro. Il protagonista del romanzo è lo stesso personaggio del romanzo “Primavera di bellezza”, cioè il giovane militare che, tornato ad Alba, in Piemonte, dopo l’8 settembre 1943, si è chiuso in una villetta delle Langhe in attesa degli eventi; è lo stesso Johnny anche nelle abitudini e nei gusti, specialmente per la passione dei classici della letteratura inglese. Nel romanzo ci sono anche le stesse rievocazioni del passato come la vita al liceo, i maestri di allora etc. C’è anche, ad un certo momento, la stessa decisione di darsi allo sbaraglio nelle formazioni partigiane … seguono la reazione interiore del protagonista al primo contatto improvviso col “marchio bestiale” che la vita di montagna imprime a chiunque; il superamento della reazione nella solidarietà della lotta; l’oblìo dell’esistenza passata; l’attaccamento ai nuovi compagni. Quando la sua banda “rossa” è dispersa, Johnny scende in città: questa volta con una banda “azzurra”. Poi viene l’impresa di Alba in pagine intense che trasudano passione, orgoglio, tenerezza … Ma passano poche settimane e Alba è perduta ed egli riprende, nella delusione e nella stanchezza,…
Il paesaggio ligure, di cui fu figlio essendo nato a Genova, ha sempre ispirato e affascinato il poeta Eugenio Montale (1896 – 1981), Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, che in esso ha spesso riconosciuto aspetti e atteggiamenti del proprio animo. In questa poesia dal titolo “Scirocco” egli descrive, in versi sciolti e intensi, il vento di scirocco. Lo scirocco che soffia rabbiosamente, qualche bianco bioccolo di nube che corre nel cielo e si disperde danno al poeta il senso dell’incertezza, della vita che passa come l’acqua tra le dita; in questa incertezza egli, però, vorrebbe cercare un punto di appoggio … essere in fondo come l’agave (splendida pianta originaria del Messico, diffusa in tutta la macchia mediterranea) che si abbarbica sulla roccia e non teme il mare e la sua imprevedibilità. Ma questa sicurezza è, per contrasto, anche immobilità, aridità: immobile e chiuso in se stesso come una pianta che non riesce a fiorire, il poeta non può cantare mentre intorno tutto è rigoglio di vita, colori e voci di primavera … ciò costituisce per lui profondo tormento. Il vento di scirocco è spesso caldo e umido, e soffia rabbioso sulla costa e sulle colline di ogni luogo…
Giorni di primavera. Giorni di una primavera che quasi erompono, con la varietà dei colori, dei profumi naturali nell’aria tersa, delle prime foglie tenere degli alberi che sono stati spogli e tristi nei mesi invernali. Quieto scorre il giorno. Lungo. I forti rumori di guerra del mondo non turbano i ritmi della terra, che respira e gioisce, che freme di vita e vibra di abbondanza. Pulviscolo dorato copre i colli e gli altopiani, il mare e il fiume, il lago e la cascata. I nidi degli uccelli si riempiono d’amore e di fecondità. A sera, rossi i tramonti illuminano il cielo scortando le prime stelle nel loro percorso abituale. Voci di bambini e tubare di colombe riportano alla memoria voci di altri bambini e tubare di altre colombe … ormai oltre il computo umano del tempo. Immortali nella mia intima eternità. Non più fugaci, ma ormai immerse nella quiete del mistero. Le nostre età incantate. Le nostre età incantate E’ il momento, segui il sentiero il nero fango della notte consumerà questa realtà e ne distruggerà dal di dentro la forza, la monotonia del quotidiano corrode di me il frutto mai maturo ma non ne intacca la bellezza né…
Perché la Pasqua possa essere vissuta da tutti con serenità e in modo semplice, con l’umiltà del puledro d’asina che quieto contempla i raggi del sole fra nuvole bianche ed enormi, con la bellezza dell’albero d’ulivo e dei rami della palma che ondeggiano lievi al vento di primavera, con la quiete di un dolce crepuscolo rosa proteso su un orizzonte senza confini, con il suono di un tintinnio di pioggia lieve e sonoro il quale promette fertilità e abbondanza alla terra che sarà riarsa nella calura dei mesi estivi. Perché la Vita prevalga sulla morte, dell’anima e dello spirito. Perché ci possa essere gioia piena per un annuncio, di speranza comunque, che va oltre il tempo e rinnova l’essere alle radici e dal profondo della sua essenza. Uomini forse… Uomini forse… ma talmente belli, sfolgoranti quasi nella luminosità soffusa che aureola i loro corpi; stanno presso il sepolcro vuoto seduti alle due estremità della pietra squadrata e levigata. Le loro vesti… ma sono poi vesti? Candide, non si è mai visto simile candore sulla terra, invisibile la trama del tessuto: pulviscolo stellare energia oscura agli occhi umani e ai loro supporti per millenni ancora ma la parola c’è: un dolce…
“( … ) Questo è un romanzo di rapine, di vite di rapinatori. ( … ) Noi siamo stati i ragazzi degli anni ’80 e ’90. Noi abbiamo vissuto davvero ( …)”. (cap. 15 – Il quartiere non è più lo stesso” – pag. 310). ” ( … ) E se domani nessuno ricorderà i nostri nomi, resteranno queste pagine. A dire che una volta, in un quartiere di Bologna, cinque ragazzi hanno sfidato il mondo. E hanno vissuto come se il tempo non dovesse finire mai”. ( cap. Finale – Il mare che non parla più – pag. 311). Frasi importanti, stralci carichi di nostalgia forse e di una punta di orgoglio tratti dal romanzo “I ragazzi della Barca” di Il Mancino. Un romanzo crudo nel racconto di vita vissuta, lineare e asciutto nella scrittura che segue passo passo le vicende di cinque ragazzi del quartiere la Barca di Bologna. Ogni ragazzo ha un nome, o meglio, un soprannome (“Il Mancino”, “Il Biondo”, “Lo Spilungone”, “Lo Schizzato”, “Il Nervoso”) e, all’inizio del libro, vi è pure la foto di ciascuno, quasi come a voler dire al lettore che la loro esistenza è stata reale, partecipe, viva. La Barca di…
Ecco, è ritornata! La primavera. E’ ritornata! Esuberante e splendida, eppure silenziosa; bellissima nella sua esplosione di colori e di sfumature, eppure in un certo qual modo austera; dolce e carezzevole nei raggi del sole meridiano, eppure lievemente aspra nella sua brezza che sale dal mare; voluttuosa e intrigante come una gatta in amore, eppure casta e solenne come i bianchi gigli di campo; lieta e rivoluzionaria, eppure mesta e nascosta nei suoi attimi crepuscolari. E’ ritornata! La primavera è di nuovo fra noi! Profluvio di essenze e di profumi nell’aria tiepida sulla pelle. Ancora una volta attesa a lungo. Ancora una volta, per gli spiriti fini e sottilmente tormentati come per quelli tellurici e improvvisi. La primavera sì, speranza ancora e sempre di giorni migliori; ancora e sempre crogiolo di sogni per il futuro nella sua incertezza di ogni giorno; ancora e sempre rigurgito profondo e intenso di libertà per i popoli, per le genti tutte, per ogni donna e per ogni uomo che resistono ai rigori di un rigido inverno dell’anima che sembra non voglia passare più. E’ ritornata! La primavera. E’ ritornata! Stagione di immortalità e di vita al colmo della sua pienezza, lieta compagna della poesia…
Fabio Zuffanti nasce a Genova nel 1968. E’ uno scrittore e un musicista. E’ noto soprattutto per il suo contributo al panorama rock progressive italiano e per la sua attività di critico musicale e di scrittore. Con una carriera che abbraccia tre decenni, Fabio Zuffanti ha pubblicato oltre quaranta album, come solista e all’interno di una serie di gruppi. Attivo anche in ambito letterario e giornalistico, ha realizzato articoli, saggi, biografie e romanzi. Studioso del percorso artistico e umano di Franco Battiato, ha dedicato al musicista siciliano una tetralogia di volumi pubblicati tra il 2018 e il 2025. Nel 2000, in collaborazione con la regista teatrale inglese Victoria Heward, compone e mette in scena il musical “Merlin – The Rock Opera”. Dal 2012 porta avanti anche un’attività letteraria e giornalistica pubblicando saggi musicali, raccolte di poesie, racconti e romanzi e scrivendo per testate giornalistiche quali La Stampa, Rolling Stone Italia, Ondarock. Nel 2019 incide, con lo scrittore Antonio Moresco, “Camminare da solo, di notte”, nel quale lo scrittore narra un suo racconto inedito con il commento sonoro di Fabio Zuffanti. Il lavoro funge da colonna sonora dello spettacolo itinerante “L’uomo che cammina”. Nel 2022 esce l’autobiografia di Angelo Branduardi “Confessioni…
Cynthia Collu è nata a Milano, dove vive e lavora. Nel 2009 ha esordito con “Una bambina sbagliata” (Mondadori Editore), Premio Giuseppe Berto Opera Prima 2010. Sempre per Mondadori ha pubblicato, nel 2015, “Sono io che l’ho voluto”, Premio Speciale della Critica Città di Cattolica 2018 e vincitore del Premio Essere Donna Oggi 2018. Nel 2019 ha pubblicato “L’amore altrove” con DeAPlaneta Editore, romanzo che è stato proposto allo Strega 2020 con la presentazione di Ferruccio Parazzoli. Cynthia Collu ha scritto diversi racconti: “Un tappo nelle nuvole”, Premio Arturo Loria 2007; “Su biccu”, Premio Letterario Castelfiorentino 2008; “La guerra di Beba”, pubblicato da Senzapatria Editore nel 2010, “La stazione”, pubblicato da Aulino Editore nel 2019. Altri suoi racconti sono stati pubblicati in antologie e riviste come “Su biccu” in Linus, “L’altro” nell’antologia “Un pesce rosso” di Atlas Books, racconto pure pubblicato ne “La lettura”, racconti in 100 parole, del Corriere della Sera. Francesca Rita Rombolà conversa con la scrittrice Cynthia Collu. D – Cynthia Collu, vincere premi letterari (tu ne hai vinti diversi) significa, per un autore, far conoscere ad un pubblico vasto le proprie opere, o rivestono invece tutt’altra importanza? R – La domanda richiede una precisazione: ci sono…
Giovanni Agnoloni nasce a Firenze nel 1970. E’ uno scrittore, traduttore letterario e blogger. Ha scritto libri quali: “La prossima notte” (Transeuropa Editore, 2022); “Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel nord Europa (Fusta Editore, 2020); “Viale dei silenzi” (Arkadia Editore, 2019); il romanzo collettivo “Il postino di Mozzi” (Arkadia Editore, 2019); la raccolta di racconti “Da luoghi lontani” (Arkadia Editore, 2022). E’ autore inoltre di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di Internet e della società del controllo (“Sentieri di notte”, “Partita di anime”, “La casa degli anonimi”, “L’ultimo angolo di mondo finito” editi da Galaad tra il 2012 e il 2017). Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J. R. R. Tolkien e tradotto e co – tradotto saggi su William Shakespeare e Robert Bolano, oltre a libri di Papa Francesco, Joe Biden, Kamala Harris, Arsène Wenger, Stig Dagerman etc. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli USA e traduce da e verso l’inglese e da spagnolo, francese, portoghese, svedese e polacco, lingue che parla anche fluentemente. Nel 2023 è stato designato traduttore dell’anno al Premio “La Quercia del Myr” e nel 2025 ha ricevuto il…
“Piange nel mio cuore” è una poesia molto famosa del poeta francese Paul Verlaine (1844 – 1896). Il lento cadere della pioggia sottile e fredda rattrista tanto il cuore stanco e annoiato del poeta, colmo di tetro dolore immotivato, e questa è proprio la pena maggiore: provare tanto dolore senza motivo. Eppure, anche se può apparire strano e incredibile, per il poeta in generale è quasi normale questo dolore e questa noia all’apparenza immotivati … forse perché egli “sente”, profondamente e intensamente, la sofferenza e le difficoltà del vivere, forse perché il dolore di ogni essere vivente è vicino al suo cuore e alla sua percezione intellettuale e umana. E’ questa una poesia languida e tuttavia musicalissima in cui il verso sembra seguire il ritmo sconosciuto e misterioso della pioggia che cade, in cui l’insieme da il senso angoscioso del dolore esistenziale, della stanchezza e della noia come insuperabile condizione di vita, perfino di esistere in sé. Musicale e malinconica allo stesso tempo, come in fondo tutte le poesie di Paul Verlaine, “Piange nel mio cuore” traduce in versi raffinati e pieni di delicatezza i palpiti più fuggevoli dell’animo, i sentimenti più impalpabili, le sensazioni più spontanee e più immediate…
Drammaturgo, commediografo, saggista e poeta, il danese Helge Rode (1870 – 1937), nelle sue liriche come, peraltro, in tutta la sua produzione letteraria, ha inteso esaltare i valori soprattutto spirituali della vita in contrasto con il dilagante materialismo di fine diciannovesimo e inizio ventesimo secolo. Gli aspetti stessi della natura, come si rileva dalla poesia “La neve”, delicata e soave dedicata proprio a questo tipico elemento invernale nordico, hanno un senso e un linguaggio comprensibili se trovano risonanza precisamente nello spirito dell’uomo, che da essi ritrae una semplice, gioiosa letizia e un profondo conforto del cuore e dell’anima. La neve evoca quiete, calma, sia perché giunge senza far rumore alcuno, sia perché spegne, o attutisce, suoni e voci umane e della natura. Per il poeta del Nord è veramente la cosa più pura della terra, che egli paragona alla piuma del leggiadro cigno, quando dal cielo bianco discende e si posa sulla mano delle creature umane, trasformandosi quasi subito in una lacrima di rugiada. La danza dei fiocchi di neve che cadono anima e rallegra i pensieri degli uomini che la guardano e che la vivono… sì i nostri pensieri, i quali diventano perciò leggeri, luminosi, talvolta fino a sfiorare…
Cristina Origone è nata a Genova nel 1970. E’ fondatrice e curatrice del magazine online AGATHA – Donne che scrivono gialli, ed è la curatrice della collana NeroDonna di Golem Edizioni. Ha iniziato a pubblicare thriller nel 2004 con Delos Digital e in seguito con Fratelli Frilli Editore, ma ha esplorato diversi generi letterari pubblicando romance nella collana “Youfeel” Rizzoli e nella collana Elit – Harper Collins Italia. Suoi racconti sono presenti in diverse antologie e riviste fra le quali: Confidenze (Mondadori). Per Golem Edizioni ha pubblicato “Nessuno sa la verità”, la serie “Le indagini di Camilla Serra” (“Il suono del vento”, “Il sussurro della pioggia” e “Il silenzio della terra”) e ha dato vita alle avventure di Simone Marini Mameo in una serie di gialli (“Gatti e misfatti”, “Di miele e veleno” e “Gatti, dolci e delitti”). Ha pubblicato in self – publishing la serie “Le indagini di Elisa Canezza”, “Morte al bacio – Due sorelle & un gatto nero”, la prima indagine delle sorelle Ballerini e “Voci del tempo – 29 Regine del giallo in viaggio nel tempo”. Il suo thriller inedito “Occhi di neve” è stato opzionato per una serie TV da una casa di produzione americana….
Alessandro Nicola Alessio Cerutti è nato a Torino nel 1970. Ha frequentato la facoltà di Teologia di Torino laureandosi. Dal 2011 è professore di religione in diversi istituti superiori di Torino. E’ appassionato di montagna e ama moltissimo leggere. Fra i suoi libri pubblicati: “I cavalieri di Taurina” (Visual Grafika Edizioni, 2011); “La cripta” (Impremix Edizioni, 2022); “La stirpe di Kefa” (Impremix Edizioni, 2023); “L’Ordine del Mandylion” (Riccadonna Editore, 2017). Francesca Rita Rombolà conversa con lo scrittore Alessandro Cerutti. D – Ha scritto e pubblicato diversi libri, vero? Ne vuole parlare un po’ in sintesi? R – Ho pubblicato una trilogia fantasy, una trilogia gialla, un romanzo distopico, due romanzi di formazione, una raccolta di racconti gialli e una di racconti premiati a concorsi letterari. Mi ispiro a molti autori ma quello che sento vicino per la varietà di generi letterari è Franck Schatzing, un autore molto versatile che spazia dalla fantascienza al giallo medioevale. Non voglio con questo paragonarmi a lui, ma solo citare questo autore che mi ha ispirato. Non mi piace incasellarmi in un genere o in un ruolo, per questo mi diverto a mettermi alla prova con generi diversi. La risposta positiva a questo mio “azzardo”…
Tiziana Di Francesco è nata in una grande provincia del nord Italia. I suoi studi superiori, seguiti da innumerevoli approfondimenti dettati dalla sua immensa curiosità per la mente, il comportamento e l’essere umano, la spingono a cimentarsi spesso in esperienze personali tra le più bizzarre, per mera curiosità, facendole variare lavori, luoghi e posti. Riservata, ama poco parlare di sé, ma adora raccontare, narrare le milioni di vite di questo mondo caotico che ci circonda. Attualmente, Tiziana Di Francesco ha affiancato, da qualche anno, la libera professione come assistente emotiva, Talking cure e terapeuta in comunicazione. Ha pubblicato i seguenti libri: “Senza tempo” (Pathos Edizioni, 2018); “La vergine” (PubMe – Flying Book, 2020); “Per un sogno” (Selfpublishing, 2024). Francesca Rita Rombolà e Tiziana Di Francesco conversano insieme. D – Tizian, parliamo dei tuoi libri pubblicati? R – Buongiorno a tutti, grazie Francesca per la domanda. Ad oggi i libri pubblicati sono tre. Ogni libro è stato il risultato di un bisogno dell’anima di esprimere un contenuto, che emotivamente incontrasse una mancanza o una domanda che mi circondava. Il primo romanzo pubblicato è “Senza tempo” e narra la quotidianità di “una donna di tutti i giorni” con i suoi problemi, i…
Roberta Costantini nasce a Roma il 15 ottobre 1969. Nel 2014 viene pubblicato, dalle Edizioni Croce, il suo primo thriller “Le visioni inquietanti di Allison” che, insieme ad altre due storie, darà origine alla trilogia di Allison e Kate dal titolo “Destini incrociati” edita, nel 2018, da Rei France Edizioni. Nel 2019 pubblica, con Scatole Parlanti Edizioni, la spy – story “Servizi&Segreti”. Nel 2021 Roberta Costantini crea la collana “Giallo e Nero” il cui primo libro è proprio “Servizi&Segreti” rinnovato nella copertina. Nell’aprile 2022 segue “Il castello di carte” e nel 2023 “Viceversa”. Nel 2024 esce, per Edizioni Vulcaniche” il giallo “Note di vendetta” e, nel 2025, “Trappola di ghiaccio”. Il suo sito web è: robertacostantini.com Francesca Rita Rombolà conversa con la scrittrice Roberta Costantini. D – Ci parli un po’, dei tuoi libri, Roberta? R – Le storie che scrivo sono un po’ atipiche perché mi piace esplorare l’animo umano. Sono convinta che in ognuno di noi ci sia una componente positiva e una negativa. I miei personaggi, sotto la spinta delle circostanze, vengono spronati a ribellarsi alla parte oscura che tutti noi abbiamo, pur di non deviare dalla retta via. In effetti, la domanda è sempre la stessa:…
Aleksandr Sergeevic Puskin (1799 – 1837) è il primo grande poeta russo. Egli seppe dare una voce autentica e originale alla letteratura della Russia, trovando nei modelli del romanticismo europeo, in particolare nel poeta inglese George Byron, il riflesso dell’inquietudine spirituale che travagliava lui e i suoi contemporanei. La sua vita fu breve ma intensa, quasi interamente dedicata alla creazione poetica; subì due brevi periodi di esilio e morì in duello. Insieme al tormento romantico, nei suoi versi è presente un certo spirito ironico e quasi scettico. Nella prima parte della poesia “Inverno. Che fare in campagna?” vi si nota uno stato d’animo annoiato … sorta di noia non ancora esistenzialista seppur infeconda e pigra dal punto di vista caratteriale e, allo stesso tempo, dell’ispirazione artistica. Il poeta descrive, minuziosamente e realisticamente, la propria vita oziosa nel lungo e rigido inverno di campagna dell’ immenso paese: senza malinconia alcuna o angoscia, o anche turbamento, piuttosto con un sorriso alquanto ironico per quel mondo opaco, lento, rigido e bianco di neve. Nella seconda parte della poesia è l’arrivo delle fanciulle che movimenta e anima la scena … a fatica il poeta riesce a scrivere qualche verso senza ispirazione e la rima…
Perché il mondo rinnovi la sua veste, anche se vestito non è. Perché i giorni di un anno abbiano luci e ombre, anche se le ombre avvolgono il tempo e lo spazio. Perché la festa che annuncia l’inverno faccia splendere il sole, anche dove il sole non splende mai; e il solstizio vada sicuro verso l’imminente sorgere dell’aurora al termine della notte più lunga dell’esistenza. Un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo. LA GLORIA DEI CIELI IN FESTA Saldo nel silenzio primordiale l’Universo si espande nei suoi mondi, punti luminosi le stelle ora che le tenebre non sono più e la luce si invola nell’istante che libera la frazione dell’attimo. Che cos’è l’uomo? E’ una sera che pungola l’inverno a reagire anche quando quieta l’aria si adagia dopo il crepuscolo splendido a occidente del mondo nel suo rosso soffuso bagliore. Chi è l’uomo? Eoni ed eoni frammenti di un istante un millisecondo gettato nel lampo che lontanissimo va per i recessi cosmici verso le colonne portanti della Creazione. Perché l’uomo? Bianche si adagiano le case come cubi disuguali scagliati nel vento, poco più di un villaggio ormai con un glorioso passato che trascende i secoli nel portento enigmatico…
