Giovanni Battista Pollina è regista, scenografo, sceneggiatore cinematografico. Dal 2018 ad oggi è fondatore e presidente dell’Associazione culturale “Sicilia Incantata Valderice”. La sua filmografia (cortometraggi e lungometraggi in vernacolo siciliano) è piuttosto vasta e comprende, fra le varie opere: “U curtu saggiu”, “Tempi ri crisi”, “Campa cavaddu”. Prime visioni: “Idda” (tratto dal romanzo di Giovanni Sciara “La baronessa di Linguaglossa”), “L’ultimo brigante”. Fra i premi vinti: miglior docufilm 2020 “Turiddu Sunnaturi – Leggenda di Salvatore Giuliano” Premio Internazionale Proserpina 2025. Giovanni Battista Pollina è testimonial della regione Sicilia al Parlamento Europeo di Bruxelles. Francesca Rita Rombolà conversa con Giovanni Battista Pollina, regista, scenografo, sceneggiatore cinematografico. D – Giovanni Battista Pollina, qual’è il messaggio dei suoi film che il pubblico dovrebbe recepire? R – Credo che il cinema debba innanzitutto suscitare emozioni e invitare alla riflessione. Nei miei lavori cerco di raccontare l’essere umano nelle sue fragilità, nei suoi conflitti e nella sua capacità di rialzarsi. Se lo spettatore, uscendo dalla sala porta con sé una domanda in più o uno sguardo diverso sulla realtà, allora il film ha raggiunto il suo scopo. D – Cos’ha, secondo lei, la Sicilia che affascina così tanto lo straniero e anche l’italiano in generale?…
Ricordi e ricordi affiorano alla mente, di un passato talvolta lontano, talaltra più recente, mentre guardi un paesaggio identico negli anni pur tuttavia molto mutato ad opera dell’uomo. Vi è tanta incuria oggi, incuria e abbandono di luoghi antichi e solenni che hanno solcato i secoli fino a noi, vi è indifferenza, scrollata di spalle e una certa rassegnazione anche nel menzionare quella fonte la cui acqua è andata a finire chissà dove per mancanza di una giusta manutenzione del percorso dall’origine o, peggio, la vena non esiste più; una strana risatina spesso di scherno o di mancata sensibilità per quell’arnese agricolo buttato al sole a pancia all’aria usato fino a pochi decenni fa per arare la terra, per falciare il fieno, per sbucciare le pannocchie del mais, o per quel carro dalle grandi ruote che fu trainato da buoi mansueti, vere bestie da lavoro, carico di olive o di uve trasportate al frantoio, i primi, al palmento, le seconde, tra risate e frizzi di ragazzi e adulti che rallegravano le viuzze di paesini oggi assolati e dolorosamente in lento declino. Capita di fermarsi, nella consueta passeggiata mattutina, per riposare qualche attimo e di vedere un bellissimo gatto nero su…
In una placida mattina di luglio non è difficile vedere ai bordi, anche di strade maestre, cespugli fioriti di fiordaliso azzurro, e il contrasto che essi creano, in mezzo alla campagna ormai arsa dal sole implacabile della stagione, è molto forte e bello da gustare. Può capitare anche, se si va a fare corsa per tenere in forma il corpo o anche semplicemente camminando piano per godere del paesaggio e della frescura dell’ora, di udire un aereo che passa nel cielo, basso o in alto, che può essere un rumore lieve e come assonnato oppure (e questo in zone di guerra, ce ne sono molte come sempre su questo terribile e meraviglioso pianeta) un rombo quasi improvviso che lascia andare al suolo il suo carico seminatore di morte e di distruzione… ma il fiore non se ne cura: non della persona che lo guarda e riflette su di lui o non lo guarda affatto e passa indifferente, non della deflagrazione che può avvenire a qualche metro di distanza o perfino accanto spazzandolo via in un attimo; è, semplicemente è nella frazione di istante la quale gli viene concessa sulla terra, poiché anche in un tempo di vita, che può essere…
Michele Gentile, scrittore, aforista e poeta, nasce ad Ostia (Roma) il 4 gennaio 1972. Inizia la sua attività culturale con finalità sociale nel 2007 quando, insieme ad altri poeti del collettivo poetico romano “Orizzonti Inversi”, nelle piazze di Ostia e di Roma, si mette a distribuire ai passanti delle poesie estemporanee per una raccolta fondi a favore di un centro anziani della Magliana. Nel 2008 pubblica il suo primo libro di poesie, “Sassi nel fiume”. Tutti i suoi libri saranno poi legati a delle raccolte fondi a favore di associazioni, reparti ospedalieri, canili, case famiglia e case di riposo. I suoi libri di poesie: “Lungo il sentiero”, “Io abito qui”, “d’Amaro e d’Amore”, “Ordalia”, “Nomenclatura di un tramonto”, “Aforismitudine”, “Il Dono”, “Ostia”, “L’urgenza della pioggia”, “Come il mare”, “Io dal mare”, “Mi costituisco a Modena” e “Terraferma”; per la narrativa i volumi: “I respiri del mare”, “I Graffi del Buio” e “L’Orologio Parallelo”. Michele Gentile è ideatore e organizzatore del Premio Internazionale di poesia per bambini e ragazzi “Un Mare di Poesia”, ideatore e curatore del Festival Nazionale di poesia “La Rocca dei Poeti”, ideatore e organizzatore della rassegna culturale itinerante festa della scrittura “Lettere in Viaggio”, ideatore e organizzatore…
Lavinia Capogna è una scrittrice, poetessa e regista. E’ nata a Roma, è figlia del regista Sergio Capogna e della produttrice cinematografica Giuliana Scappino. Ha pubblicato finora otto libri: “Storie fatte di niente”; che è stato pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien”, dove ha avuto una “fascetta” dello scrittore Didier Hermand; “Un navigante senza bussola e senza stelle” (poesie); “Pensieri cristallini”; (poesie); “La nostalgia delle 6 del mattino” (poesie); il romanzo “Il giovane senza nome”; il saggio “Pagine sparse – Studi letterari”; “Poesie 1982 – 2025”. Nel 2026 ha pubblicato quindici nuove poesie intitolate “Versi del disinganno”, in esclusiva per la rivista “Insula Europea”. Ha scritto circa duecento articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Lavinia Capogna ha scritto tre sceneggiature cinematografiche e ha realizzato come regista il film “La lampada di Wood” interpretato da Sophie Renoir (già attrice in due film di Eric Romer); il mediometraggio “Ciao, Francesca” e alcuni documentari tra Londra e Zurigo. Collabora volontariamente con le riviste letterarie “Il Randagio”, “Insula Europea”, “Stultifera Navis”, il website romano Digayproject e un sito olandese. Su Facebook ha fondato due gruppi: Cinema Arte e Pagine di inchiostro Ink’s…
In una bella e calda giornata di sole estivo, forse qualcuno talvolta riflette sul contrasto paradossale che vi è fra la natura immersa in un’esplosione di festa e di meraviglia e le guerre che insanguinano sempre il mondo, sul perché molte persone non possono godere, a causa di ciò, di tutto quello che la natura offre in questo periodo dell’anno e alle medesime latitudini. Poi le riflessioni si spingono oltre… si accavallano, e i pensieri corrono da un punto all’altro dello spazio – tempo: a cose successe o forse no, ad avvenimenti o a fatti magari irreali o magari no, a ciò che la Storia ha prodotto e al suo camminare in avanti, o piuttosto in circolo, per le vicende imprevedibili e mai comunque del tutto scontate che l’hanno percorsa. Allora forse, nel sangue versato e nel dolore, nel pianto e nell’avvilimento, negli aneliti ideali e nel grido d’aiuto o di sofferenza che si levano umanamente si cerca ancora il senso più profondo e più nascosto, il fine ultimo (perché no?) e il primordiale… E si potrebbe anche giungere a desiderare una quiete perduta da tempo e nel tempo: una specie di Eden incerto e confuso, ma che tuttavia è…
Gianfranco Iovino nasce a Roma nel 1965. A diciotto anni ha acquisito l’abilitazione all’insegnamento del solfeggio, e si è iscritto alla SIAE con la doppia qualifica di compositore e autore letterario. Ha collezionato esperienze importanti nel mondo del teatro, oltre che da fonico ed assistente al missaggio in studi di registrazione, che lo hanno spronato alla composizione di colonne sonore per spettacoli teatrali, spot pubblicitari e un’infinità di ore al PianoBar. Nel 2005 pubblica il romanzo “Cuori nella tormenta” (Seneca Edizioni, Torino); nel 2006 il romanzo “Dietro di me” (Girardi Editore, Bologna); nel 2008 pubblica “Tremendamore” (A. Car Edizioni, Milano); nel 2011 “Oltre il confine” (Sassoscritto Editore, Firenze) che riceve diversi riconoscimenti letterari. Nel 2014 esce “Sono solo canzoni” (A. Car Edizioni, Milano); nel 2020 “Io sono Paola” (Bertoni Editore, Pomezia); nel 2023 pubblica “Abbracciami ” (Capponi Editore, Ascoli Piceno) e nel 2026 il suo nuovo romanzo “Chiara come il buio” (Capone Editore, Ascoli Piceno). Il suo sito internet è: www.gianfrancoiovino.it Francesca Rita Rombolà conversa con Gianfranco Iovino, musicista e scrittore. D – Gianfranco Iovino che cos’è veramente: un musicista, un cantante, un attore, uno scrittore o altro? R – Mi verrebbe da rispondere “un po’ di tutto”, ma rischierei…
Fiore delicato e dal profumo intenso e, allo stesso tempo, lieve e penetrante il gelsomino cresce nelle zone mediterranee formando quasi sempre una siepe che orna muri e cancelli, inferriate e semplici staccionate; quello di Spagna (il più comune) e quello ionico li puoi vedere nei giardini di ville di campagna o sulle terrazze di case che si affacciano su piazze solari e spesso solitarie. Fiore che in passato è stato prediletto, fra tanti, da re e imperatori, da sultani e da condottieri e per la bellezza della sua forma e per l’essenza profumata usata nella cosmesi personale come degli ambienti abitativi e cultuali. La sua profusione bianca e soffice si ha dalla primavera fino all’autunno inoltrato, e fra il cielo azzurro e il mare ancor più azzurro il candore dei suoi petali particolari riempie l’occhio di estasi, di incanto, di gratuita bellezza. Nelle albe e nei tramonti infuocati (quasi in ogni periodo dell’anno) delle nostre latitudini, il gelsomino spande fresco olezzo evocando per analogia tempi lontani che sanno di una mitica grandezza ormai estinta, di magici ricordi, di realtà forse sognanti che pur sono state e sembrano rivivere in memorie vaghe le quali si vanno assottigliando sempre di più….
I cieli di Magritte. I cieli del pittore surrealista belga René Magritte (1898 – 1962). Quasi tutti i suoi quadri hanno sullo sfondo un cielo azzurro con nuvole bianche soffici e leggere .. quasi un gregge di pecore che pascola silenzioso e placido nel cielo di inizio estate. “Lo specchio falso” (1928); “I valori personali” (1952) sono solo alcune delle sue magnifiche tele che hanno come sfondo questo cielo luminoso quasi in contrasto con l’ombra degli oggetti che lo circondano, sempre e comunque dalle tinte scure e dai colori forti. Ma forse la sublimità e la bellezza di tale cielo mai come nella serie di dipinti che vanno dal 1949 al 1954 raggiungono il proprio “culmine artistico”; sono i dipinti de “L’impero delle luci”: un edificio al crepuscolo (forse all’alba o forse al tramonto) circondato da un parco con alberi, con uno specchio d’acqua al centro (forse una fontana o un laghetto artificiale), alcune finestre illuminate, un lampione acceso all’esterno … e sullo sfondo in alto il magico cielo azzurro con le caratteristiche nuvole bianche! Sono rimasta incantata fin dalla prima volta che ho visto la serie di dipinti de “L’impero delle luci” di René Magritte (in una foto al…
Francesco Zampa è un maresciallo dei carabinieri in pensione. Nel 2011 pubblica il suo racconto di esordio nel giallo Mondadori, in cui tratteggia quello che diventerà il suo personaggio principale, cioè il maresciallo dei carabinieri Franco Maggio. Nel 2012 esce il primo romanzo “Doppio omicidio per il maresciallo Maggio”, inaugurando una serie di undici episodi tra cui una trilogia e un dittico. Ha scritto anche una esalogia composta da due trilogie strettamente connesse. Ha partecipato a fiere del libro e festival del giallo, e ha avuto riconoscimenti per quattro edizioni consecutive al premio romano Albero Andronico. Ha fondato la casa editrice Zipporo, ed è stato inserito nel circuito Umbria Libri organizzato, da Regione Umbria, come piccolo editore. Francesca Rita Rombolà conversa brillantemente con Francesco Zampa, scrittore, editore, maresciallo dei carabinieri in pensione. D – Ci racconta qualcosa su i suoi libri? R – Iniziai a scrivere racconti partecipando a concorsi indetti dall’Arma dei carabinieri. Ottenni due bei piazzamenti (in uno il vincitore fu un ragazzo con una fantastica poesia su un maresciallo veneto, in dialetto). Era il 2011, e il presidente di giuria, Giancarlo De Cataldo, invitò tutti i convocati a tentare la via del romanzo. Io avevo già in…
Leonardo Lastilla ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze e il dottorato in Letteratura Italiana presso l’University College Dublin. E’ docente di lingua e letteratura italiana, scrittura di viaggio, letteratura inglese e discipline umanistiche. Ha lavorato in molte scuole, istituzioni e università, in particolare università americane a Firenze. Attualmente lavora a Firenze per diverse università tra cui Calstate, Syracuse e Est Carolina. E’ poeta e scrittore. Molte delle sue opere, compresi molti racconti e i suoi saggi letterari, sono state pubblicate in volumi, riviste giornali. Particolarmente significativa è la sua collaborazione con la prestigiosa rivista “Riscontri”. Tra le sue pubblicazioni recenti vi sono i romanzi che compongono “La Trilogia dell’Anima: Una donna un uomo, Il Piccolo Tour e Sotto l’Ombrellone”; le raccolte di racconti “Anime Sgualcite” e “A Carte Scoperte”; Le sillogi poetiche “Incantesimi”, “Il Dolore della Cognizione” e “Epifanie Interrotte”. https://leonardolastilla.wordpress.com/ Francesca Rita Rombolà dialoga con Leonardo Lastilla, poeta, scrittore, docente universitario. D – Leonardo Lastilla, che cos’è per te il viaggio: metafora della vita, scoperta di se stesso e dell’altro, conoscenza del luogo compreso delle sue tradizioni, lingua, consuetudini; o cos’altro? R – Per me il viaggio è esattamente tutto quello…
Da una sensazione di levità, di leggerezza vedere talvolta volare (o forse meglio svolazzare) le farfalle nei giorni lunghi e caldi dell’estate. La loro varietà è molto ampia come la loro forma e grandezza (ve ne sono di piccolissime e di grandissime, specialmente, queste ultime, nei paesi tropicali). Il colore delle loro ali, e talvolta i disegni compositi quasi “stampati” sopra, è una gioia per gli occhi: l’azzurro intenso e il turchese, il giallo cotto e l’ocra pallido, il marrone scuro e il giallo perlaceo … e poi il bianco, semplicemente; la farfalla bianca ha un ché di soprannaturale quasi. Ne era affascinato già il filosofo Platone, che spesso l’avrà vista posarsi delicatamente sui fiori nei mesi propizi delle splendide terre del Sud e che l’ha paragonata all’anima rinnovata e monda che desidera ascendere al cielo. Diversi poeti hanno amato la farfalla, fra i quali Guido Gozzano ed Eugenio Montale, vedendo in ella forse il riflesso del Cosmo imperscrutabile, forse la sublimità intrinseca dell’arte, del poetare in primis, forse il simbolo dell’elevazione spirituale, forse la realizzazione dei sogni più profondi: quelli che neanche l’inconscio riesce a contenere, forse il respiro più felice della vita, forse l’amore casto e l’amore sensuale…
Fiori tipici della macchia mediterranea, i papaveri sbocciano sinuosi e rigogliosi, con quei petali sottili e la corolla centrale nera ricca di semi, a ridosso dei mesi di maggio e giugno e allietano il paesaggio e colorano la terra e abbelliscono il suolo. Spesso li vedi nei campi di grano le cui spighe già biondeggiano, danzando al primo sole caldo della stagione estiva o tra il fieno pronto per la falce il cui odore si sparge nell’aria già satura di profumi e di essenze. Splendido nella sua forma naturale, il papavero sembra guardare, ignaro di tutto, il cielo azzurrissimo e il mare più azzurro in orizzonti che si perdono oltre il pur vasto spazio che li contiene. La sua visione è potente, il suo rosso spicca sempre in una miriade di colori accesi da sfumature delicate o forti in un profluvio di bellezza, di gioia, di vitalità rinnovata. Un paio di settimane forse, o qualche settimana in più, talvolta … e poi la fioritura si arresta, il rosso sbiadisce lentamente e scolora: ecco, è giunto il caldo che sfianca, dardeggia possente, indurisce e spacca la terra rendendola assetata e brulla; il verde di foglie e arbusti si fa polveroso e…
Nata a Milano nel 1968, dove vive e lavora, Cristina Muccioli è teorica dell’arte e curatrice. Per oltre venti anni ha insegnato Etica della Comunicazione ed Estetica all’Accademia di Brera, Antropologia Culturale e Image Semiotics all’Istituto Marangoni di Milano. Collabora con le accademie delle più importanti aziende italiane per progetti di formazione attraverso un metodo personale chiamato “Art Tools for Soft Skills”. Nel 2025 ha vinto il Premio Romanino per il taglio innovativo con cui interpreta e divulga i significati delle opere d’arte. Collabora con Jonas Onlus Milano, Centro di Ricerca Psicanalitica per i Nuovi Sintomi, con la rivista online dell’Università degli Studi di Milano MdE (Materiali di Estetica) di cui è membro del comitato scientifico. Tra le sue pubblicazioni: “Estetica del vero. Idee e immagini della verità nella storia dell’arte” (Prospero Editore, 2018). Il suo sito web è: www.cristinamuccioli.art Francesca Rita Rombolà dialoga intensamente con Cristina Muccioli, scrittrice, teorica dell’arte e curatrice. D – Cristina, per iniziare questo dialogo, vorrei chiederle: che cos’è il suo metodo personale chiamato “Art Tools for Soft Skills”? R – Ho iniziato a dedicarmi alla formazione aziendale una decina di anni fa, avvalendomi di opere d’arte per meglio veicolare i concetti e renderli “visibili”,…
Paolo Calabrò è laureato in scienze dell’informazione e in filosofia. E’ editor per Il Prato e per Bertoni Editore e dirige la collana di filosofia “I Cento Talleri ” per Il Prato Editore, insieme al filosofo Diego Fusaro. Ha collaborato con l’Opera Omnia del filosofo indo – catalano Raimon Panikkar come traduttore dall’inglese e dal francese. Ha pubblicato manuali di writing coaching; romanzi gialli fra i quali “Tutte le storie sono vere” (Il Prato Editore, 2020) e saggi di filosofia fra i quali “Ivan Illich. Il mondo a misura d’uomo” (Edizioni Pazzini, 2018) oltre all’antologia “C’è un sole che si muore. Racconti gialli e neri da Napoli e d’intorni” (Edizioni Il Prato, 2016), che ha curato insieme a Diana Lama. Francesca Rita Rombolà dialoga con Paolo Calabrò, filosofo, scrittore di gialli, writer coach. D – Paolo Calabrò, vuole raccontare qualcosa sull’argomento dei suoi libri? R – A parte i manuali dedicati alla tecnica della scrittura creativa, come il Manuale di editing (Edizioni Il Prato, 2023) e “Writing Coaching. Prendersi cura dello scrittore in 101 concetti chiave” (Edizioni Ultra, 2026), direi che l’argomento comune ai miei scritti è la filosofia, tanto nei saggi specificamente filosofici che ho pubblicato (le introduzioni al…
Alessandra Perotti è writer coach, editor e ghostwriter. Ha fondato e diretto, per dieci anni, la casa editrice Edizioni Astragalo e ha dato vita all’Accademia di scrittura. Collabora con la Libera Università dell’Autobiografia Anghiari. E’ intervenuta come speaker al Salone Internazionale del Libro di Torino, al Bologna Children’s Book, a Radio Rai 1 e come esperta di scrittura su testate quali Vanity Fair, Amica, Donna Moderna, Io Donna, Marie Claire. Conduce, con la scrittrice Sara Rattaro, il corso “Scrivi e pubblica il racconto della tua vita!”. Ha scritto libri per accademici, giornalisti, formatori, personaggi dello spettacolo, sportivi. Fra i suoi numerosi libri pubblicati: Ha ideato la collana “Scrivere con il cuore” (Edizioni Astragalo, 2000); “Yogurt, rapinatore innamorato” (Demetra Editore, 2001); “Scrivere per guarire” (Editrice Bibliografica, 2022); “Writer Coach. Chi è, cosa fa, a chi serve” (idem, 2023) e “90 giorni di scrittura terapeutica” (Accademia di Scrittura, 2025). Francesca Rita Rombolà conversa con Alessandra Perotti, writer coach, editor e ghostwriter. D – Ci racconti qualcosa, in sintesi, delle sue pubblicazioni. R – Le mie pubblicazioni raccontano molto del mio percorso professionale e umano. Ho scritto testi di narrativa, manualistica e libri legati alla scrittura come strumento di conoscenza, crescita e trasformazione….
Pamela Salvatori nasce a Tivoli nel 1985. Ha una laurea in Teologia, una laurea in Scienze Religiose e una laurea magistrale in Teologia Dogmatica. Collabora con siti e riviste di cultura, teologia e spiritualità, scrivendo articoli accademici e divulgativi. Insieme a Matteo Orlando ha ideato e cura i Quaderni semestrali di “Teologia cattolica per tutti” dal 2025. Ha pubblicato diversi libri di vita spirituale fra i quali “Il dito di Dio. Lo Spirito Santo nella vita cristiana”. A maggio uscirà “Totus tuus. Mese di preparazione alla consacrazione a Gesù per mezzo di Maria” e sta per avviare lo stesso percorso online sul canale youtube “Vivete nella gioia!” che gestisce dal 2021. Pamela Salvatori scrive recensioni per “La Civiltà Cattolica”. Francesca Rita Rombolà dialoga con Pamela Salvatori, teologa e scrittrice. D – Pamela Salvatori, spiritualità e arte sono, secondo lei, speculari, differenti, simili? R – Carissima, dipende molto da cosa si intende con questa parola. Il concetto di spiritualità, a mio parere, oggi è molto abusato. Se restiamo in ambito cattolico e intendiamo la spiritualità come vita cristiana di relazione con Dio Trinità, si potrebbe dire che c’è un rapporto tra queste realtà e quella artistica ma non specularità, se intendiamo,…
Lo sforzo di superare la passività, l’immobilismo della sofferenza e dell’ingiustizia prende forma nel romanzo “Le donne di Messina” di Elio Vittorini (romanzo edito nel 1949 e ripubblicato con sostanziali modifiche nel 1964). Vi si narra la storia di un gruppo di persone le quali, in seguito allo sbandamento determinato dalla guerra (la Seconda Guerra Mondiale), si stabiliscono in un villaggio abbandonato, e lì decidono di dare vita ad una comunità con nuovi rapporti sociali al di fuori di qualunque conformismo e condizionamento del passato. E’ l’avventura di un gruppo di sfollati, tra cui delle energiche donne provenienti da Messina, che vogliono costruire una società senza classi e senza divisioni sociali di sorta, per cui ci si prodiga, in tutti i modi, per realizzare rapporti di “purezza” e di “realtà primigenia” a contatto con la natura, forse con una certa anticipazione di decenni almeno sulla percezione ecologica che avrà tanta importanza in futuro. Nel villaggio di ambientazione della storia si trova un capo. Piano piano si viene a scoprire un comunismo latente di vita “divisa tra bisogno e bisogno prima d’essere divisa tra uomo e uomo”; poi nascono lentamente intrecci amorosi, si svolgono fatti tragici ecc. ecc … in fondo…
“Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio è forse fra le sue opere più riuscite e, secondo diversi critici letterari, il suo capolavoro. Il protagonista del romanzo è lo stesso personaggio del romanzo “Primavera di bellezza”, cioè il giovane militare che, tornato ad Alba, in Piemonte, dopo l’8 settembre 1943, si è chiuso in una villetta delle Langhe in attesa degli eventi; è lo stesso Johnny anche nelle abitudini e nei gusti, specialmente per la passione dei classici della letteratura inglese. Nel romanzo ci sono anche le stesse rievocazioni del passato come la vita al liceo, i maestri di allora etc. C’è anche, ad un certo momento, la stessa decisione di darsi allo sbaraglio nelle formazioni partigiane … seguono la reazione interiore del protagonista al primo contatto improvviso col “marchio bestiale” che la vita di montagna imprime a chiunque; il superamento della reazione nella solidarietà della lotta; l’oblìo dell’esistenza passata; l’attaccamento ai nuovi compagni. Quando la sua banda “rossa” è dispersa, Johnny scende in città: questa volta con una banda “azzurra”. Poi viene l’impresa di Alba in pagine intense che trasudano passione, orgoglio, tenerezza … Ma passano poche settimane e Alba è perduta ed egli riprende, nella delusione e nella stanchezza,…
Il paesaggio ligure, di cui fu figlio essendo nato a Genova, ha sempre ispirato e affascinato il poeta Eugenio Montale (1896 – 1981), Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, che in esso ha spesso riconosciuto aspetti e atteggiamenti del proprio animo. In questa poesia dal titolo “Scirocco” egli descrive, in versi sciolti e intensi, il vento di scirocco. Lo scirocco che soffia rabbiosamente, qualche bianco bioccolo di nube che corre nel cielo e si disperde danno al poeta il senso dell’incertezza, della vita che passa come l’acqua tra le dita; in questa incertezza egli, però, vorrebbe cercare un punto di appoggio … essere in fondo come l’agave (splendida pianta originaria del Messico, diffusa in tutta la macchia mediterranea) che si abbarbica sulla roccia e non teme il mare e la sua imprevedibilità. Ma questa sicurezza è, per contrasto, anche immobilità, aridità: immobile e chiuso in se stesso come una pianta che non riesce a fiorire, il poeta non può cantare mentre intorno tutto è rigoglio di vita, colori e voci di primavera … ciò costituisce per lui profondo tormento. Il vento di scirocco è spesso caldo e umido, e soffia rabbioso sulla costa e sulle colline di ogni luogo…
