Il ricordo e la rammemorazione. Per i centocinquanta anni della morte di Alessandro Manzoni

22 Maggio 2023

Il 22 maggio 1873 lasciava questa vita, all’età di ottantotto anni, il poeta e romanziere Alessandro Manzoni. Sono passati esattamente centocinquanta anni dalla morte di uno dei più grandi autori della Letteratura Italiana. Una breve nota per ricordarlo in tempi in cui forse la letteratura, insieme alla memoria, non sembrano avere più quel posto predominante che hanno avuto nei decenni scorsi.

Alessandro Manzoni è stato l’autore di capolavori letterari quali il romanzo “I Promessi Sposi”, di tragedie quali “Adelchi” e “Il conte di Carmagnola” e di poesie quali “Il 5 Maggio”. Non so più se le giovani e le giovanissime generazioni, a partire dai Millennials, (nati nel 2000/2001) hanno ancora nei loro programmi di studio alle scuole superiori, per quanto riguarda l’italiano, le opere di Alessandro Manzoni, quindi se lo studiano o lo conoscono come semplice autore appena; ai “miei tempi” (anni Ottanta del secolo scorso) era un autore di primo piano alle scuole superiori, e il romanzo “I promessi Sposi” era il classico che si doveva studiare e commentare per un intero anno scolastico. A questo riguardo, non posso non ricordare e non menzionare il compianto professore Franco Rombolà con il quale ho proprio studiato “I promessi Sposi” di Alessandro Manzoni nel corso di un anno scolastico in cui essere adolescenti era forse più difficile e più complicato di oggi e in cui lo studio era forse più rigoroso, più serio ed enormemente diverso. Ricordo, di preciso, la passione che questo stimato professore aveva per “I Promessi Sposi” e il modo convincente, semplice ed esauriente di tenere le sue lezioni su tale opera; ogni pagina letta e commentata da lui aveva un ché di bello, di solenne, di eccelso e di autentico ad un tempo. Allora l’Innominato, Don Rodrigo, Fra Cristoforo, gli stessi protagonisti Renzo e Lucia diventavano figure – simbolo di una vicenda umana che surclassa il tempo e indica la via ad ogni uomo o donna per poter sconfiggere il Male e far sì che il Bene trionfi per sempre. Tutto ti sembrava un sogno immerso in una realtà spesso violenta e brutale, ma che alla fine riusciva a riscattarsi da tutte le brutture di una società che non ama e non insegna ad amare l’altro. Quante volte, su quel vecchio banco vicino al balcone che dava sul mare, ho ascoltato estasiata prima l’incipit famoso del romanzo, poi le alterne vicende dei due protagonisti e infine, dopo la devastazione della peste a Milano, il lieto fino immancabile dalla voce silente e calma di questo meraviglioso insegnante d’altri tempi.

Ricordo anche come, tante volte, anche la mia compianta sorella mi abbia aiutato nella comprensione de “I promessi Sposi”, lei che amava particolarmente quest’opera e che ne ha letti molti brani insieme a me fin quasi nei suoi ultimi anni di vita. Un personaggio lei amava e commentava in modo particolare, ossia la Monaca di Monza … forse per la sua tragicità e la sua fragilità di donna in un mondo brutale, o forse per la sua storia per niente banale o scontata ma portatrice di un messaggio doloroso insieme ad un anelito di libertà impossibile quasi infinito.

Sono passati centocinquanta anni da quella morte solenne. Il professore Franco Rombolà e mia sorella non ci sono più da tempo… tutto corre, tutto scappa via con il tempo, con la vita, con un vissuto del quale non possiamo che farne buona memoria. Ma la letteratura resta, il racconto, la rammemorazione rimangono in ogni caso, e ci accompagnano nei giorni di solitudine e di tristezza che non mancano e non mancheranno mai.

Francesca Rita Rombolà

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