” … la Poesia e il Poeta possono fare e dare ancora tanto, possono partecipare a una specie di rivoluzione rieducativa dell’uomo”. Conversazione con il poeta Corrado Aiello

9 Luglio 2025

Corrado Aiello nasce a Piano di Sorrento il 3 settembre 1984. E’ laureato in Lettere Moderne e in Filologia Moderna. Nel 2014 escono dei primi testi per Aletti Editore e alcuni raccontini on line. Nello stesso anno inizia a tradurre alcuni celebri componimenti dall’inglese, a comporre e a raccogliere versi che costituiranno il suo primo libro di poesie dal titolo “Rime selvagge” (Ensemble Editore, 2020) e accede alla dimensione poetica dell’haiku. Suoi contributi appaiono su blog, quotidiani e riviste di settore, nazionali e internazionali, tra i quali “Nazione Indiana”, “Kairos”, “Akisame”, “Haikuniverse”, “la Repubblica”, “Poesia Ultracontemporanea”. Corrado Aiello è stato incluso, per due anni consecutivi, nell’antologia di racconti estivi edita da Ensemble Editore.

Francesca Rita Rombolà e Corrado Aiello conversano di poesia..

D – Corrado Aiello, vuoi parlare un po’ della tua passione per la Poesia? Quando nasce esattamente?

R – In età adolescente, presumibilmente. Non era il richiamo di cose mondane che mi attirava, proprio no, né un concorso di brutalità e bruttezza. Era semmai una forma di gentilezza dello spirito, un sentire profondo ma carico di forte tensione emotiva, estetica e intellettuale. Aggiungo un dettaglio che potrebbe sembrare puerile, forse, ma io avvertivo chiaramente una sorta di vocazione e di sfida alla grandezza; attraverso letture e studio, iniziavano a manifestarsi attorno a me diversi spiriti affini e fraterni (epifanie e piacevoli scoperte occasionali che continuano tuttora ad accompagnarmi) che parlavano chiaramente la mia stessa lingua … la lingua unica della poesia. Il loro era dunque un invito, un richiamo (utilizzo volentieri di nuovo questa parola) possente che non poteva essere ignorato e recava con sé già il sapore di un destino. Intuivo già allora che ciò avrebbe comportato un percorso insolito, tortuoso, rischioso … ma era altresì elettivo, eccitante e singolare, in qualche modo originale! Varcai, dunque, così, intorno ai sedici anni, una soglia continua e immateriale.

D – La tua raccolta di poesie, “Rime selvagge”, come la presenteresti ad un pubblico che si accosta ancora con timidezza alla poesia?

R – Si tratta di un’opera complessa, ma non così complicata. Riporto, di seguito, la breve presentazione che elaborai per un interessante blog on line (in calce inserisco il link che rimanda alla pagina dove è possibile leggere anche tre brevi estratti dell’opera): “Il libro, più che una raccolta di versi, incarna la volontà di un progetto unitario (“opera compiuta ma aperta” l’artefice la definisce) e nel contempo intende spogliarsi di ogni vanità, mirando solamente al dire e al dirsi, tramite il mezzo della voce e delle voci che ri – vivono inverandolo. Nel suo lento farsi e disfarsi (sei o sette anni dove accade – e ricade – di tutto) l’opera si è stratificata di senso, articolandosi in tre sezioni (erranze – deinòs – chaosmos), ciascuna preceduta da un’epigrafe, e ospitando e dispiegando una sorta di fenomenologia dell’umano e del naturale. In “Rime selvagge” il gioco autoriale del linguaggio (sospeso sempre tra musica e silenzio, tradizione e invenzione, arte e scienza etc.) è e vuole essere il primo piacere e cimento, e terreno di scontro/incontro privilegiato tra l’io/noi e l’altro, al pari di alti simboli e concetti universali e compresenti (su tutti, l’amore nella sua pluralità e potenzialità; il senso di morte e finitudine e mistero che spinge al trascendimento e alla trasfigurazione, allo sconfinamento)”.  https://www.beunnatural.it/rime-selvagge/  Ciò detto, inviterei ad un approccio prudente e, al contempo, curioso, coraggioso e soprattutto a una lettura attiva e partecipata (dove finisce la responsabilità dello scrittore inizia quella del lettore). In fondo, siamo tutti bimbi un po’ cresciuti … solo che alcuni tra noi praticano un gioco molto serio che si chiama poesia (che, come ogni arte che si rispetti, è tecnica affinata e ragionata). Laddove ci si imbatta in ostacoli e asperità insormontabili, ci si lasci pure trasportare dal ritmo e dalla corrente dei versi: non occorre capire tutto, non bisogna avere fretta, a volte è sufficiente una piccola emozione, un solletico di senso o di pensiero. E’ anche vero, però, che spesso si crede di capire o di sentire ciò che in realtà è più denso o sottile … o semplicemente oaltv (sic!). Esiste poi un confronto tra la singola poesia e il lettore ed esiste un altro confronto tra l’intera opera e il lettore: riuscire ad avere una visione di insieme dell’opera, seppur sufficiente, è forse più importante che cogliere appieno il senso, il pensiero e il sentire di una sola poesia (anche perché alcuni testi estrapolati dal contesto generale potrebbero apparire banali, artificiosi o inutilmente astrusi). In sintesi, direi che “Rime selvagge” è un’opera non facilmente etichettabile, a tratti scomoda, ma che richiede pazienza e rispetto, una buona dose di amore per la parola e può e dovrebbe essere letta (e riletta), indagata e “criticata” in tempi diversi sondando via via livelli di senso e significato.

D – Il tuo contributo letterario per blog e quotidiani nazionali, quali “Nazione Indiana” e “la Repubblica”, è stato solo ed esclusivamente nel campo della poesia, o anche della prosa?

R – No, tra tutte le riviste e i blog cui ho partecipato o sono stato ospite, mi è capitato di contribuire con testi di varia natura (poesie, poemetti, racconti brevi, traduzioni, finzioni, haiku, haibun, divertissement etc).

D – Hai tradotto dei celebri componimenti poetici dall’inglese, vero? Quali componimenti e perché?

R – Sì, ho tradotto diversi componimenti di autori anglofoni considerati ormai delle auctoritates (lord Byron, P. B. Shelley, W. Whitman, D. Thomas sono i primi che mi vengono in mente), ma negli ultimi anni mi è capitato di tradurre anche delle interessanti voci contemporanee (come, ad esempio, A. Joseph, R. Dastidar, Kit Fan e forse qualcun altro). Se nel primo caso gli autori sono stati scelti da me, sostanzialmente per una questione di affinità elettiva e/o perché mi trovavo in  alcuni casi a fare i conti con precedenti traduzioni che, a mio giudizio, non rendevano al meglio lo spirito originale del testo; nel secondo caso gli autori mi sono stati proposti.

D – Possono essere oggi la Poesia e il Poeta fari che illuminano, anche in parte e per un po’, l’oscurità di una società massificata e votata al consumismo e al quasi totale dominio della tecnologia?

R – La percezione diffusa è che la Poesia e il Poeta si ritrovino sempre più in una condizione di marginalità (marginalità che forse accentua per contro la loro aura di eccezione e “sacralità”), considerando il fatto che molti non abitano quel magico mondo (che percepiscono troppo lontano, bellamente inutile ed elitario o, peggio, qualcosa da lasciare sui banchi di scuola o al più alle poche occasioni solenni … tipo pranzi in famiglia, compleanni e feste comandate). E’ vero però che l’Arte è sempre stata marginale e la Poesia, paradossalmente, agisce, scuote, plasma in silenzio (anche quando predilige l’oralità). Negli ultimi anni, poi, si è assistito a una proliferazione incontrollata di scrittori, scribacchini e scriventi che ha livellato in modo drastico, da una parte, la qualità media dell’offerta estetica; dall’altra, ha portato, in alcuni casi, a spunti interessanti ma dispersi o incoerenti e puntiformi. No, il punto è che oggigiorno nessuno più si lascia ispirare! Nessuno attinge più a certe corde profonde del sentire e del pensare e nessuno crede di poter osare e conoscere la bellezza, una bellezza diversa da quella a cui ci ha abituato la società contemporanea, una bellezza fatta di virtù e sentimenti, di sofferenza e di riscatto, di storie e avventure, di umanità comica e tragica, vera, non solo di immagini e suoni ricorsivo-aggressivi, sintetici e stereotipati (fruiti per lo più passivamente). In questo senso, la Poesia e il Poeta possono fare e dare ancora tanto, possono partecipare a una specie di rivoluzione rieducativa dell’uomo. E io ci credo.

Francesca Rita Rombolà

Corrado Aiello

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